La teatralità non è acqua

Mozart conquista ancora una volta il pubblico del Teatro alla Scala con la sua irresistibile verve teatrale che travolge anche i cantanti, con un piacevole effetto sorpresa.

Ormai quando in cartellone si propone Le Nozze di Figaro l’accorrere del pubblico è praticamente una certezza. Così è, anche quest’anno, per il Teatro alla Scala che inserisce nella stagione il capolavoro mozartiano – riprendendo la regia di Strehler del 1981.
Sul podio il ventiquattrenne Andrea Battistoni – nome di punta tra i giovani direttori emergenti: un vero miraggio vedere condurre quest’orchestra da un musicista che, per età, dovrebbe essere ancora in “formazione”. Invece, si presenta con una personalità già formata e, seppure non ha alle spalle un’esperienza pluriennale, sa bene quello che vuole. Il suo è un Mozart brillante a partire dall’Ouverture di apertura – già dinamica nella struttura compositiva e spinta ancora di più da un’idea musicale particolarmente frizzante.
La scena si apre sulla stanza che – dopo il matrimonio – sarà di Figaro e Susanna: nel ruolo dello scaltro servitore c’è Nicola Ulivieri che mostra, fin da subito, delle buone doti canore e musicali. La voce è corposa e ben calibrata per tutta la durata dell’opera; e a questa presenza sicura fa da contrasto – proprio perché affiancati fin dall’inizio – la voce di Alexandra Kurzak – l’interprete di Susanna – che è, purtroppo, coperta costantemente dall’orchestra. Qualche raro momento di nitidità si registra nel secondo e terzo atto che, però, non basta a soddisfare gli spettatori; peccato, perché la soprano è dotata di presenza scenica e riesce a orientarsi bene sul palco e a interagire propriamente con i colleghi – doti ancora non scontate nel panorama interpretativo lirico. Sono soprattutto i duetti con le altre figure femminili a non renderle giustizia e a evidenziare la disparità dei volumi sonori. Ne risente in particolare il duettino litigioso con Marcellina del primo atto, in cui una Natalia Gavrilan in perfetta forma oscura un po’ l’astro della Kurzak.
Il primo applauso – meritatissimo e a scena aperta – va al Bartolo di Maurizio Muraro, che risulta un personaggio studiato a fondo e completo. E occorre sottolineare che, nel complesso, i cantanti davvero stupiscono: nessuno sembra voler strafare mentre ognuno riesce a dare le coloriture giuste alla propria parte, ma – quel che fa più piacere – gli interpreti dimostrano una cura particolare per la prassi attorica. Si sa, Mozart è teatro allo stato puro e, forse, questo rende il processo di immedesimazione più naturale; d’altro canto, se l’autore salisburghese è talmente coinvolgente da non poter – in nessun caso – lasciare insensibili, dall’altro si corre il rischio di non approfondire abbastanza il ruolo e di accontentarsi. L’intero cast, in questo caso, non solo è stato ben guidato da Marina Bianchi nella ripresa strehleriana, ma ha anche fatto un lavoro di ricerca individuale, in cui traspaiono il gusto e il divertimento. Fabio Capitanucci è un Conte d’Almaviva vocalmente solido, mentre la Contessa Dorothea Roschmann dà, nel corso dell’intera serata, una lezione mirabile di arte scenica, che strappa più di qualche sorriso. Nel gruppo emerge anche Katja Dragojevic, nel ruolo di Cherubino, al quale dà un’aria quasi angelica, senza l’ombra della malizia anche nel modo di cantare; scelta personale – condivisibile o meno a seconda di come si vuole intendere questo personaggio tanto ambiguo – ma che si staglia bene nell’impronta di questa edizione.
Se l’orchestra funziona, i cantanti funzionano e la regia – ormai celeberrima – sembra nata insieme all’opera, rimane una sola riflessione. Questa del 2012 è la nona volta che – dal 1981 – si riprende l’allestimento e, del resto, è anche l’unico con il quale si propongono Le Nozze di Figaro alla Scala da trentun anni a questa parte. Senza dubbio è un ottimo spettacolo, collaudato, esteticamente ineccepibile e che, ogni volta, ha il potere di regalare il tutto esaurito, ma non è forse giunto il momento di sperimentare nuove soluzioni, nuove regie che presentino un volto altro del buon Figaro?
Lasciamo la domanda aperta, vedremo come ci verrà riproposto tra qualche anno. Nel frattempo, il pubblico soddisfatto dopo la suggestiva scena notturna del quarto atto, può tornare a casa canticchiando allegramente una delle poche opere che non stanca mai.

Lo spettacolo continua:
Teatro alla Scala
via Filodrammatici, 2 – Milano
10, 12, 14, 17 aprile 2012, ore 19.30

Le Nozze di Figaro
opera buffa in quattro atti
libretto Lorenzo Da Ponte
musica Wolfgang Amadeus Mozart
con Fabio Capitanucci, Dorothea Roshmann, Aleksandra Kurzak, Nicola Ulivieri, Katja Dragojevic, Natalia Gavrilan, Maurizio Muraro, Carlo Bosi, Emanuele Giannino, Pretty Yende, Davide Pelissero, Alla Utyanova ed Emilia Bertoncello
direttore Andrea Battistoni
regia Giorgio Strehler, ripresa da Marina Bianchi
scene Ezio Frigerio
costumi Franca Squarciapino

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