Deludere il padre o spezzare il cuore ad Orazio? Questo è il dilemma della pièce teatrale che è andata in scena al Teatro Verga di Milano.

Li amanti tardivi è un esempio divertente di commedia dell’arte. Lo spettacolo nasce infatti da un insieme di canovacci anonimi del ‘600 ed è ambientato a Venezia. A metterlo in scena, la compagnia internazionale I Bugiardi, nata a Milano nel giugno 2009, grazie all’iniziativa del Teatro 7 di Venezia e del Teatro di Commedia. Da notare: gli attori provengono da Paesi diversi – Italia, Spagna, Argentina e Svizzera.

Il tema intorno al quale ruota la messinscena è, ovviamente, l’amore e la storia è quella consueta: il padre-padrone sceglie i mariti delle figlie privilegiando il discorso economico a quello affettivo e incontrando il disappunto delle future mogli. Come di consueto, alla fine trionferanno i buoni sentimenti, dopo travestimenti, lazzi e scambi di persone.

Tutti i personaggi indossano i vestiti dell’epoca, ma solo uno rappresenta la tipica figura del ‘600: lo schiavo Truffaldino. Truffaldino è l’unico a parlare in veneziano e a indossare costantemente la maschera, il cui uso contraddistingueva il teatro della Serenissima. Durante la pièce utilizzano la maschera in maniera estemporanea altri due personaggi: Isabella – quando si traveste da uomo – e il capitano Spaventa Zamorano, suo promesso sposo. Da sottolineare l’agilità nei movimenti che Truffaldino – e a turno chi indossa la maschera – possiede.

Questo è un altro richiamo al teatro del ‘600, ed è un elemento che spesso si ritrova in questo genere di spettacoli (vedi Arlecchino in Arlecchino servitore di due padroni, messo in scena ancora l’anno scorso al Piccolo Teatro con l’interpretazione di Ferruccio Soleri che, nonostante l’età, si dimostra ancora piuttosto agile).

Nella messinscena la compagnia opta per richiami moderni in maniera da coinvolgere maggiormente lo spettatore (non dimentichiamo infatti che, nella commedia dell’arte, il pubblico partecipava attivamente alla rappresentazione con commenti e battute). In questo caso, ad esempio, Truffaldino – nel raccontare le sue disgrazie – cita alcune fermate della metropolitana rossa e, in diversi momenti, lo spettacolo suscita l’ilarità del pubblico grazie a gag ambientate non nella Venezia del ‘600 ma a noi contemporanee. La recitazione ha ritmi veloci e spesso gli attori parlano tutti insieme, creando una divertente cacofonia. Non manca nemmeno il coinvolgimento diretto degli spettatori da parte dei protagonisti in scena. Soprattutto nel caso di Franceschina – che narra il prologo e l’epilogo – e di Lelio, il personaggio erudito – parodia del letterato disposto a scendere a qualsiasi compromesso per necessità economiche.

Divertente e singolare la scena del duello tra Lelio e Orazio: bravissimi a interpretarla al rallentatore. Piuttosto scarna, al contrario, la scenografia – con un palcoscenico completamente vuoto tranne per una tenda verde dalla quale entrano ed escono gli attori. Nonostante ciò, non si avverte l’esigenza di altri oggetti di scena, essendo gli interpreti abbastanza bravi da sollecitare l’immaginazione del pubblico. Medesimo discorso per le luci e la musica. Il motivo di una simile scarsità di mezzi scenici sta nel fatto che ogni attore è co-autore e co-regista, non trattandosi quindi di un teatro di regia ma di ensamble.

Da evidenziare, infine, l’elemento linguistico. Sul palco si recita in italiano, veneziano e spagnolo.

Al termine della rappresentazione gli attori ballano sulle note di Don’t stop me now dei Queen, generando l’ilarità del pubblico. Atto liberatorio e quasi spontaneo, molto gradito a tutti.

Li amanti tardivi
Compagnia I Bugiardi
con Ancilla Oggioni, Cecilia Broggini, Sabra Del Mare, Pablo Torregiani, Jacopo Zerbo, Marco Marangon
costumi Atelier Ballo Tiepolo, C.C.I. Venezia
maschere Renzo Sindoca
foto Massimo Colombo e Michela Ravasio

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