Letters from… Ethiopia

Oasi-LipuAl Warka Festival – nell’Oasi Lipu di Montecuccoli – debutta il nuovo spettacolo scritto, diretto e interpretato da Valentina Bischi, Lettere dall’Etiopia. Voce e chitarra acustica di Gianpietro Di Rito.

Gli spettacoli site-specific sono ideati, generalmente, per una particolare location, dove gli spettatori possono fruirli immergendosi in modo diverso e ampiamente partecipativo nell’esperienza teatrale. Uno tra gli esempi meglio riusciti, degli ultimi anni, è il caso di Susurrus – scritto e diretto da David Leddy per MilanOltre 2010, rappresentato al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano.

In questo caso, però, attingendo forse anche alla tradizione dello stationendrama e alle esperienze dei registi degli anni 70 – quali il miglior Ronconi del Laboratorio di Prato o il Missiroli di Tornate a Cristo con paura – Valentina Bischi ha proposto, nella cornice suggestiva dell’oasi di Massaciuccoli, una lettura drammatizzata che, persino nei contenuti – le lettere del nonno, un italiano, morto come troppi altri in Etiopia durante la Seconda guerra mondiale – si sposava perfettamente con l’occasione: dato che il Warka Festival è stato ideato per raccogliere fondi a favore di una comunità di bambini di strada di Hawassa – città a oltre 250 km da Addis Abeba. Un doppio, felice incontro, quindi, che ha permesso agli spettatori di seguire la Bischi in un percorso reale – tra i ricordi, veri, della sua famiglia, rievocati con pudore, lettera dopo lettera, dall’interprete.

La storia – del nonno di Valentina, così come di migliaia di altri italiani spediti dal Regime fascista a morire in Africa, in nome di un Impero da operetta che, però, era stato eretto anni prima a suon di gas tossici contro la popolazione civile – è quella di un uomo, un marito, un padre, che si ritrova in un inferno senza vie di fuga – come quel Sordi, anti-eroe nazionale, incolpevole e spaurito, di Detenuto in attesa di giudizio.

La Bischi sceglie di raccontare questa storia attraverso le lettere scritte di loro pugno dai nonni – un uomo e la sua donna, ancora giovani e innamorati, così come il grande Eastwood affida a questo mezzo l’umanizzazione dei soldati giapponesi a Iwo Jima – intercalando opportunamente la lettura scenica con passaggi drammatizzati – toccante e incisivo il flash sui rastrellamenti dopo l’attentato di via Rasella – oltre alla voce e alla chitarra di Gianpietro Di Rito che, non solamente scandisce la discesa agli inferi, ma crea un momento di riflessione commossa quando intona Ewedish Nebere di Tilahun Gessesse (cantante pop etiope famoso soprattutto negli anni 60). Di Rito – che solitamente è impegnato con Luigi D’Alessandro in un progetto musicale decisamente diverso: lo space-rock degli Elektronauti – conferma sia la sua vocazione per l’asciuttezza dell’esecuzione, sia un’impostazione minimal che, scarnificando le orchestrazioni della versione originale di Gessesse, valorizza ancora di più il ritmo e la voce – veri protagonisti anche dell’esibizione della Bischi. La collaborazione funziona quindi anche a livello strutturale, e i rimandi tra interprete e musicista hanno un loro valore aggiunto che non si esaurisce nel semplice accompagnamento della lettura scenica.

Lo spettacolo, essendo site-specific, si giova dell’ambientazione suggestiva e il viaggio a ritroso nel tempo è vissuto dagli spettatori percorrendo – fisicamente – un sentiero all’interno dell’oasi naturale, che si conclude in un capanno per l’osservazione degli uccelli – che rimanda immediatamente alle baracche dei soldati italiani in Africa. Luogo e tempo hanno perciò determinato la composizione e la fruizione della performance, rendendola sì affascinante ma limitandone alcuni sviluppi. Il primo, infatti, se ha supplito alla mancanza di scenografia e scenotecnica ha anche suggerito come il loro uso potrebbe rendere questo spettacolo altrettanto coinvolgente in ambienti anche molto diversi tra loro; mentre il secondo – ossia una manifestazione all’aperto intesa alla raccolta fondi e alla fruizione di molteplici iniziative – ha costretto l’interprete a condensare tutto il materiale a sua disposizione in pochi quadri – dotati di una loro coerenza e di una circolarità che ha reso l’esibizione comprensibile e completa, ma che potrebbero, in altre circostanze, aumentare di numero, con un cartiglio ancora più fitto tra i coniugi separati dalla guerra, e un numero maggiore di flash drammatizzati che rendano fisicamente visibile cosa stava succedendo in quegli anni sulle due sponde del Mediterraneo.

La compostezza dei bambini presenti e la commozione del pubblico sono la migliore testimonianza di un progetto felicemente riuscito, che speriamo abbia gambe lunghe.

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Lo spettacolo ha avuto luogo:
Oasi Lipu di Montecuccoli
domenica 19 maggio, vari orariù

Lettere dall’Etiopia
scritto, diretto e interpretato da Valentina Bischi
voce e chitarra Gianpietro Di Rito
Per chi volesse ascoltare Ewedish Nebere in una versione originale degli anni 50: http://www.youtube.com/watch?v=FBXDWHP20Ys.

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