Petit grande uomo

Al Teatro dell’Orologio di Roma Look Up, America!, un dramma comico in cinque atti scritto da Marco Melloni e da lui diretto insieme al protagonista: uno straordinario Ugo Dighero, che segue il filo di Petit per descrivere l’inconsistenza e la precarietà dell’America intera nell’estate del ’74.

«Il giorno prima della caduta sarà un giorno come tutti gli altri», sono queste le parole con cui il clochard interpretato da un istrionico Ugo Dighero sintetizza la cecità con cui l’uomo non sa vedere la catastrofe che lo colpirà, nonostante siano tanti i segnali di allarme. Ogni giorno quello che era il responsabile del reparto comunicazione della Coca Cola racconta quella storia – che è l’essenza dello spettacolo -, un intenso e partecipato racconto, lucido e dettagliato di un grande momento storico che ha attraversato l’America prima di quel fatidico 11 settembre 2001. Ventisette anni, un mese e tre giorni prima dell’attacco alle Twin Towers, esattamente il 7 agosto del 1974, alle 6.45 del mattino, in un cielo pieno di foschia, mentre «gli uomini vestiti in nero abituati a schiacciare tasti si affrettavano a raggiungere gli uffici», un altro uomo – tra genio e follia – «galleggiava nel vuoto» dopo aver teso un filo tra la Torre Sud e la Torre Nord, a quattrocentododici metri d’altezza. Con il suo esile corpo vestito di nero camminò per otto volte avanti e indietro lungo i sessanta metri di filo, tra lo sgomento dei passanti alla vista di quello spettacolo assurdo e sublime.
Un testimonial perfetto per la mente di un creativo che aveva visto nella pubblicità della Coca-Cola la promessa della felicità, quell’ingrediente segreto custodito nella bibita. L’America aveva bisogno di Coca-Cola. “Look up, America!”. «Bevi Coca-Cola e comincia a guardare in alto» e non più alle bassezze di certa politica; proprio in quello stesso giorno infatti a reti unificate andava in onda il 37° discorso del Presidente degli Stati Uniti, Nixon, che scippò la fama mediatica al francese Philippe Petit, il funambolo che era riuscito a conquistare il vuoto senza nulla pretendere.
A cadere immediatamente furono gli ideali, le certezze e quei valori in cui quel pubblicitario aveva sempre creduto e lottato, come tutti in quel mercato globale dove «per sentirci felici siamo disposti a vivere una vita di merda». E così in chiave poetica, accompagnato dalle note di The dark side of the moon dei Pink Floyd e spalleggiato da un manichino rivestito al meglio con una cartello la cui scritta recita One song – one dollar, il grande Dighero commuove e diverte mentre si deodora le ascelle con un alberello dell’Arbre Magique e scatena riflessioni sull’importanza di saper scegliere per ottenere la libertà. Libertà che ha permesso a un barbone, un tempo manager pubblicitario, di capire che solo cogliendo i segnali, reagendo dando loro una giusta importanza, si può cambiare il mondo. Il suo personaggio rappresenta quindi una sorta di premonizione: è il futuro che ci aspetta; la crisi del ’74 come quella del 2001 era prettamente economica, oggi è strutturale, è la crisi di un sistema che ha fallito e che sta andando verso la catastrofe, tanto da avere «le pezze al culo da tempi non sospetti».
Cinque atti ben scritti da Marco Melloni e ben concentrati, caratterizzati da molti elementi veri, materiale fotografico originale e riferimenti concreti, che riportano alla realtà storica, ironizzando senza perdere il filo, proprio come Petit e come Dighero. Chapeau!

Lo spettacolo continua:
Teatro dell’Orologio
via dei Filippini, 17/a -Roma
fino a domenica 11 novembre
orari: da martedì a sabato ore 21.00, domenica ore 17.30
(durata 1 ora e 20 minuti senza intervallo)

Look up, America!
di Marco Melloni
regia Marco Melloni, Ugo Dighero
con Ugo Dighero

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