Sul palcoscenico dell’Elfo Puccini, si accendono i riflettori su un un testo del grande drammaturgo francese Michel Marc Bouchard.

Le mammole – prova o ripetizione di un dramma romantico è un’opera ambientata in una prigione del Quebec nel 1952.

Bastano poche righe per spiegare la storia che, per poco più di un’ora, intrattiene il pubblico: con un piglio tra il metateatrale – ossia di teatro nel teatro – e la ricerca stile psicoterapia, un gruppo di carcerati mette in scena la vicenda di uno di loro, Simon, che è accusato di omicidio ma non ne ricorda la dinamica. Ciò avviene quarant’anni dopo l’accaduto e di fronte all’unico testimone rimasto, il quale nel finale farà alcune rivelazioni sconvolgenti.

Tra gli attori è presente la figura del narratore – con il copione diligentemente in mano – che suggerisce, aiuta e a volte addirittura dirige – come fosse il regista di questo psico-dramma – le scene, scegliendo di rifarle nel caso non lo convincano.

La storia è lineare e, nonostante sei attori debbano interpretare nove personaggi, la moltiplicità dei ruoli non crea problemi alla comprensibilità dell’opera. Qualche dubbio sorge, al contrario, con gli oggetti che dovrebbero rappresentare i personaggi, presentati al pubblico all’inizio dello spettacolo. Gli oggetti, infatti, sono troppo simili tra loro e, a lungo andare, è facile dimenticarsi a chi appartenga e perché la cravatta rossa o chi sia, al contrario, il proprietario di quella gialla.

Coerentemente con la rappresentazione teatrale fittizia dei carcerati – all’interno di quella drammaturgica per il pubblico in sala – quando gli attori/carcerati non recitano, restano comunque seduti a lato della scena pelando patate su un’asse di legno – riconfermando così la metateatralità del testo e rimandando alle medesime soluzioni proposte, ad esempio, da un maestro come Giorgio Strehler. Nell’economia stringente dello spettacolo, verso la fine della rappresentazione l’asse si trasforma fino a rappresentare una foresta, dove i due protagonisti – interpretati dalle sole mani degli attori – si perdono. D’un tratto, si cambiano genere e registro, e la sala – per la prima volta -è completamente avvolta dal buio. Solo la foresta si illumina debolmente e la luce fioca crea ombre con le bucce di patata, molto simili a quelle degli alberi. Un artificio, questo, che nella sua poeticità richiama La Tempesta proposta alcuni anni fa sempre dall’Elfo, con unico protagonista Ferdinando Bruni.

La scelta registica è giustamente quella di azzerare quasi totalmente la scenografia e riempire lo spazio solo con i gesti, i movimenti e le voci degli attori. Tutto lo spettacolo è infatti basato sull’essenzialità – un teatro spoglio, quasi shakespeariano – e punta sull’intimità, permettendo al pubblico di sentirsi avvolgere dalle battute e dalle emozioni dei personaggi.

Uno spettacolo consigliato a un pubblico attento e che – proprio come nel grande teatro elisabettiano – lascia che la fantasia ricrei mondi, che gli occhi non possono vedere.

Lo spettacolo continua:
Teatro Elfo Puccini

corso Buenos Aires, 33 – Milano
fino a domenica 30 gennaio
orari: da martedì a sabato ore 20.30 – domenica ore 15.30

Le mammole
di Michel Marc Bouchard
traduzione di Francesca Moccagatta
regia di Lorenzo Fontana
assistente alla regia/dramaturg Valentina Diana
con Nicola Bortolotti, Fausto Caroli, Andrea Collavino, Lorenzo Fontana, Giancarlo Judica Cordiglia e Luigi Valentini
luci Cristian Zucaro
produzione 15febbraio con il sostegno di Sistema Teatro Torino

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