Poco prima delle 11, nella trasmissione Chiodo fisso, si spiega cosa si intende, in teatro, col termine “attrezzista” (quanti, fra coloro che l’hanno frequentato solo in platea, lo conoscono?). Alle 14, Ferruccio Marotti, nella trasmissione Wikiradio, rievoca la grande Emma Gramatica; poi si parla di Heiner Müller. In serata, Don Giovanni involontario, di Vitaliano Brancati; nei giorni scorsi, Diderot, Ascanio Celestini, Testori, Ronconi.

Col progetto Trenta giorni di teatro a Radio3, il vento del teatro gonfia le vele di Radio3, per tutto il mese di novembre.

È vero che il teatro è azione, è gesto, prima che parola. Ma la parola che risuona ha già una sua rilevanza teatrale. La mia generazione, alla fine degli anni Cinquanta, ha scoperto il teatro di Lorca, di Čechov, di Ibsen, ascoltando la radio. E alla televisione, in bianco e nero, il venerdì sera, ha riso per le incredibili invenzioni mimiche di Gilberto Govi; ha assistito al debutto di Luca De Filippo in Miseria e nobiltà, presentato con semplicità da suo padre, Eduardo: “Non è un bambino prodigio, è preparato”.

Chissà se il tutto si esaurirà con la nuova luna; o se possiamo sperare che, non solo si possa continuare ad ascoltare alla radio del buon teatro, ma che un giorno, anche alla televisione, le oscene banalità del Grande Fratello siano espulse, per far posto a Tadeusz Kantor, Lev Dodin, a qualche sconosciuto giovane artista emergente?

Claudio Facchinelli (alias Lumpatius Vagabundus)

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