Lisa Cantini e il suo lungo sodalizio con il Funaro di Pistoia

Venerdì, 26 settembre. Solare, entusiasta, sorridente: così si presenta all’intervista, in piazza del Duomo a Pistoia – dove stiamo aspettando la performance dei Fratelli Forman, Obludárium – Lisa Cantini, tra le fondatrici del Centro Culturale Il Funaro e responsabile dell’organizzazione di questo spazio, tra i più innovativi e interessanti della Toscana: dove cultura e divertimento intelligente non si siedono in cattedra per annoiare, e si può «incontrare Daniel Pennac in ciabatte, mentre si sta facendo merenda».

Inaugurate la sesta Stagione del Funaro con questa cinque giorni in piazza, firmata Forman Brothers. Com’è nata l’idea di creare uno spazio come il vostro?
Lisa Cantini: «Doveroso, innanzi tutto, ringraziare la Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia e gli altri soggetti che ci hanno sostenuto in questa iniziativa in piazza, che sta riscuotendo un tale successo da dover aggiungere una sesta replica straordinaria, domenica prossima, dato che le altre performance erano sold out prima ancora del debutto. Venendo poi al Funaro, fin dall’inizio il nostro scopo era quello di creare un luogo aperto per la città – alla quale siamo, tutte noi fondatrici, molto legate – dove le persone potessero crescere a livello individuale e collettivo attraverso gli strumenti teatrali».

Ricevete finanziamenti pubblici per la vostra attività? E in caso negativo, come riuscite a costruire una Stagione teatrale di spessore, senza finanziamenti?
L. C.: «Questa è l’altra grande scommessa del Funaro, che è un centro culturale di iniziativa privata, nato per accogliere i nostri concittadini. In particolare, una persona – Antonella Carrara – ha messo a disposizione i fondi per ristrutturare questo spazio nel centro storico di Pistoia (città che sta vivendo un momento di grande vivacità culturale), e che ogni anno, grazie a un ulteriore finanziamento, rende possibile portare avanti tutte le nostre iniziative. Lo dico con grande orgoglio perché grazie a questa indipendenza finanziaria ci svegliamo ogni mattina con la consapevolezza di essere libere di fare bene, di scegliere anche proposte controcorrente che si ritengono valide, ma d’altro canto con la responsabilità di non poter avere orari e di dover essere giustamente flessibili tanto da fare un po’ di tutto perché la struttura sia sempre funzionale e al meglio per ospitare il nostro pubblico e tutti i nostri utenti. Dalla mamma che aspetta il bambino all’uscita dal corso bevendo un caffè, agli amici che passano volentieri da noi e incontrano Daniel Pennac in ciabatte mentre stanno facendo merenda. A volte, vorremmo che Il Funaro diventasse indipendente e speriamo che istituzioni e sponsor privati possano sostenere le nostre iniziative, come è capitato proprio con Obludárium, ma non abbiamo i numeri per rientrare nel discorso finanziamenti pubblici o bandi. Quindi, a meno di non alzare i prezzi in maniera spropositata e al di fuori della logica inclusiva con la quale portiamo avanti questo progetto, avendo solo 90 posti non potremo mai coprire i costi delle rappresentazioni semplicemente con lo sbigliettamento. La nostra speranza è che, prima o poi, diversamente da quanto avviene di solito, sia il settore pubblico a sostenere un’iniziativa privata».

Avete un bacino d’utenza abbastanza limitato, quale la città di Pistoia. Tra i vostri spettatori ci sono anche persone provenienti da altre località toscane?
L. C.: «A Pistoia non si capita per caso, bisogna volerlo. La proposta teatrale deve essere quindi valida, così da attirare un bacino di utenza più ampio. Anche perché quando le persone dopo aver visitato Pistoia, ci tornano volentieri, essendo la nostra una città tranquilla e godibile; e lo stesso Funaro è talmente accogliente da dimostrarsi un luogo perfetto per lavorare, condividere un’esperienza e, essendo ottimamente attrezzato, sviluppare grandi progetti anche se per un numero contenuto di persone – dato che abbiamo una capienza di 90 posti».

Voi proponete anche una serie di attività laboratoriali, residenze e workshop. Come mai questa scelta?
L. C.: «Fin dall’inizio abbiamo deciso di affiancare al discorso performance di respiro internazionale, le attività laboratoriali intese a coinvolgere i cittadini di Pistoia – bambini, diversamente abili, adolescenti e adulti – sia a livello professionale che amatoriale. Laboratori di scrittura, dizione, perfino di sartoria teatrale, pensati quali strumenti di crescita personale. Inoltre, abbiamo pensato da subito a una serie di attività collaterali di “abitazione” del Funaro, aprendo una biblioteca, grazie anche alla donazione del Fondo Andres Neumann; una caffetteria, che propone anche cene con concerti, o che può essere uno spazio fruibile durante la giornata per fare quattro chiacchiere e bere qualcosa con gli amici; ideando serate dedicate al cinema o alla letteratura; creando, insomma, uno spazio che i pistoiesi possono sentire come proprio e nel quale ritrovarsi».

Teatro in strada, in casa, di figura, multidisciplinare. Tutte proposte interessanti e di respiro internazionale. In una situazione di crisi come quella attuale, si può rischiare e andare controcorrente?
L. C.: «La nostra Stagione è composta da cinque, sei appuntamenti, in linea di massima di grande qualità e di difficile visione, soprattutto nel territorio circostante. Siamo riusciti a raggiungere tale obiettivo, in primo luogo, con il trascorrere degli anni e una sempre migliore conoscenza delle Compagnie e degli artisti del panorama internazionale; e, in secondo luogo, perché il nostro scopo è stato, da subito, quello di allontanarci dal teatro commerciale perché consapevoli che l’esperienza teatrale può essere un autentico nutrimento per l’anima e, sebbene a volte si sia tacciati di esterofilia, la realtà è che proponiamo al pubblico solo lavori che hanno colpito noi, in prima persona, e che possono dirsi di grande qualità».

Ci propone una panoramica del Cartellone 2014/2015?
L. C.: «Inauguriamo la Stagione con questo spettacolo dei Fratelli Forman, naturalmente. Poi, attendiamo con gioia il ritorno di Peter Brook con The valley of astonishment, il 20 e 21 novembre (subito dopo il debutto nazionale al Teatro Stabile dell’Umbria). Avevamo già ospitato Brook con The Suit e questo spettacolo, che lo stesso regista definisce di ricerca, sarà una scommessa che pensiamo, ancora una volta, vincente, e che sarà possibile vedere solo al Teatro Cucinelli di Solomeo e qui, perché poi la Compagnia partirà per il Giappone. A seguire, l’11 e il 12 dicembre avremo ospite Cristiana Morganti con Jessica and me – una nostra coproduzione con Fondazione I Teatri di Reggio Emilia. Ci tengo a sottolineare che Cristiana Morganti, che si è formata e ha lavorato per molti anni nel Tanztheater Wuppertal di Pina Bausch, sta sviluppando un proprio percorso creativo e ne dimostrerà gli esiti in questo solo di danza. Il 2015 si aprirà con una seconda produzione del Funaro: il 23 e 24 gennaio avremo, infatti, il debutto de La sposa paracadute, di Francesca Giaconi, con Arianna Marano ed Eleonora Spezi. A febbraio, saranno con noi per un intero mese Cuocolo-Bosetti (i fondatori della flag company italo-australiana, Iraa Theatre, n.d.g.) con una serie di iniziative e spettacoli. Il 7 febbraio andrà in scena Serata Dickinson; dall’11 al 15, l’ormai mitico The secret room; e il 27 e 28 debutterà Autoritratto come un altro – che la Compagnia creerà durante la residenza al Funaro. Inoltre, il 21 e 22 febbraio, la coppia terrà un workshop sul teatro nelle case che sarà la prima occasione in cui Cuocolo e Bosetti racconteranno la loro esperienza che, in questi anni, è diventata scuola per molti. Il 20 e 21 marzo, un’assoluta novità: per la prima volta in Italia, vedremo i Blind Summit con The Table. Una Compagnia inglese di teatro di figura, che reinventa il teatro dei burattini giapponese per un pubblico occidentale, in uno spettacolo davvero divertente e originale. E a chiusura di Stagione, il 12 giugno, andrà in scena il risultato di una piccola residenza estiva su L’amore ai tempi del colera con Laura Marinoni, diretta da Cristina Pezzoli».

Buona visione a tutti.

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