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Le emozioni della musica contemporanea a passo di danza | Rome Chamber Music Festival

Le emozioni della musica contemporanea a passo di danza | Rome Chamber Music Festival, articolo di "Alessandro Alfieri" su Persinsala Teatro
mercoledì , 20 giugno 2018
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Le emozioni della musica contemporanea a passo di danza | Rome Chamber Music Festival
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L’edizione del 2015 del Rome Chamber Music Festival apre i battenti con un omaggio ad alcuni dei più significativi compositori contemporanei. Appuntamento ormai più che consolidato, il Rome Chamber Music Festival da oltre un decennio anima il mese di giugno della Capitale, essendo diventato un appuntamento imprescindibile per tutti i grandi amatori di musica classica …

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rcmfL’edizione del 2015 del Rome Chamber Music Festival apre i battenti con un omaggio ad alcuni dei più significativi compositori contemporanei.

Appuntamento ormai più che consolidato, il Rome Chamber Music Festival da oltre un decennio anima il mese di giugno della Capitale, essendo diventato un appuntamento imprescindibile per tutti i grandi amatori di musica classica che si trovano a Roma a inizio estate. L’importanza e il prestigio del Festival ormai richiama un folto pubblico, spesso proveniente appositamente da fuori; oltre alla magia della musica, sono complici lo spazio incantevole della kermesse, ovvero il maestoso salone affrescato da Pietro da Cortona di Palazzo Barberini, ma anche una macchina organizzativa ormai più che rodata e un seguito di affezionati che conoscono bene il livello della proposta.

Alla guida di questa macchina c’è Robert McDuffie, violinista di fama internazionale, direttore artistico e ideatore del Festival che da vari anni ha deciso di introdurre una dimensione propriamente didattica, coinvolgendo giovani talenti provenienti da tutte le parti del mondo. Il risultato, ogni anno, sono diverse serate di straordinaria musica eseguita da grandi professionisti accompagnati da ragazzi e ragazze che studiano assieme a loro, dimostrandosi sempre all’altezza della situazione. È indubbio che questo sia anche il caso di quest’anno: l’edizione del 2015 è contrassegnata anche da una serie di elementi inediti che danno al Festival un valore aggiunto, edizione che lo stesso McDuffie ha voluto dedicare alla memoria di Fulvio Stinchelli, giornalista e grande appassionato di Roma e della Roma, scomparso lo scorso dicembre.

Il programma di lunedì 8 giugno dimostra una eccentricità e un’originalità non consuete in queste occasioni; trattasi di composizioni di musicisti contemporanei, come John Adams, autore classe 1947 autore della commemorazione alle vittime dell’11 settembre, e divenuto noto tra le altre cose per Shaker Loops, opera eseguita in Settimio guidato dallo stesso McDuffie, primo violino tagliente e preciso, e dalla violoncellista Julie Albers, anche lei ormai una veterana del festival. Come attesta lo stesso titolo, l’opera di Adams si basa sull’idea di loop, ovvero di suono ciclico, principio alla base della stagione minimalista e di molti altri musicisti soprattutto d’oltreoceano; qui però il loop, dal tremolio degli archi ai glissando, non è solo dimensione eterea di staticità, ma spesso condizione di armonizzazioni spesso suggestive e emozionanti. La seconda parte ha per protagonista uno dei maggiori compositori viventi, ovvero Arvo Pärt: Elizabeth Pridgen esegue la breve e straziante Per Alina al piano, con la giusta dose di diafana malinconia, poi assieme al patron McDuffie eseguono il capolavoro del compositore estone, ovvero Specchio nello specchio. Il piano è un pendolo ipnotizzante che scandisce i battiti del tempo, dimostrandone l’inesorabilità e la crudeltà, quasi al punto di soffocarci, mentre le note prolungate del violino sono lame che attraversano l’anima, tutto fuorché violente ma comunque incisive. All’ascolto di quest’opera non commuoversi appare difficile, per quanto forse l’effetto migliore sarebbe stato prodotto da un’esecuzione di maggiori rigore e rigidità ritmica; a rendere tutto più potente, i danzatori Silvia Azzoni e Oleksandr Ryabko, primi ballerini dell’Hamburg Ballet, per la coreografia di Yuka Oishi. Questa la novità dell’edizione di quest’anno: l’interazione con una diversa modalità espressiva come la danza, che restituisce ottimamente la profondità lacerante della musica di Pärt; così è anche per la terza parte del concerto: dopo l’esecuzione della melodica Glassworks di Philip Glass, sempre di Glass si è assistito al secondo movimento del Concerto no. 2, Le quattro stagioni americane; qui la coreografia è stata di Thiago Bordin. Un omaggio alla grande musica statunitense contemporanea era d’obbligo: in questi brani Glass è incisivo e meno astratto e cerebrale della sua caratteristica vena minimalista. Le melodie si inseguono avvolgendo i corpi dei danzatori, e il tutto viene accompagnato da un disegno luci ponderato e di grande impatto. Per concludere, una serata inaugurale che promette bene, e che dimostra un netto rifiuto da parte di questo Festival di fossilizzarsi in una forma determinata.

Lo spettacolo è andato in scena:
Palazzo Barberini – Salone di Pietro da Cortona
via delle Quattro Fontane, 13 – Roma
lunedì 8 giugno, ore 20.30

Rome Chamber Music Festival presenta
Shaker Loops di John Adams
Per Alina, Specchio nello Specchio di Arvo Pärt
Glassworks, Concerto no. 2 Le Quattro Stagioni Americane – 2° movimento di Philip Glass

8,00

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