franco-parenti-teatro-milano-80x80A cento anni dalla nascita di Albert Camus, Fabrizio Gifuni rende omaggio al celebre autore francese. Sul palcoscenico del Teatro Parenti si staglia la dimensione assurda dell’esistenza dinanzi all’indifferenza del mondo.

Una scena spoglia, a eccezione di una serie di microfoni assiepati al centro del palcoscenico e di una postazione da dj in un angolo, accoglie Fabrizio Gifuni, protagonista de Lo Straniero, un’intervista impossibile, suggestivo reading- spettacolo tratto da  L’Etranger di Albert Camus, ospitato dal Teatro Parenti di Milano. Davanti ai microfoni, quasi come una celebrità, Meursault, il personaggio principale dell’opera a cui dà voce e anima un ispirato Gifuni, si schiarisce la voce e inizia a raccontare la sua storia alla sala gremita di spettatori. La narrazione parte dalla morte della madre, ospite di un ospizio, dove Meursault si reca per vegliarla e assistere al suo funerale. Ma, fin dall’inizio, c’è qualcosa che stona nel modo di essere di questo strano uomo: il suo racconto è privo di emozioni, svuotato da ogni umano sentire. Non un’incertezza nella voce, non un’increspatura nel fluire delle parole, nulla che possa far intuire una qualche forma di affetto nei confronti di un genitore perduto. Quasi con sollievo, Meursault ci racconta del suo ritorno in città, ad Algeri, dopo aver seppellito la madre, delle sue giornate successive, trascorse al mare e al cinema insieme a Maria, una ex collega per la quale Meursault nutre una forte passione e con cui inizia una relazione molto fisica.

Come sballottato dagli eventi, ai quali non oppone alcuna resistenza, il protagonista si ritrova suo malgrado a vivere momenti e a compiere atti non scelti da lui, ma frutto di decisioni altrui che accetta passivamente, con indifferenza. È così che si ritrova, quasi inconsapevolmente, a commettere l’omicidio di un arabo, fratello dell’amante maltrattata del suo amico Raymundo, che gli costerà la prigione e, infine, la vita.

Neanche l’imminente esecuzione capitale che lo attende lo scuoterà dalla sua impassibilità, se non per un momento, in cui l’ira avrà il sopravvento nei confronti di un sacerdote giunto a offrirgli il conforto della Parola di Dio, che Meursault rifiuterà bruscamente. Poco tempo lo separa ormai dal patibolo e lì, nella sua cella, prenderà nuova coscienza di quanto il mondo stesso sia indifferente all’umanità e alle sue sorti. Ora è pronto a morire, consapevole di essere stato in qualche modo felice nella vita, nonostante tutto.

Nel centenario della nascita di Albert Camus, Fabrizio Gifuni ha scelto di rendere omaggio al celebre autore francese con un’interpretazione suggestiva e sublime dell’opera che viene considerata un punto di riferimento nella corrente esistenzialista.

Intervallata da brani ispirati al romanzo stesso – come Killing an Arabdei Cure e The Strangerdei Tuxedomoon – e arricchita da rumori e suoni che costruiscono attorno al protagonista il mondo che descrive a parole, la pièce regala agli spettatori uno spaccato socio-culturale e umano particolare, nel quale l’animo del personaggio principale si estende e allarga fino a coprire l’intera dimensione sociale che lo ospita, in una sorta di abbraccio che, in fondo, nasconde in sé l’intenzione di soffocarla.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Franco Parenti
Via Pier Lombardo, 14 – Milano
2 e 3 luglio

Lo Straniero, un’intervista impossibile
Reading tratto da L’Etranger di Albert Camus
con Fabrizio Gifuni
suoni G.U.P. Alcaro
costumi Roberta Vacchetti
riduzione letteraria Luca Ragagnin
regia Roberta Lena
Produzione il Circolo dei Lettori
Durata 70 minuti (atto unico)

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