Storie di amori manca(n)ti

teatro-stabile-torinoPresso il teatro Gobetti di Torino si è conclusa la rassegna teatrale Il Cielo su Torino portando in scena un tributo a due figure femminili: Tino di Baghdad e Lolita.

Lo scorso weekend la rassegna teatrale dal titolo Il Cielo su Torino ha trovato la sua felice conclusione portando in scena due storie d’amore dal gusto medio-orientali. Due storie d’amore non di quelle con il lieto fine, che scaldano il cuore e lasciano sognare alto, ma due storie di amori difficili, che si scontrano con l’impossibilità d’essere e la necessità di esistere, lasciando un gusto dolce amaro nel cuore del pubblico.

Le notti di Tino trova la sua esegesi a partire da alcuni estratti tratti dall’omonima raccolta di prose sperimentali scritte da Else Lasker-Schùler nel 1907. La scelta è stata quella di narrare la vicenda di un amore nascosto tra Tino e un uomo di cui non verremo a conoscenza dell’identità. Un amore nato contro il volere del sultano, ignaro di tutto e intento a consumare i frutti della propria ricchezza. L’amore è forte, l’amore è pungente, non lascia Tino in pace. Tino che, dalla finestra della sua stanza, non fa che rimirare la luna e attendere, impaziente, il suo arrivo come una bocca d’aria fresca.

Nello scorrere della narrazione, lo sperimentalismo si fa decisivo: alla ricchezza del linguaggio teatrale si associa la forza delle immagini, che – proiettate sotto forma di installazioni video da background al palco – si vanno spesso a sostituire alla narrazione vera e propria. Il pubblico, infatti, è assorbito dal potere della poesia, che non sempre accompagna un’azione scenica incalzante, ma si associa semplicemente a un fluire lento e costante di immagini evocative e alla suggestiva voce di Eloisa Perone.
Seppur rappresentando un’intensa immersione nelle vicende emotive di Tino, la trama della narrazione presenta qualche maglia che non tiene: forse l’uso eccessivo della lingua tedesca, forse la scelta di una narrazione parcellizzata in tanti piccoli episodi di cui non sempre arriva chiaro il nesso logico che li tiene. Resta un pubblico ammaliato dall’atmosfera arabeggiante di tappetti, gioielli e spezie, ma non convinto fino in fondo.

Di tutto altro calabiro è, invece, la Lolita portata in scena da Silvia Battaglio, dove la scenografia viene costruita attraverso un palco nudo e spoglio, dove solo una seggiola di legno color ciliegio e un letto di mele rosso rubino fanno da arredamento.

Del resto, non servono altri suppellettili a rendere forte e vigorosa la voce della Battaglio: attrice, danzatrice, cantante, bambina, adulta e poi ancora vecchia. Un’interprete poliedrica, che riesce a condensare in una sola persona una moltitudine di ruoli e a trasmettere al suo pubblico la forza dell’emozione, quel «brividino» che lei stessa dice di avvertire e che, in fondo in fondo, le solletica il cuore.

Sebbene vittima di un sopruso, di un oltraggio che le ha rovinato la vita, come più volte lei stessa dichiara, la Lolita della Battaglio non di certo si da vinta. Appare invece una «ninfetta» forte e impertinente, una ballerina che danza in totale armonia con il ritmo dell’universo, nonostante il dolore e le crepe di una vita usurpata e stroncata, nel profondo, per sempre.

Gli spettacoli sono andati in scena:
Teatro Gobetti

Via Gioacchino Rossini 8, Torino

24-25 Novembre 2014
Le notti di Tino
regia di Eloisa Perone
traduzione e drammaturgia di Eloisa Perone
con Pierpaolo Congiu, Eloisa Perone, Antonio Villella
video di Coniglio Viola
scena di Francesco Apuzzo, Raumlabor Berlin
musica e suoni di Bruno Franceschini
costumi Roberta Vacchetta
aiuto regia Alessandro Berruti, Francesca Cassottana

27-28 Novembre 2014
Lolita
interpretazione e regia Silvia Battaglio
consulenza artistica Julia Varley
disegno luci Massimiliano Bressan

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