A mille ce n’è…

Picchia, sputa, cade, sbava, tossisce, vomita, è brutto e vuole affetto, ha bisogno di aiuto. Little Europa è fastidioso, ma è una nostra responsabilità. VicoQuartoMazzini racconta una fiaba moderna che fa diventare le poltrone della Primavera dei teatri un posto davvero scomodo.

Lei, svedese ben abbiente, e Lui, italiano mammone, sono talmente presi dai propri piaceri e dal proprio egoismo da smarrirsi in conflittualità interiori, trascurando così il frutto dei propri lombi, che hanno deciso di chiamare (si spiega subito l’arcano) Europa. Questi, annichilito dalla negligenza dei suoi genitori, viene improvvisamente colto da «esplosioni tumorali» che gli piagano il corpo, dilaniandone i tessuti tesi a reclamare la propria indipendenza. Di chi è la colpa, si domanda il narratore. Di tutti noi, conniventi, risponde rapido il pubblico.

Quando la responsabilità diventerà un peso troppo oneroso, allora, i due si lasceranno alle spalle il figlio indesiderato e scapperanno, cedendo la scena alla tata, una bambinaia sadica e schizofrenica che prima coccolerà il piccolo mostro, poi lo scaglierà nel baratro dell’austerity più intransigente, perché una governante «non può essere solo buona e accondiscendente».

Tralasciando l’intuibile ribellione del pargolo comunitario al diktat istituzionale, è interessante concentrarsi sulla reazione degli astanti, che non sembrano affatto apprezzare l’esagerata crudezza drammaturgica di un Elephant Man rumoroso e autoflagellante, a giudicare dai mormorii e dalle occhiate nervose in direzione dell’uscita. Lo schiaffo emotivo provocato dal disgusto innato per tutto ciò che è deforme e antiestetico si traduce velocemente in disagio tra le file dei Teatro Sybaris, mettendo a dura prova gli spettatori, che non avallano la scelta registica di parlare con eccessiva schiettezza di una questione che ci tange tutti, volenti o nolenti.

Dalla prima luce all’ultimo buio, infatti, quelli di VicoQuartoMazzini non ci lasciano mai la manina. La scenografia didascalica, la voce narrante decisamente paternalistica, le musiche spesso e volentieri riempitive e il simbolismo pleonastico delucidano a dismisura un messaggio già di per sé chiarissimo: l’Unione Europea è una nostra creazione, come tale dobbiamo prendercene cura. Encomiabile la volontà di portare sul palcoscenico un tema di cui neanche i politici più spregiudicati osano parlare per timore di ammettere il proprio scellerato fallimento, ma tutte le precauzioni prese per parlarne mettono l’intero progetto sotto una paradossale ottica iperprotettiva, come se, spaventata dall’abbandono che rappresenta, la compagnia si fosse tramutata in un padre e una madre ipocondriaci.

Lo spettacolo è andato in scena all’interno del festival Primavera dei Teatri
Protoconvento Francescano, Teatro Sybaris

via S. Francesco D’Assisi, 1 – Castrovillari
martedì 31 maggio, ore 21.00

Little Europa
uno spettacolo di VicoQuartoMazzini
idea & drama Gabriele Paolocà
regia di Michele Altamura e Gabriele Paolocà
con Michele Altamura, Gemma Carbone, Gabriele Paolocà, Maria Teresa Tanzarella
liberamente ispirato a Il piccolo Eyolf di Henrik Ibsen,
scene Alessandro Rat
sound design e musica Daniele de Virgilio
light design Daniele Passeri
costumi Cristiana Suriani e Flavia Tomassi
tecnica Marco Oligeri e Stefano Rolla
produzione TRIC Teatri di Bari, Associazione culturale Gli Scarti, VicoQuartoMazzini
con il sostegno di Straligut Teatro, Corte Ospitale, FuoriLuogo, Jobel Teatro

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