L’inquietudine della bestia

casa-delle-culture-romaSi chiude il personale di tre giorni con Ilaria Drago alla Casa delle Culture, con una perfomance eccessiva.

Ci sono poesie che sono fatte per essere lette e rilette, alcune per essere imparate a memoria, altre da declamare in pubblico. Ce ne sono alcune, invece, che sarebbe meglio rimanessero su carta, non tanto su appunti personali o in pensieri inespressi, quanto su testi da leggere, perché il passaggio alla drammaturgia a volte si rivela fin troppo ostico. A pochi passi dalla Casa di Dante a Roma, una lirica eccessiva trova spazio e sfogo. È quella di Ilaria Drago, nel terzo giorno del personale dedicato a lei presso La Casa delle Culture a Trastevere.

Lo psicodramma porta come titolo L’inquietudine della bestia, dall’omonima raccolta della stessa Drago, pubblicata dalla Nemapress nel 2013. E il nome già anticipa in sé tutto il contenuto.
Dai coni di luce, progressivamente, tre figure femminili compaiono ritagliandosi un terzo del palco: partendo da destra in un angolo siede la musica, al centro una bestia costretta nuda a dimenarsi e rantolare, infine – davanti a un microfono – l’autrice stessa. Il tono caldo della voce di lei risulta usato in maniera ripetutamente falsata, a pronunciare versi in modo scomposto, eccessivamente sensuale, irrealistico. L’intento teatrale è far sgorgare vocalità inaspettate, consentire alle parole di riappropriarsi dei loro significati nascosti; l’effetto è un po’ meno poetico, soprattutto perché minato dal contenuto.

Ciò che fin dai primi minuti si può notare è infatti l’assenza di misura, tanto nelle forme che nei significati. Sulla scena campeggia l’animale-uomo. Dalle parole e dai gesti si materializza, infatti, il risultato inquietante di un abbandono sfrenato alle pulsioni più infime, giungendo volutamente a sfiorare volgarità e blasfemia.
Nella selezione di passi delle 66 poesie edite, non si nega qui che ci fossero versi sull’amore degni di essere ricordati, eppure essi lasciano il tempo che trovano perché spazzati via nel ricordo dai contenuti dominanti. Due cose infine si salvano interamente: i quattro volti anonimi e cartonati che fungono da scenografia; e un breve momento musicale a doppia voce, quello sì altamente poetico. Per il resto si ritiene sia stato preso troppo sul serio l’aforisma di Simon Weil scelto come motto: «La vocazione alla Verità è la vocazione di tutti. Bisogna solo saperla riconoscere».

Lo spettacolo è stato in scena:
Casa delle culture

Via di San Crisogono, 45 – Roma
26 aprile, ore 18.00

La Compagnia Ilaria Drago presenta
L’inquietudine della bestia
di Ilaria Drago
voce e percussioni Danila Massimi
musiche e ambienti sonori Marco Guidi
danzatrice Alessandra Cristiani con le opere di Rossana Borzelli

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