Rimembranze

Al teatro Arcobaleno di Roma Giuseppe Pambieri ripercorre i passaggi salienti della biografia e del pensiero di Giacomo Leopardi attraverso una lettura classica della sua opera.

Sul palco tutto è voce. A poco servono i cambi di luce, che sottolineano docilmente l’alternarsi di prosa e versi; a poco le musiche, che enfatizzano gli incipit per poi scemare gradualmente tornando al silenzio. La parola, strumento accordato e affilatissimo che Leopardi pizzicava o sguainava a seconda del fine preposto, ondeggia e s’innalza, geme e trema nell’aria turbata dal rumoreggiare continuo di una platea indisciplinata che si vorrebbe muta. Lo spettatore attento riesce comunque a seguire i percorsi disegnati dalla lettura: immagina come fosse presente un bambino che gioca coi fratelli, un adolescente che studia, un corpo che si deforma per effetto di una malattia molesta e ingestibile, un uomo che costruisce la propria filosofia esistenziale sulla scorta dei segnali feroci che la natura gli infligge. Ma emerge anche un Leopardi inedito: non solo il poeta gobbo incastrato in una vita che non rende quanto promesso, ma anche e soprattutto un individuo con gusti e preferenze, con pulsioni e bisogni primari. Giacomo è un ragazzino vivace rincorso per tutta casa dai familiari che lo chiamano con nomignoli insospettabili, che odia farsi il bagno e preferisce marcire nei suoi abiti lordi; è un uomo che detesta la minestra ma ama i dolci, e legittima la sua golosità con l’argomento dell’infermità; è un intellettuale, infine, che deve ai suoi studi ogni respiro ma al contempo li maledice per il tempo a essi dedicato ormai irrecuperabile e per la coscienza di sé che ne ha conseguito.
Leopardi è un «infinito Giacomo» perché ai suoi scritti si può attingere eternamente rilevando scoperte sempre nuove. Una fonte rinnovabile di sapere e interpretazione. Questo sembra essere il movente della rappresentazione, questo il suo scopo.
La lettura, eseguita con rispetto impeccabile per i canoni classici di recitazione, raggiunge gli esiti migliori sui passaggi in prosa: le doti attoriali di Giuseppe Pambieri hanno qui libero sfogo e l’immedesimazione di cui è capace riesce a far rivivere sul palco il poeta esaltato per la ricetta di un dolce o sconcertato dalla negatività di un pensiero. I versi, declamati seguendo rigorosamente il metro originale, si animano di tinte nostalgiche, quelle che Leopardi vi profondeva scrivendo ma anche quelle dell’attore stesso, che nel pronunciare ogni suono pare salutare i tempi di una lirica pura e miracolosamente evocativa, che oggi – a causa della naturale destrutturazione linguistica o forse in alcuni casi per semplice inettitudine – sembra definitivamente irraggiungibile.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Arcobaleno – Centro stabile del Classico
via F. Redi, 1/a – Roma
fino a martedì 11 ottobre
orari: sabato, lunedì e martedì ore 21.00, domenica ore 17.30
(durata 1 ora e un quarto senza intervallo)

L’infinito Giacomo
Vizi e virtù di Giacomo Leopardi
di Giuseppe Angirò
regia Giuseppe Angirò
con Giuseppe Pambieri

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