Vivaldi incontra Mauro Astolfi ed è subito magia

Al teatro Italia di Roma, fino al 3 aprile, le Quattro stagioni di Antonio Vivaldi hanno volteggiato nell’aria grazie alle coreografie firmate da Mauro Astolfi. In scena, i danzatori della Spellbound Dance Company.

Una capanna, quasi una casa, domina da sola il palcoscenico. La musica di Luca Salvadori, aumenta d’intensità. Una luce verde, primo segnale di un video, viene proiettata sul piccolo edificio e sembra pian piano ricostruire, come fosse linfa, l’immagine di una foglia in primavera: di lì a poco, infatti, proprio le note della Primavera di Vivaldi echeggeranno trionfanti. Dalla capanna escono prima mani, poi braccia, che si avvinghiano e si nascondono, timidamente, se toccate dall’esterno da due ballerine – incuriosite e altrettanto ritrose. Poi l’ensemble conquista la scena, e i corpi dei danzatori iniziano un dialogo gestuale talmente fluido da rimandare ai movimenti dei fiori, mossi del vento primaverile. Con il procedere della performance il ritmo varia sensibilmente, fino a raggiungere forme espressive più rigide e composte, in parallelo col rigore dell’inverno. Il ciclo delle stagioni è un succedersi infinito e ogni registro (s)confina nel successivo fino a ricomporre un quadro generale omogeneo – nella sua intima diversità.

Le note di Vivaldi si mixano con il soundscape di Salvadori, i corpi dei danzatori sembrano attrarsi per poi respingersi – senza sosta come le maree – disegnando linee astratte che tagliano e si intersecano nel vasto spazio scenico. A proposito, è interessante notare come la maggior parte di questi vettori – percorsi dai ballerini – si posizioni in maniera antitetica rispetto alla capanna sul palco, che viene più volte spostata e persino ribaltata nel corso della rappresentazione. Un luogo scenico, quindi, che è insieme spazio chiuso dentro la quale nascondersi o dal quale partire all’esplorazione dell’universo-mondo, ma anche e soprattutto superficie funzionale contro la quale i corpi urtano e con la quale interagiscono, nel segno di quella fluidità che contraddistingue l’opera di Astolfi e le rappresentazioni della Spellbound Dance Company.

Durante l’intero spettacolo si respira un senso di attesa e di rinascita. Un’opera complessa, quindi, che, nella sua continuità, sembra non avere né inizio né fine, partecipando – al contrario – di quel flusso vitale, eterno come il succedersi delle stagioni.

Proprio nell’esprimere questo eterno ritorno, la bellezza della musica di Vivaldi – famosa anche tra i meno esperti – svolge un ruolo fondamentale, soprattutto in contrappunto con le sonorità di Salvadori. Se gli eccellenti danzatori, infatti, regalano al pubblico una ventata di emozioni è anche grazie a questa formula di ibridazione musicale che valorizza l’ensemble, le coreografie e l’apparato scenico.

Un piccolo gioiello, fulgido esempio del connubio tra arti figurative e performative.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Italia
via Bari 18, Roma
fino a domenica 3 aprile

Le quattro stagioni
musiche Antonio Vivaldi
musiche originali Luca Salvadori
coreografia e set concept Mauro Astolfi
regia multimediale Enzo Aronica
disegno luci Marco Policastro
realizzazione scene Esse A Sistemy
assistente alle coreografie Beatrice Bodini
danzatori Marianna Ombrosi, Maria Cossu, Alessandra Chirulli, Sofia Barbiero, Mario Enrico D’Angelo, Giacomo Todeschi, Giuliana Mele, Michelangelo Pugliesi e Gaia Mattioli

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