Una danza libera ai limbi estremi della classicità

Spetta a Limb’s Theorem di William Forsythe aprire la stagione della danza dell’Opéra di Lione. Una scelta importante che viene premiata da una buona affluenza di pubblico e un’ottima ricezione da parte dello stesso.

Limb’s Theorem, una delle opere fondamentali del coreografo statunitense William Forsythe, viene portato in scena dal Ballet de l’Opéra de Lyon, nel rispetto della versione originale. Opera creata per il Ballett Frankfurt nel 1990, Limb’s Theorem è entrata a far parte del repertorio del Ballet de l’Opéra de Lyon fin dal 2005.

Se l’opera intera di Forsythe è rivoluzionaria e pienamente contemporanea, il lavoro presentato a Lione permette agli spettatori di cogliere i fondamentali della sua poetica e delle sue creazioni. Limb’s Theorem si sviluppa su tre movimenti: Limb’s I, Enemy in the figure e Limb’s III. Ma mentre verghiamo queste parole è necessario ripensare immediatamente il linguaggio che utilizziamo attraverso ciò che un’opera riesce a mostrare visivamente. I tre momenti non si aprono a un vero e proprio sviluppo ma, potremmo dire, accadono, infrangendosi sulla nostra percezione, senza che questa possa farne una narrazione.

Limb’s I si apre con un affilato raggio di luce che illumina solo gli arti dei ballerini. Questi ultimi sembrano non aver (ancora) diritto a una vera corporeità, e le braccia, come le gambe, si irradiano svolgendosi e condensandosi, in un’agitazione che non abbisogna altro che di un piccolo spazio dove esprimersi. La luce proviene da un fuori scena che è il mondo industriale, meccanicistico e inumano, dal quale quelle membra sembrano riuscite a scappare, forse per un breve istante. I corpi dei danzatori iniziano ad assumere una propria corporeità solo grazie all’aspetto sonoro. Un ticchettio insistente crea una trama sonora (ma non certo musicale) sulla quale sembrano installarsi i corpi, muovendosi essendo mossi. Ma nonostante la presenza di questa rete di suoni, l’attesa dell’epifania narrativa si fa vana e lo spettatore si deve acclimatare a un nuovo regime di rappresentazione, che fa della decostruzione la sua chiave di volta. Questo primo movimento avanza per scariche (visive, sonore, di corpi in preda a se stessi), per rintocchi, per tensioni che si incontrano per poi respingersi immediatamente dopo, dando luogo a un breve incontro infinitesimale, che dura il tempo di un rapido battito di ciglia. Forsythe crea un mondo di monadi incompatibili. Tra di loro è possibile solamente uno scambio di sguardi, uno sfregamento fugace. Nessuno spazio per la creazione di una relazione, nessuna possibilità di produzione: in questo movimento vi è solo lo sviluppo di entità delicate e improduttive destinate a una solitudine floreale.

Enemy in the figure riprende lo schema minimalista precedente, presentando ancora un corpo centrale (ma questa volta ondulato e fisso) intorno al quale le figure si muovono senza riposo, indefessamente. Il ritmo si fa più ossessivo, aderendo al suono che si fa musica assillante e tagliente, impregnata di sapori tribali. Scampoli di realtà irrompono nel mondo di Forsythe abbozzando possibili storie che si infrangono immediatamente dopo sulle immagini fulminanti che non cessano di scorrere davanti agli occhi degli spettatori. L’aspetto narrativo non arriva nemmeno al disfacimento di se stesso poiché non vi è una trama preliminare sulla quale si sia instaurato qualcosa. La composizione si indirizza, con il passar dei minuti, verso una modalità più ariosa, ma questo cambio di direzione corrisponde più che altro a un’insistenza su alcune forme della danza classica. Quest’ultima non viene, infatti, negata da Forsythe, ma radicalizzata, portata all’eccesso, con uno spirito combattuto tra il rivoluzionario e il rispetto di alcune modalità della tradizione. Il tutto, in un’atmosfera che stringe sempre maggiormente verso la cacofonia.

L’ultimo movimento, Limb’s III, acuisce la sensazione che questi tre momenti separati, staccati quasi prepotentemente, posseggano una relazione che potremmo definire come una “congiuntura cosmica”. Il loro legame non è immediatamente percepibile, ma si trova in una dimensione che li trascende e che trascende i danzatori stessi. Gli spettatori, fruitori privilegiati di questo momento di grande arte, vengono trasportati in un’altra dimensione che insegna loro una modalità di lettura di tipo passivo, un mondo nel quale il semplice scorrere del tempo non segue più leggi conosciute ma un altro tipo di movimento che rimane inintelligibile, coglibile solamente in controtempo, passivamente.
L’afflato decostruttivo forsythiano disorienta lo spettatore fino al termine della (non)rappresentazione. Se la scena dell’ultimo movimento si apre su di uno strano interno navale, questa sensazione viene immediatamente sconfessata dalla vorticosa danza che nega una ricostruzione di luoghi e di scene, non tanto a causa di una scenografia che si muove, aprendosi e complicandosi, ma proprio grazie ai ballerini che impongono la loro discreta presenza, facendo emergere la breve esistenza delle figure incarnate attraverso una danza dibattuta e nervosa.
Cala il sipario ma le figure non cessano di agitarsi nei nostri occhi.

Le Ballet de l’Opéra de Lyon propose Limb’s Thorem, une pièce clé de William Forsythe. L’architecture minimaliste, la philosophie contemporaine et les sons industriels bâtissent une œuvre importante qui ne raconte pas une histoire: avec Forsythe nous sommes au delà de la narrativité et nous accédons à un autre type d’historicité, qui se concentre précisément sur les vies discrètes et solipsistes des figures incarnées par les danseurs. Forsythe pousse les modalités de la danse classique aux limbes extrêmes pour approcher une nouvelle vision du mouvement et de la perception.

Lo spettacolo continua:
Opéra de Lyon
Place de la Comédie – Lione (Francia)
orari: tutti i giorni fino a giovedì 19 settembre ore 20.30, domenica 14 aprile ore 16.00 (lunedì chiuso)

Il Ballet de l’Opéra de Lyon, in concomitanza con la 12° Biennale de Lyon, presenta
Limb’s Theorem
di William Forsythe
coreografie e costumi William Forsythe
musiche Thom Willems
scenografie Michael Simon, William Forsythe
luci William Forsythe, Michael Simon
ripetizioni Alan Barnes, Noah Gelber, Nora Kimball
con Julia Carnicer, Dorothée Delabie, Marie Laëtitia Diederichs, Amandine François, Aurélie Gaillard, Mariane Joly, Caelyn Knight, Ruth Miro Salvador, Elsa Monguillot de Mirman, Annabelle Peintre, Inês Pereira De Almeida, Elsa Raymond, Agalie Vandamme, Ashley Wright, Alexis Bourbeau, Randy Castillo, Florian Danel, Adrien Delépine, Simon Feltz, Thomas Gallus, Simon Galvani, Harris Gkekas, Tadayoshi Kokeguchi, Carlos Láinez Juan, Franck Laizet, Julian Nicosia, Mathieu Rouvière, Raúl Serrano Núñez, Pavel Trush
http://www.opera-lyon.com/

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