Cliché Sicilia

Il Teatro Manzoni di Pistoia ospita l’ultimo, pluripremiato lavoro di Emma Dante, Le sorelle Macaluso. Iniziativa coraggiosa e all’insegna del teatro di innovazione sebbene lo spettacolo, in sé, lasci parecchi dubbi.

Sappiamo che la nostra voce sembrerà stonata nell’acclamazione generale della critica per uno spettacolo che ha vinto l’Ubu 2014 come Miglior Regia e Le Maschere del Teatro, sempre nel 2014, come Miglior Spettacolo, eppure Le sorelle Macaluso non ci convincono più di tanto – sebbene il polso fermo di Emma Dante alla direzione di dieci attori si senta e la sua macchina teatrale funzioni meglio di un orologio svizzero.

Detto ciò veniamo al merito. Dopo un incipit a metà strada tra il teatro danza e la pantomima a rappresentare l’ormai stereotipata processione di un funerale (tema che tornerà in chiusura di spettacolo) e una battaglia tra pupi in carne e ossa (che rimanda a un senso della tragedia tipicamente siciliana che non troverà voce), le sette sorelle Macaluso si presentano al pubblico tra schiamazzi e giochi infantili in un turbinio di frasi smozzicate in un dialetto strettissimo che impedisce al pubblico di comprendere cosa stia accadendo (viste sia le difficoltà di interpretazione linguistica sia, soprattutto, culturale, dato che quelle “strizzatine di passere” tra sorelle potevano essere tipiche ma di luoghi e tempi altri).
Stese come panni al sole, le sette esili figurine si raccontano in un turbinio di ricordi che accomunano vivi e morti azzerando i confini tra le due dimensioni. E qui, al di là della bravura a livello gestuale e interpretativo delle stesse e della ferma mano registica che predispone con precisione ciascun intervento e/o movimento, il testo si srotola senza consistenza, vacuo come quella Sicilia di maniera che ormai è stata usata e abusata ovunque – dalla saga hollywoodiana alla pubblicità di moda – e che persevera solamente nell’immaginario di quegli stranieri che, proprio perché la Sicilia è quella cosa lì, non vengono a visitare una tra le regioni più belle e ricche – a livello artistico e culturale – d’Europa.
I cliché abbondano: dal mare che luccica alla canzone popolare; dal gioco finito con la morte di una delle sorelle ancora bambine al padre orco – che poi tanto orco non è e guadagna anacronisticamente, già nei presunti anni Sessanta, il suo stipendio in Euro e non in Lire; dalla madre deceduta ancora giovane (forse di parto vista la nutrita prole?) che torna per consigliare le figlie a volersi bene e a mettersi un po’ di rossetto ma lo fa con accento francese (e la giustificazione non può essere la nazionalità dell’interprete visto il primo quarto d’ora in dialetto stretto) alla figlia ormai madre che, nei presumibili anni 80 del pibe de oro – il “napoletanissimo”, e non siciliano, Diego Armando Maradona – sprona talmente tanto il figlio a giocare a calcio da fargli venire un infarto. Rimbrotti, delusioni, accuse meschine si srotolano senza la pesantezza dei macigni tragici né la levità del cunto d’amore, senza l’uso di mezzi scenici altri o di invenzioni registiche davvero innovative, fino al finale che, come nell’eterno ritorno, riporta in primo piano il funerale della sorella che per 42 anni (introiettata perfettamente la Legge Fornero) ha lavorato per mantenere l’intera famiglia e adesso può smettere i suoi panni mortali e indossare quel tutù tanto agognato per recarsi, a passo danzante, verso la morte.

In tempi di crisi, come quelli attuali, il teatro deve riflettere e scardinare. Le Sorelle Macaluso, oggi, hanno ben altro a cui pensare: dal Jobs Act all’inseminazione artificiale.

Lo spettacolo continua:
Teatro Manzoni

corso Gramsci, 127 – Pistoia
da venerdì 10 a domenica 12 aprile
feriali ore 21.00, festivo ore 16.00

Le sorelle Macaluso
testo, regia, scene e costumi Emma Dante
luci Cristian Zucaro
armature Gaetano Lo Monaco Celano
con Serena Barone, Elena Borgogni, Sandro Maria Campagna, Italia Carroccio, Davide Celona, Marcella Colaianni, Alessandra Fazzino, Daniela Macaluso, Leonarda Saffi e Stephanie Taillandier

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