La vita, la pittura, il teatro e di nuovo la vita

teatro-accento-romaL’arte pittorica approda sul palco dell’Accènto Teatro di Roma per un esperimento audace e ben riuscito: unire le attitudini registiche di Gabriele Manili, l’attorialità di Simona Zilli e le competenze critico-artistiche di Fulvia Strano in un progetto culturale di ampio respiro sull’opera di un unico, straordinario artista: Jan Vermeer.

È uno dei quadri più visti della storia dell’arte moderna: eppure La ragazza con l’orecchino di perla, proiettato sul fondale di scena nel solo dettaglio dello sguardo, è lui – stavolta, ma in realtà non ha fatto altro, per secoli – a guardare il pubblico. I presenti sono accolti così, mentre sullo spazio scenico un tavolo nero a destra, una cornice pendente a sinistra preannunciano la dinamica dello spettacolo: il reale, da una parte, l’immaginario artistico, dall’altra, e il loro intrecciarsi a ricomporre la vita. Il quadro si origina dalla vita vera per poi tornare in essa come sua immagine, rappresentazione, ricostruzione etica o estetica.
Fulvia Strano, scrittrice e critica dell’arte – con una personale facilità anche al tono teatrale – accompagna lo spettatore alla comprensione soprattutto antropologica dell’ispirazione del pittore olandese Jan Vermeer, non solo attraverso l’opera principale da cui lo spettacolo prende il nome, ma attingendo a numerose altre produzioni che rendono conto di un uomo, di un talento, e insieme di una intera classe sociale, quella dei commercianti olandesi del Seicento, self made men che dal nulla, dedicandosi con sacralità al lavoro, costruirono da soli la loro fortuna.
È un percorso intenso che però si segue con facilità, sia grazie al timbro divulgativo – seppur sempre massimamente preciso e competente – della storica dell’arte, sia grazie alle interpolazioni drammaturgiche che intervallano l’impianto didascalico, permettendo al pubblico di abbandonarsi alla rappresentazione della vita che sottende al quadro. Simona Zilli dà vita con compostezza e cura a «una Griet qualunque», la serva che fu modella dell’indimenticata opera resa ancor più celebre dal romanzo di Tracy Chevalier: la vediamo muoversi, cercare la posa, opporsi ad alcune imposizioni dell’artista e accettarne altre, con conseguenze che ricadranno anche sulla sua vita personale, sul suo essere donna di carne e di ossa.
L’orecchino di Vermeer – Il quadro raccontato è tutto questo e non solo: è un progetto totalmente dedito alla cultura, alla contaminazione delle arti, all’investimento intellettuale sul teatro, e quindi pregevole e apprezzabilissimo. Al di là del piano didascalico già evidenziato e di quello teatrale, l’incontro con queste due donne, contemporanee e antiche insieme, è soprattutto un’esperienza etica, come è etico l’approccio del pittore di Delft alla sacralità delle scene d’interni e del lavoro, e alla vanitas, che rende l’esistenza umana fugace e inafferrabile, e determina il duplice approccio di chi ne gode, voluttuosamente, come si confà alla “vita”, e di chi vi indaga per cercarne il senso e la coerenza, elevandola a “Vita”.

Lo spettacolo continua:
Accènto Teatro
via Gustavo Bianchi, 12/a – Roma (zona Testaccio)
dal 23 al 26 gennaio e dal 30 gennaio al 2 febbraio
orari: da giovedì a sabato ore 21.00, domenica ore 18.00
(durata 1 ora circa senza intervallo)

Il posto delle fragole presenta
L’orecchino di Vermeer – Il quadro raccontato
regia Gabriele Manili
con Simona Zilli, Fulvia Strano

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