Annientamento, potere ed eros secondo Gadda

teatroguglielmi-massaL’ingegner Gadda va alla guerra arriva al Teatro Guglielmi di Massa e ignoranza, maleducazione e mancanza di cultura non passano inosservati: «Spenga quel telefono, imbecille!»

La signora, che cerca di non farsi vedere posizionando astutamente un foglio di carta davanti all’apparecchio, sembra non sentire il monito. Gifuni aspetta sulla ribalta, soppesa la faccenda per qualche secondo e alla fine decide di desistere. L’interprete, con grande stile, durante gli applausi si scusa ma spiega anche il perché della sua ira: il teatro, come egli lo concepisce – e noi sottoscriviamo – è un rito, è la possibilità di mantenere una porta aperta dalla quale permettere che qualche domanda o riflessione penetri nella nostra coscienza e nel nostro pensiero.

Quando, seguendo il copione, Gifuni inizia la terza e ultima parte dello spettacolo, riflettendo insieme ad Amleto sulla figura dell’attore, sul senso del suo essere in scena, e sul teatro stesso, le sue parole sembrano un violento rimprovero nei confronti dell’ignoranza degli spettatori. «Che cosa credi di stare facendo qui e ora? In base a quale contorto pensiero credi di poter controllare il tuo telefono mentre sulla scena un attore sbianca, suda, impazzisce – quasi – insieme al proprio personaggio? Ti annoi, forse? Cosa ti dà il diritto di permetterti di dire mi annoio piuttosto che aspettare rispettosamente in silenzio la fine di un qualcosa che non capisci?».

Sul palco il corpo dell’attore si anima di gesti e movimenti mentre la voce racconta e, soprattutto, riflette, teorizza, esamina. Una scena minima, per un’opera teatrale che nulla ha a che fare con il teatro di narrazione. Un interprete eccezionale come la lingua che utilizza. Una regia forte in grado di togliere tutto lasciando solo una sedia e una voce in grado di ricreare un mondo, e un testo libero di risuonare in tutta la sua bellezza e potenza.

L’ingegner Gadda va alla guerra è la seconda e ultima parte di un progetto più ampio che comprende anche ’Na specie de cadavere lunghissimo – del 2004 (firmato sempre con la collaborazione e la regia di Giuseppe Bertolucci); progetto nato dal tentativo di rispondere, attraverso le parole di Pasolini e di Carlo Emilio Gadda, a una domanda pressante: come sia stato possibile arrivare al punto in cui si trova oggi il nostro Paese, «una fogna a cielo aperto», per usare le parole dello stesso Gifuni.

Se in ’Na specie de cadavere lunghissimo ritroviamo le considerazioni di Pasolini sul rischio di un nuovo fascismo, sulla società dei consumi, in cui le divise si indossano nell’anima e non possono essere tolte la sera, in cui si ruba l’immaginario collettivo, la fantasia e, con esse, la possibilità di scansare le trappole della società – dalle risposte comode alla facilità con cui deleghiamo le nostre responsabilità a un qualcosa al di fuori di noi; con L’ingegner Gadda va alla guerra si continua e si approfondisce la riflessione: sulla Prima guerra mondiale, sul dolore e sull’annientamento, e poi, nella seconda e terza parte, sull’avvento del fascismo e di Mussolini. Mentre, nell’incipit, conosciamo l’uomo distrutto dall’esperienza del conflitto, nelle parti seguenti ne seguiamo l’evoluzione psicologica ed intellettuale. La maschera che si presenta di fronte ai nostri occhi è quella di una specie di buffone che si abbandona alla pazzia quale unico mezzo per fronteggiare il dolore e l’assurdo propri della tragedia che chiamiamo realtà – e che gli autori individuano in Gadda stesso, trasformatosi in genio della letteratura italiana, dalla lingua incredibile, variegata e screziata, che dà espressione a un pensiero dalle mille sfaccettature, affilato e acuto, e che, come Amleto, reagisce a un’insopportabile sofferenza, inventando una propria forma di geniale follia.

Il pubblico è chiamato esplicitamente a riflettere: «Che cosa avete visto? Perché siete stati qui stasera?». «Il corpo a corpo con lo spettatore fa del teatro un’esperienza unica e irripetibile. Il campo magnetico prodotto dall’incontro tra il corpo degli spettatori e quello dell’attore può determinare, a patto che in scena accada realmente qualcosa, un cortocircuito che non ha uguali dal punto di vista delle emozioni e della conoscenza». Per questo, per la fiducia con cui si crede nel teatro e per la passione che Gifuni e Bertolucci hanno investito nel progetto, trovarsi di fronte a un uomo – o una donna – impegnato con il proprio telefonino ha la portata di un affronto ancora più grande. Il teatro, come afferma Gadda, può essere un atto sacrale di conoscenza, un rito a cui tutti sono chiamati a partecipare, gli attori e soprattutto il pubblico. «Non sei davanti alla tv», ricorda Gifuni, «io ti vedo e questa cosa noi la dobbiamo fare insieme».

Lo spettacolo andato in scena:
Teatro P. A. Guglielmi

piazza del Teatro, 1 – Massa
da martedì 14 a giovedì 16 aprile, ore 21.00

L’ingegner Gadda va alla guerra o della tragica istoria di Amleto Pirobutirro
un’idea di Fabrizio Gifuni
da Carlo Emilio Gadda e William Shakespeare
regia Giuseppe Bertolucci
con Fabrizio Gifuni
disegno luci Cesare Accetta
direttore tecnico Hossein Taheri
direttore di allestimento e fonica Paolo Gamper
produzione Fabrizio Gifuni

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