Chirurgia della coscienza

L’isola dei rifattiOmaggio al Grand Guignol sarà in scena al Teatro Oscar di Milano fino a domenica 17 marzo. Perché andare a vederlo?

Forse per sorridere, sicuramente per emozionarsi e, soprattutto, per scoprire che le imperfezioni fisiche non sono le sole che possiamo correggere.

Un testo sottile e ricercato, una recitazione intensa e coinvolgente, una storia intelligente e profonda: sono queste le carte vincenti che sfodera L’isola dei rifatti – Omaggio al Grand Guignol. Il regista, Virginio Liberti, sa giocarle con scaltrezza e le distribuisce con attenzione per l’intera durata della performance. Il titolo allude alla chirurgia plastica e il pubblico entra in sala con una certa aspettativa. Satira sociale? Analisi dei costumi? Parodia di un vizio figlio dei tempi? La prima parte della pièce sembra assecondare queste previsioni. Qualche battuta, però, se ascoltata con attenzione, lascia intuire che le cose andranno diversamente. Solo verso la fine le vicende autobiografiche di ogni personaggio rivelano la loro essenza. Gli elementi vagamente truculenti e gli spunti comici che, fino a quel punto, avevano dato colore alla trama cadono come gli abiti variopinti e vistosi degli attori. Via le parrucche, via gli occhiali, via persino le scarpe: sul palco non ci sono più caricature ma uomini e donne, pronti a raccontare la tragedia del loro vissuto. Non ci vuole molto per capire che l’unica cosa da rifare, ricostruire, rimodellare, è la coscienza. Solo in un’immaginaria clinica circondata da onde alte e insuperabili, un luogo che sembra essere sospeso nel tempo e nello spazio, i tre personaggi potranno provare a intraprendere questo difficile percorso.

Ad affiancarli lungo il cammino c’è un giovane dottore, dapprima intrappolato nella caricatura del ruolo che rappresenta. I suoi metodi cambiano quando l’intensità emotiva racchiusa nei racconti dei suoi pazienti comincia a esplodere. Per provare a lenire tutta quella sofferenza bisogna sperimentare l’ascolto, gli abbracci, e riscoprire il senso più autentico della compassione: chi ti cura, in fondo, è chi divide con te il dolore. Un’alternanza sapiente di musica assordante e silenzi prolungati sottolinea la difficoltà dei protagonisti di guardarsi dentro e ricorda una frase di Blaise Pascal: “Ho scoperto che tutta l’infelicità degli uomini proviene da una cosa sola: dal non saper restare tranquilli in una camera”.

Maria Eugenia D’Acquino, Riccardo Magherini, Anning Raimondi e Carlo Decio riescono – grazie alla maestria della loro interpretazione – a rendere omaggio al Grand Guignol, teatro parigino attivo dal 1896 al 1952: da un lato, infatti, giocano con la spettacolarizzazione farsesca dei fatti; dall’altro, rispettano la poetica marcatamente realista che ne ha contraddistinto lo stile. Gli interpreti, infatti, sanno toccare le corde più intime e autentiche dei loro ruoli e lo spettatore non può più osservare gli accadimenti dall’esterno e giudicarli perché ne è completamente rapito.

Lo spettacolo continua:
Teatro Oscar
via Lattanzio, 58 – Milano
fino a domenica 17 marzo
orari: da martedì a sabato, ore 21.00 – domenica, ore 17.00

L’isola dei rifattiOmaggio al Grand Guignol
regia Virginio Liberti
con Maria Eugenia D’Acquino, Riccardo Magherini, Anning Raimondi e Carlo Decio
spazio scenico e luci Fulvio Michelazzi
costumi Horatio De Figuieredo
suono Tommaso Taddei
produzione PACTA . dei teatri, Compagnia Gogmagog in collaborazione con Regione Toscana
(durata 70 minuti)

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