Quel qualcosa che ti rimane dentro

tertulliano-teatro-milanoFino a domenica 28 aprile, in occasione dell’anniversario della Liberazione, sul palco dello Spazio Tertulliano va in scena Le rotaie della memoria, uno spettacolo sensibile e delicato che, nel 2008, ha vinto il premio Cultura dell’A. N. P. I. Ovest Ticino.

Appena il pubblico entra a teatro ha l’impressione d’essere tornato indietro nel tempo. Ad accoglierlo, trova una musica che rievoca le colonne sonore dei film muti degli anni 20. L’interprete, tra luci fioche e biciclette, attende l’arrivo degli spettatori che, a un primo sguardo, possono facilmente intuire il periodo storico in cui è ambientata la vicenda: la Prima Guerra Mondiale si è da poco conclusa, Albino è ancora bimbo e, nel silenzio dei suoi pensieri, costruisce il suo sogno di libertà. Quando il racconto comincia, lo stile della narrazione e quello della regia ricreano perfettamente l’atmosfera dell’epoca: ne rispettano l’essenzialità e comunicano il senso dell’atteggiamento verso la vita. È in questa semplice quotidianità che, per alcune persone, i grandi ideali hanno trovato un terreno fertile per nascere e fortificarsi.

Il monologo su Albino Carretti vuole ripercorrere le tappe più semplici, e allo stesso tempo più significative, della sua biografia. Quest’uomo ha compiuto delle scelte eroiche nel corso dell’esistenza ma l’ha fatto restando strenuamente attaccato a quella normalità che, con grande efficacia, è ricostruita sulla scena. Quando la guerra e la lotta partigiana saranno finalmente finite, infatti, “Capitan Bruno” non esiterà a ritornare in quel mondo fatto di affetti e legami profondi a cui aveva saputo e dovuto rinunciare. Il carcere, la guerra in Russa e la Resistenza sulle montagne gli avevano negato per molto tempo l’amore di una donna, il rapporto con i suoi genitori e persino la gioia di sfrecciare libero per le strade a bordo della sua bicicletta. Le rotaie della memoria, tuttavia, non presenta sulla scena una storia triste, rivendicativa o violenta. Albino, e gli altri partigiani, non hanno lottato contro qualcuno ma per qualcosa e, il giorno in cui l’hanno ottenuta, hanno deposto volentieri le armi.

Giulia Viana e Giacomo Ferraù si sono a lungo interrogati sul senso che, oggi, può avere parlare di Resistenza. La giovane attrice, che lavora su questo testo dagli anni delle scuole superiori, risponde così: «Non si può fare a meno di confrontarsi con uomini così grandi e forti per avvicinarsi a loro. Abbiamo scoperto che qualcosa di lui ci appartiene, che leggendo, studiando di lui, ormai qualcosa ci è entrata dentro».

Celebrare il 25 Aprile significa proprio ricordare la possibilità – che è sempre alla portata di tutti – di non lasciarsi guidare dagli interessi momentanei e contingenti, tenendo sempre presente il desiderio collettivo di un futuro migliore, perché più libero e più democratico. La voce della memoria risuona forte nel presente e, anche nei più giovani – come dimostra il lavoro dei due autori – lascia sicuramente qualcosa dentro. Lo testimoniano le splendide parole del testo e la sapiente realizzazione scenica che, nella sua essenzialità, tocca le corde dei sentimenti, fa riaffiorare ricordi e genera speranze.

 

Lo spettacolo è andato in scena:
Spazio Tertulliano
via Tertulliano, 68 – Milano
fino a domenica 28 aprile
orari: da mercoledì a sabato, ore 21.00 – domenica, ore 17.00
 
Le rotaie della memoria – Vita del Partigiano Albino Carretti
di Giulia Viana e Giacomo Ferraù
regia di Giacomo Ferraù
con Giulia Viana

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