L’ora dopo il massacro

Cantami, o diva, l’ira funesta che lutti infiniti addusse alle umane schiere, cagione del sangue versato nelle cornucopie d’eroi, dalle quali la Memoria liba, il Dolore accresce, la Ragione cessa.

La guerra di Troia è la guerra per antonomasia, ma oltre le gesta mitologiche ci sono le vite superstiti. Dieci anni di feroci scontri e Ilio cade per l’astuzia achea e per la furia di Achille, prediletto di Zeus. Gli uomini troiani sono passati alle armi, morti i gloriosi in guerra, morto l’eroe Ettore, morto il re Priamo, uccisi i superstiti, la terra patria scalda le fredde superfici dei cadaveri. Alla fine di una guerra, quando tramontano i bagliori delle spade, tacciono gli armamenti di bronzo, resta la terra smossa, ad assorbire goccia a goccia le bianche lacrime del dolore di chi resta vivo. La voce dei vinti è un urlo. La mente delira, il cuore si strazia. Finire una vita non vuol dire solo cessare il respiro, ma anche cambiare irreversibilmente la propria posizione nel mondo, strappati da quel che si credeva l’unica esistenza, privati perfino della libertà. Gli dei immortali fanno e disfano secondo il loro capriccio. Troia brucia, onore al Pelide. Un concetto assurdo. Come può esserlo una guerra santa, il colonialismo, l’idea di barbaro e di razza, la febbre dell’oro, il genocidio, i campi di sterminio, i cecchini, i muri di confine, assurdo come le bombe intelligenti, gli attentati kamikaze, le invasioni in nome della democrazia, le missioni di pace. Chi soccombe alla follia bellica, chi la subisce e sopravvive parla lo stesso dolore, in ogni tempo. Ascoltare Ecuba, Andromaca, Cassandra, Elena pronunciare le parole di Euripide o di Seneca è comprendere, ancora oggi, un dolore noto, riprenderne contatto – specialmente noi che viviamo sul versante del globo dove la guerra si soffre protetti dall’impenetrabile scudo di un monitor, sia la TV o il computer, in rete. Oppure, ancora e sempre, a teatro. La tragedia degli sconfitti ha percorso secoli di storia a ritroso, dalla Grecia classica attraverso ogni luogo, ogni memoria. Ha incontrato la prosa, il bisogno di narrazione, il simbolismo di Brecht lungo il percorso ed è giunto fino al monumentale Teatro Romano di Ostia Antica, nelle mani di Luigi Saravo e dell’appassionato progetto Mitipretese. Manuela Mandracchia, Alvia Reale, Sandra Toffolatti e Mariangeles Torres sono straordinarie nel rappresentare l’angoscia della perdita, perché di questo si tratta: perdere una guerra, la vita di un marito o dei figli e pure la fiducia in una divinità parziale. Le attrici appaiono tra il pubblico, donne sgomente di fronte alle fiamme della loro città e alle navi achee pronte a salpare, a portarle verso un destino nuovo di schiave o concubine. Il testo si concentra su di loro, le troiane del titolo, non compaiono altri personaggi dell’originale né il coro e così i monologhi (vagamente disconnessi come è prerogativa di Euripide) si susseguono con le quattro insieme sul palco, in costante tensione emotiva. Cercano spiegazioni, o provano a dare forma a un vuoto che ha scavato dentro la loro anima lasciandole sole al mondo e, mentre parlano con impeto, riempiono la valigia che le accompagnerà domani, nelle ore che si susseguiranno dopo il massacro. Attrici meno autentiche non avrebbero saputo coinvolgere come invece fanno Mandracchia, Reale, Toffolatti e Torres, le quali sembrano seguire movimenti e copione, riservandosi però anche la libertà di reagire all’azione in modo diretto, con il corpo, con la voce. Il risultato, nel contesto del parco archeologico a fare da sfondo a un’opera immortale, è stato dirompente.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Romano di Ostia Antica
via dei Romagnoli, 717 – Ostia Antica
sabato 20 luglio, ore 21.15
(durata 1 ora circa senza intervallo)

Il progetto Mitipretese in collaborazione con Artisti Riuniti presenta
Le Troiane Società – Variazioni sul mito
tratto da Euripide e Seneca
drammaturgia e regia Mitipretese, Luigi Saravo
con Manuela Mandracchia, Alvia Reale, Sandra Toffolatti, Mariangeles Torres
scenografie Emanuele Silvestri
costumi Annamaria Porcelli
musiche Francesco Santalucia
elementi di scena Bruna Calvaresi
direttore tecnico Mauro De Santis
direttore di palcoscenico Alberto Biondi
produzione esecutiva Paolo Broglio Montani
progetto grafico Silvia Placidi
foto locandina Francesco Biscione

La Stagione 2013 del Teatro Romano di Ostia Antica continua:
fino a mercoledì 7 agosto
http://www.ostianticateatro.it/

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