La camera dell’immaginario

triennale-milanoL’insonne, uno spettacolo di Claudio Autelli al Teatro dell’Arte di Milano, tratto dal romanzo Ieri di Agota Kristof.

Scrivere per Agota Kristof era una necessità esistenziale.

Nata in Ungheria, era fuggita, per l’avanzare dei carri armati russi, in Svizzera, a Neuchâtel, dove aveva lavorato in fabbrica. E nel francese, faticosamente appreso, aveva scritto il suo capolavoro, la bellissima Trilogia della città di K (1998), in cui la condizione dell’esilio e il ricordo della violenza subita sono trasfigurati in un racconto favolistico, duro e spietato.

Al suo ultimo romanzo Ieri, pubblicato nel 2002, si ispira il regista Claudio Autelli con L’insonne in scena al Teatro dell’Arte di Milano. Da questo romanzo era stato già ricavato il film Brucio nel vento di Silvio Soldini, che non piacque molto alla scrittrice.

Claudio Autelli, affascinato dalla scrittura asciutta della scrittrice ungherese, dai suoi dialoghi efficaci e, soprattutto, dalla dolorosa esperienza esistenziale di cui trasudano le sue pagine, costruisce, con la collaborazione di Raffaele Rezzonico, un ambizioso progetto drammaturgico,

Il regista pone al centro dello spazio scenico un imponente cubo bianco.

Sulle sue pareti una crudele lanterna magica proietta le immagini dei ricordi d’infanzia di Tobia nel paese natale. All’esterno, in una sorta di terra di nessuno, l’attrice Alice Conti racconta epicamente in terza persona la storia dell’esilio di Sandor (è questo il nome con cui è chiamato da adulto). L’interno del cubo ospita la camera dell’immaginario del protagonista (l’intenso Francesco Villano) e la sua storia d’amore con Line.

I tre spazi corrispondono così a tre diversi diversi linguaggi teatrali.

L’infanzia è rievocata con un efficace gioco d’ombre, preciso e suggestivo: il villaggio, la madre ritenuta da tutti una puttana, la sua relazione con il maestro del villaggio, da cui era nato proprio Tobia. E poi anche l’incontro con la figlia legittima del maestro (e quindi sua sorella), di nome Line e il ricordo del drammatico tentativo di uccidere il padre. Tobia crede di averlo ucciso, ma si scoprirà successivamente che l’uomo si era salvato.

Segue la fuga e comincia l’epopea di chi vive in terra straniera. Il duro lavoro in fabbrica, la ricerca di un amore, il desiderio di diventare scrittore, con la consapevolezza che scrivere è sempre una forma di menzogna. E poi l’incontro con Line, la sorella amata, la compagna di giochi, la donna desiderata. Ma si tratta di un amore impossibile, anche perché Line è sposata.

L’epilogo è drammatico. Sandor, rifiutato, tenterà inutilmente di uccidere il marito di lei. Ancora una volta il suo gesto si risolve in un atto mancato e così il presente ripete ciclicamente il passato, confermando quell’impossibilità del tragico, che caratterizza la condizione di Sandor: quella di chi vive in esilio e non sa cosa fare del proprio futuro. Lo spettacolo di Autelli è molto suggestivo nella rievocazione del passato, meno nel racconto in terza persona. Recupera però intensità nei dialoghi conclusivi tra Sandor e Line, in cui gli attori con generosità esprimono una vitalità straziata.

Lo spettacolo continua
Teatro dell’Arte

Viale Alemagna, 6 – Milano
fino al 23 febbraio
da martedì a venerdì ore 20,30, sabato ore 19,30, domenica ore 16

L’insonne
liberamente tratto da Ieri di Agota Kristof
regia Claudio Autelli
drammaturgia Raffaele Rezzonico, Claudio Autelli
con Alice Conti e Francesco Villano
scene e costumi Maria Paola Di Francesco
luci Simone De Angelis
suono Fabio Cinicola
assistenti alla regia Piera Mungiguerra, Andrea Sangalli
voce registrata Paola Tintinelli
produzione CRT Milano/Centro Ricerche Teatrali

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