La perdita dell’innocenza

Un tripudio di applausi al Teatro della Pergola la sera del 23 febbraio scorso rivolti alla Compagnia rumena del Teatro Nazionale di Cluj-Napoca e al regista italiano Roberto Bacci per la riuscita rappresentazione, in lingua romena, de Il Giardino dei ciliegi di Čechov.

Il Giardino dei ciliegi, scritto da Čechov poco prima di morire, non è uno spettacolo semplice da mettere in scena perché porta con sé una duplice faccia, quella della commedia, voluta dall’autore, e quella della tragedia, rilevata dal primo regista che la mise in scena, Stanislavskij. Ma il testo presenta un altro aspetto, e cioè l’intento di mostrare, condensata in un gruppo di persone, la molteplicità di una società, i vari caratteri, gli strati sociali e le condizioni storiche.
Siamo a cavallo tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo, gli ultimi anni dell’Impero zarista. Un’aristocrazia che perde potere e manca di praticità; una borghesia che si arricchisce e considera valore supremo quello espresso dallo slogan “lavorare per arricchirsi”; e i contadini, che dopo l’abolizione del feudalesimo si trovano in una sorta di smarrimento per la propria indipendenza. Tutto questo, traslato in altre epoche storiche, può far riflettere su cosa significhi esattamente una società che cambia, ossia vivere quegli anni di passaggio in cui, per apprezzare gli eventuali miglioramenti, bisogna avere la pazienza di attendere.
Tutto questo risalta anche dalla messa in scena di questo Giardino dei ciliegi. La storia della famiglia dell’aristocratica Ljuba, costretta a vendere la propria casa in campagna, che finirà nelle mani del borghese, figlio di servitori della famiglia stessa, Leopachin, unico, forse, che vede la realtà delle cose, senza troppi idealismi e senza nostalgie. Così di primo acchito, viene in mente, per contrapposizione, il nostro Gattopardo, con la massima per la quale tutto deve cambiare perché nulla cambi. Qui, al contrario, il cambiamento c’è sul serio, un cambiamento che porta con sé vari risvolti lasciati alla nostra immaginazione. La bellezza della trama sta nell’assenza di personaggi totalmente negativi o totalmente positivi; questi sono umani al cento per cento e ognuno di loro potrebbe rappresentare la nostra personalità. E forse per questo, nonostante i loro difetti, sembrano comunque conservare un certo candore, un candore simboleggiato dal bianco dei fiori di ciliegio del giardino.
Questo sicuramente è il colore dello spettacolo, ed è questo che rimane indelebilmente impresso nella mente dello spettatore: il bianco acceso, quasi accecante della scenografia che ci accompagna dall’inizio alla fine. Più colorata, anzi colorita è, invece, la resa della regia e degli attori accompagnati dalla musica dal vivo. La scena risulta sempre movimentata. Lo spettatore in platea si sente in qualche modo accerchiato dagli attori che spuntano da tutte le parti, con tempi comici e tragici ben calibrati, come il tono vocale degli interpreti, esente da quella impostazione forzata che, purtroppo, ancora permane nel nostro teatro e che appesantisce l’ascolto. Qui, al contrario, c’è sempre il senso della misura nella recitazione, capace di far risaltare anche quella duplicità tra il comico e il tragico, tipica di questa opera, rendendo agevole la comprensione di una recitazione in lingua straniera, evento a cui il nostro pubblico è ancora poco abituato.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro della Pergola

via della Pergola, 12 – Firenze
martedì 23 e mercoledì 24 febbraio

LIVADA DE VIŞINI – IL GIARDINO DEI CILIEGI
di Anton Čechov
traduzione Maria Rotar
drammaturgia Stefano Geraci
con Ramona Dumitrean, Alexandra Tarce, Anca Hanu, Ionuț Caras, Sorin Leoveanu, Cristian Grosu, Cǎtǎlin Herlo, Irina Wintze, Radu Lǎrgeanu, Patricia Brad, Cornel Răileanu, Matei Rotaru, Miron Maxim
musicisti Pusztai Renato Aladar, Albert Gábor Balázs
scene e costumi Adrian Damian
direzione tecnica Doru Bodrea
luci Jenel Moldovan
suono Marius Rusu
assistenti luci Alexandru Corpodean, Mădălina Mânzat
assistente scenografia Florin Călbăjos
coordinatore numeri d’illusionismo Florin Suciu
suggeritrice Ana Maria Moldovan
assistenti alla regia Maria Rotar e Francesco Puleo
regia Roberto Bacci
produzione Teatro Nazionale di Cluj-Napoca
foto copertina Nicu Cherciu
foto di scena Filippo Manzini

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