Successo (non) scontato

Teatro ostia anticaNel magico contesto naturale di Ostia Antica è andato in scena il capolavoro di Marguerite Yourcenar, Le memorie di Adriano, nell’ormai storico adattamento di Jean Launay, per la regia di Maurizio Scaparro e con Giorgio Albertazzi.

Nello splendido Teatro romano di Ostia, a chiusura di Aspettando la Luna, ciclo di Spettacoli al tramonto, attraverso il denso esistenzialismo della possente figura del decadente imperatore fautore della tolleranza e della cultura ellenica, prende forma il romanzo di una delle più importanti e influenti scrittrici del XX secolo: Le memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar. Le complesse riflessioni sulla vanità di una vita che, nell’attesa della morte, esalta la necessità (universale) dell’amore e la responsabilità (individuale) del potere sono tematiche che nel testo originario, così come nella sua restituzione drammaturgica, si sviluppano secondo il flusso di coscienza di una missiva inviata dall’anziano e provato princeps a quel Marco Aurelio che – dopo il ventennato di Antonino Pio – ne raccoglierà la buona e stoica eredità.

Uno spettacolo che viene rappresentato dal 1989 e che Scaparro pone in equilibrio tra il lungo monologo di Adriano e l’accompagnamento corale dei personaggi di contorno, mettendosi così al completo servizio del suo ottimo protagonista per esaltarne la naturalezza attorale e offrire – accanto a quell’ideale omaggio alla tragedia classica – un’addolorata riflessione sulle «radici della nostra storia». In un tempo in cui «gli déi non c’erano più e Cristo non ancora», «le parole di Adriano assumono un significato nuovo indicandoci, forse, uno spiraglio di speranza». Ovvero che comunque vada «non tutti i nostri libri periranno, altre cupole sorgeranno dalle nostre cupole. E se i Barbari s’impadroniranno mai dell’impero del mondo, saranno costretti ad adottare molti nostri metodi; e finiranno per rassomigliarci».

Proprio tale punto di vista può permettere una riflessione su quello che è uno spettacolo di evidente qualità drammaturgica, dallo scontato successo di pubblico e caratterizzato dalla sempre solida prova di un Albertazzi splendido nel trarre clamoroso giovamento dalle avverse condizioni climatiche e nel chiudere – in crescendo – declamando fuori programma la dannunziata Pioggia nel pineto .

Il combinato disposto tra la riduzione di Jean Launay, la discreta direzione di Scaparro e il protagonismo assoluto di Albertazzi, spostando l’asse della riflessione dal profondo e poetico intimismo filosofico della Yourcenar a un rimembrare nostalgico e reazionario determina, infatti, la concezione di «un mondo dove i fondamentalismi e l’ignoranza seminano morte e distruzione» che, se da un lato ambisce a essere testimonianza di fiducia e orgoglio nei confronti di una millenaria e degnissima tradizione, dall’altro tradisce quel discutibile impianto ideologico che assolutizza le proprie categorie valoriali e, secondo queste, giudica l’altro (culture e civiltà), ovviamente quale sinonimo di inferiorità.

Una posizione di puro etnocentrismo, non solo drammaticamente discutibile per come identifica la barbarie con chi è altro da sé, ma che rischia seriamente di inficiare il godimento di quello che è stato – a tutti gli effetti – un vero e proprio tributo a quell’Albertazzi che, di buon diritto, è «considerato uno dei più grandi interpreti del repertorio classico e moderno».

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro di Ostia antica

viale dei Romagnoli, 717 (scavi archeologici di Ostia Antica)
6 e 7 agosto 2015
ore 20:30

Le memorie di Adriano
di Marguerite Yourcenar
riduzione Jean Launay
regia di Maurizio Scaparro
con Giorgio Albertazzi

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