L’Istituto Teatrale Europeo presenta, al Teatro Abarico di Roma, Le sorelle di Tebe di Helena Hansen, per la regia di Mariagiovanna Rosati Hansen, in scena fino al 30 maggio.


Il Teatro Abarico rilegge un testo basilare come L’antigone di Sofocle, alla luce di una sempre maggiore richiesta di giustizia e di rispetto delle libertà individuali, soprattutto a partire da quel riscatto femminile, tradizionalmente soggetto all’autoritarismo del potere.

Un processo audace di fluida riattualizzazione della tragedia sofoclea, che parte dalla ribellione di Antigone (Francescaelisa Molari), figlia di Edipo Re di Tebe e sua madre Giocasta (Mariagiovanna Rosati Hansen), nei confronti del divieto di dare degna sepoltura al fratello Polinice, emanata dal nuovo tiranno di Tebe, Creonte (Marco Capodieci). Un’ingiustizia incomprensibile agli occhi della giovane donna, che lotta con tutte le sue forze per convincere sua sorella Ismene (Blazenka Pane), ad appoggiare il proprio tentativo di opporsi al tiranneggiare irrazionale del despota. Da prima Ismene rifiuta, credendo all’atavica tradizione che le donne non debbano occuparsi di politica né tantomeno conquistare nuovi diritti oltre a garantire quelli esistenti. Successivamente, rapita dalla fermezza coinvolgente di Antigone, trova il coraggio di farsi correa della sua ribellione. Una lotta che non riguarda solo una famiglia, ma la salvaguardia della moralità della stessa Tebe.Può la forza di una donna ribellarsi al potere carico d’odio e rancore di Creonte, ridando libertà, diritti e giustizia a un’intera popolazione? Donare – fino al supremo sacrificio – una coscienza critica che sia da esempio per Tebe, affinché impari a ribellarsi contro chi usa il potere – dato dal popolo ed esercitato in nome del popolo – a proprio esclusivo vantaggio?

Attualissimo, dunque, il messaggio universale che emana dalle gesta di eroica quotidianità di una donna la quale, sentendo ringhiare l’arroganza del despota nel farsi beffe delle tradizioni religiose (che nel mondo greco erano tutt’uno con la giurisdizione), ignara della sete di giustizia che gonfia le vene del popolo, riesce a conquistare, con l’appoggio della saggezza ultraterrena di Giocasta oltre che del fidanzato Emone (Franco Heera Carola), il cuore di una delle guardie di Creonte, Gordias (Andrea Cramarossa), lo stesso che l’aveva arrestata in flagranza di reato per averla scoperta mentre seppelliva il fratello.

Portata al cospetto di Creonte, Antigone si assume tutta la responsabilità del suo gesto, rivendicando la libertà inalienabile di rispettare non solo la volontà del defunto, ma altresì di ribadire il diritto alla disobbedienza nei confronti di dettami oppressivi perché ingiusti e lesivi della dignità umana. Di fronte alla decisione di Antigone, Creonte, seppur terrorizzato dalle visioni allucinatorie (ma così reali) di Giocasta, rivelatrici di una penosa fine imminente, decide di imporre ancora una volta il suo diktat, condannandola morte. Un epilogo bramato dalla stessa Antigone per dimostrare la viltà puerile e l’arroganza vuota del despota, nella speranza di innescare quel moto di rivolta di Tebe contro il suo padrone assoluto, sempre più convinto – nella sua lucida follia autodistruttiva – di dover difendere il trono a qualsiasi costo. La conversione appassionata dell’inoffensivo milite Gordias, il suicidio di Emone, disgustato dall’assurda imposizione paterna, assieme al crepuscolo sacrificale di Antigone, sprofondano Creonte in un gorgo da cui non potrà più sottrarsi. Vivere nel rimorso di due vite  innocenti stroncate, sarà la sua atroce condanna.

Attraverso un gioco sapiente di luci e ombre, nella creazione attenta di un’atmosfera sempre in bilico tra aderenza alla tradizione testuale di Sofocle e sua rielaborazione contemporanea, nel serpeggiare coinvolgente della morte, nell’uso percettivo della musica che sottolinea le evoluzioni psico-fisiche degli attori, donando quel respiro vitale all’intera messinscena, emerge l’essenza stessa del conflitto occidentale tra il rispetto del potere e l’amore indefesso per la propria libertà. Nel contegno morale della sua fine tragica, Antigone ribadisce l’atavico messaggio che è giusto oltre che doveroso: combattere per difendere la propria coscienza da leggi estranee che tentano di soffocarla.

Lo spettacolo continua:
Teatro Abarico
via dei Sabelli 116 – Roma
fino a domenica 30 Maggio
orari: da giovedì 27 a sabato 29 ore 21.00 – domenica ore 19.00

Le sorelle di Tebe
di Helena Hansen
regia Mariagiovanna Rosati Hansen
con Francescaelisa Molari (Antigone), Blazenka Pane (Ismene), Mariagiovanna Rosati Hansen (Giocasta), Marco Capodieci (Creonte), Franco Heera Carola (Emone), Andrea Cramarossa (Gordias)
aiuto regista Francesca Cipriani
disegno luci e foto Luciano Usai
luci e fonica Gianluca Ferruzzi
coreografie Franco Heera Carola
scenografie Alessandro Calabrese
costumi Francesca Iannettone

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