Il monolocale di Beckett

Arriva alla sua decima edizione il TerniFestival – Festival internazionale della creazione contemporanea che dal 18 al 27 settembre animerà le strade di Terni, contribuendo all’inserimento della città tra le dieci candidate a Capitale Italiana della Cultura 2016/2017.

Quando si parla di festival capita, spesso e purtroppo, di imbattersi in manifestazioni che tali non sono veramente, essendo, piuttosto, kermesse o vetrine in cui le creazioni vengono esposte seguendo un fil rouge più o meno coerente, senza una autentica e consapevole direzione artistica.
Fortunatamente ne resistono altre che, almeno a leggerne le premesse e i percorsi, sembrerebbero mantenere vivide le connotazioni tipiche di una rassegna all’interno della quale – ancora oggi – far incontrare e intrecciare astri nascenti e artisti affermati, tanto italiani quanto stranieri: è questo il caso del TerniFestival, nato dieci anni fa e in grado di costruire nel tempo una realtà solida e fortemente legata al territorio e alla sua comunità (a partire dagli spazi). Di particolare interesse è infatti il recupero di quello che attualmente è il meraviglioso CAOS (Centro Arti Opificio Siri), un contesto polifunzionale nato dalla «riconversione dell’ex fabbrica chimica Siri», ora di proprietà del Comune di Terni e gestito da un’associazione temporanea di imprese, in cui è possibile trovare il Teatro Comunale Secci (dal cognome di un «giovane ternano laureato al DAMS e morto in seguito alla strage di Bologna del 1980»), il Museo d’Arte Moderna e Contemporanea Aurelio De Felice, un Museo Archeologico di arte romana e preromana, e anche una biblioteca, un’AreaLab e tanto altro, fino a comporre «5600 mq dedicati alla cultura, alla sperimentazione e all’innovazione, da vivere 24 ore, animato tra 4 soggetti e 23 teste, 46 braccia sempre in movimento per promuovere innumerevoli idee e linguaggi artistici».

Una tangibile dimostrazione di come ripensare gli spazi urbani a favore delle arti e della cultura non sia affatto uno spreco, quanto un modo per arricchire un territorio e la sua cittadinanza, offrendo un concreto esempio di convergenza tra bellezza ed economia.

La nostra corrispondenza dal festival inizia con lo spettacolo/performance Legends and Rumours, una coproduzione europea (CH/ES/AT) ideata, diretta e interpretata da Phil Hayes, sul palco con Maria Jerez e Thomas Kaserbach, inserito nel percorso tematico che l’edizione 2015 di TerniFestival dedica alle nuove drammaturgie internazionali (Legends and Rumours, appunto, ed El conde de Torrefiel con Escenas para una conversación después del visionado de una película de Michael Haneke)  e italiane (Teatro Sotterraneo con Be Normal! e il binomio Marco Plini-Carolina Balucan con Thyssen).

Recitato in «simple english», Legends and Rumours prende spunto dalla drammatica assurdità dei dialoghi beckettiani per approdare a una commedia dai tratti, allo stesso tempo, esilaranti e grotteschi.

Ambientato nel salone di una casa-monolocale che si scompone e ricompone a seconda delle esigenze di un copione che i tre personaggi cercano di ricordare («I remember that») fin nei minimi dettagli, quello cui si assiste non è una narrazione, tantomeno una storia, visto che in realtà non accade nulla che non sia già successo o che sia realmente importante, nonostante l’urgenza attribuitagli dai protagonisti in ossequio all’atmosfera alla Godot che  colora l’intera pièce.

La compulsivo-ossessiva ricerca su quale sia il confine che «trasforma un momento in una leggenda? Come si immortala un momento facendosi storia? Quando la banalità diventa memorabile? Quanta manipolazione c’è dietro questo processo?», focalizzano l’interrogativo e la riflessione sulle disfunzioni tipiche dell’uomo occidentale moderno, su gesti e parole che, nella realtà oggettiva dei fatti, non hanno alcun valore, ma che poi, nel piccolo, anzi piccolissimo mondo soggettivo di ognuno di noi, acquistano senso. Interpreti eccezionali nella ricostruzione di veri e propri micro-movimenti di una normalissima scena di vita quotidiana, proposta e riproposta nell’incastro di più punti di vista mano a mano che i ricordi di uno dei tre si aggiungono a quelli degli altri, rendono Legends and Rumours un allestimento perfettamente riuscito sul piano della restituzione ironica, forse un po’ meno da quello dell’auspicata profondità di analisi.

TerniFestival non si ferma, però, alle «nuove drammaturgie: frammenti, storie e ricomposizioni impossibili»: protagonista del Festival internazionale della creazione contemporanea sarà, com’era facilmente intuibile, anche lo spazio urbano nella sua dimensione comunitaria e partecipativa che verrà coinvolto dall’apparizione, per la prima volta in Italia, della Structures Monumentales di Olivier Grossetête (costruzione realizzata in cartone e con la condivisione degli stessi cittadini) e dall’itinerante L’uomo che cammina del trio Delogu/Sirna/Gautier.

Uno sguardo sulla stringente contemporaneità, in particolare sul tema della sessualità e delle trasformazioni delle identità, verrà dai Motus che, dopo il successo al X Short Theatre di Roma, presenteranno MDLSX con Silvia Calderoni, e dal primo capitolo della Trilogia sulla transessualità di Livia Ferracchiati, mentre una connotazione specificatamente politica verrà dall’indagine della questione delle nuove frontiere tra l’Europa e il resto del mondo di Robert Montgomery (Fire Poems), del collettivo Ligna (Il grande rifiuto), di Arkadi Zaides (Archive) e Markus Ohrn (Bergman in Uganda).

Last but not least, il percorso dedicato all’esplorazione degli ambienti espressivi intesi come occasione di interazione tra allestimento e ospite attraverso l’installazione Base X (Teatro Sotterraneo, Menoventi, Opera e Leonardo Delogou), gli alternativi Nanou, Christan Bakalov e Trickster-p e il ritorno di Romeo Castellucci con la rilettura dello storico capolavoro del 1997, il Giulio Cesare.

Tuttavia, leggere di teatro, nelle sue molteplici e variegate manifestazioni, può risultare tedioso, i festival vanno vissuti direttamente. E i motivi per farlo dal 18 al 27 settembre a Terni sembrano davvero non mancare.

Tutti gli spettacoli del TerniFestival

Lo spettacolo è andato in scena
Studio 1 Caos

18 settembre 2015, ore 22:30

all’interno della 10° edizione del Terni Festival – festival internazionale della creazione contemporanea
We Are Not Going Back, We Need To Pass
Legends And Rumours
con Phil Hayes, Maria Jerez, Thomas Kasebacher
regia Phil Hayes
con la collaborazione di Maria Jerez and Thomas Kasebacher
dramaturg Julia Hintermüller
disegno luci Tina Bleuler, Patrik Riman
suono Susanne Affolter
assistente di produzione Nadine Tobler
produzione Lukas Piccolin. Verein First Cut Productions
immagine/Graphic Design Adrian Elsener
fotografia Niklaus Spoerri
produzione di Verein First Cut Productions
co-produzione Gessnerallee Zürich, Théâtre de l’Usine Genève, Kaserne Basel, Schlachthaus Theater Bern, Mousonturm Frankfurt, brut Vienna e Pour-cent culturel Migros
con il supporto di Stadt Zürich Kultur, Fachstelle Kultur Kanton Zürich, Pro Helvetia Schweizer Kulturstiftung e PRAIRIE: Das Koproduktionsmodell des Migros-Kulturprozent mit innovativen Schweizer Theatergruppen
in lingua inglese, difficoltà minima
durata 90′

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