Quando il corpo femminile diventa oggetto

Al teatro Arvalia di Roma va in scena Loretta Strong spettacolo imperdibile nato dell’incontro del genio letterario di Copí con quello teatrale di Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa.

Cosa succede quando la forza surrealista dall’immaginazione incontenibile di Copí (nome d’arte di Raúl Damonte Botana, 1939-1987, un argentino sfuggito al peronismo e approdato in Francia dove si farà conoscere come autore di fumetti, romanzi e drammi) si incontra con il rigore del teatro totale di Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa? Succede che il pubblico va in estasi per una messinscena di assoluta perfezione.
Tecnicamente non un monologo ma un dialogo con un’amica assente (che la concupisce sessualmente ma Loretta le ricorda, maliziosa, che non si può scopare con la voce) Loretta Strong è un delirio affabulatorio di estrema difficoltà.

Loretta vive incapsulata in un’astronave in viaggio dalla Terra verso Betelgeuse per “seminare oro”. Durante il viaggio incontra alieni, viene fecondata da topi (che le fanno partorire dei pipistrelli), conserva parti umane altrui nel frigorifero e nel forno mentre chiacchiera svagata al telefono con la sua amica Linda – «Pronto, pronto? Linda?!», è uno dei tormentoni del testo, assieme a «ma sta per esplodere!» riferito, di volta in volta, al pianeta Terra – che va letteralmente in pezzi – agli alieni, a Linda e a Loretta stessa – che si divertirà a ricomporsi da sola.

Paolo Oricco interpreta Loretta in maniera magistrale pur sottoposto a una costrizione fisica insostenibile: legato per i piedi, la vita e le spalle a un pannello circolare posto a svariate decine di centimetri da terra che funge da astronave. Nella parte bassa del pannello, una sporgenza sulla quale appoggiare i piedi, in alto due sostegni metallici che, ogni tanto, l’attore impugna, avendo almeno le braccia libere. In vita, sopra un pantalone bianco e stivali rossi, una sorta di gonna a pois – motivo ripreso nel disegno che ricopre l’intero pannello, sulle cui propaggini tentacolari corrono i topi. Il pannello può girare su se stesso capovolgendo l’attore a testa in giù, se manovrato opportunamente da Maria Luisa Abate e Stefano Re – i quali, assieme ad Alessandra Deffacis e Valentina Battistone – si trovano già in scena quando lo spettatore prende posto. Indossando costumi ricavati da cartoni – a metà strada tra tute spaziali e armature da robot – danno il benvenuto al pubblico, cimentandosi in una pantomima che rimanda ai visitatori della Luna dei cortometraggi di Meliès.

Tutt’altro che trovata scenografica l’astronave (di Daniela Dal Cin, che firma anche i costumi): è in realtà l’elemento cardine sul quale Marco Isidori sviluppa l’intera drammaturgia: Paolo Orrico fa corpo unico con l’apparato meccanico e la costrizione cui è sottoposto evidenzia ancora di più quella del personaggio che cerca di sottrarsi a una esistenza resa oggetto, “cosa” – tramite le sue affettazioni, il suo discorrere di una se(n)sualità altra.

Non meravigli la scelta di far interpretare il ruolo femminile a un uomo: negli anni 70 Copí stesso venne in Italia per recitare il monologo (nella nostra lingua). Anche se Loretta è una donna e non un travestito, l’autore volle che fosse interpretata da un attore nel solco della tradizione di decostruzione di ruoli sessuati propria della sua intera produzione artistica.

Pur rimanendo squisitamente quella di Copí, Loretta Strong da adesso in poi porterà indelebilmente il segno di Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa.

Lo spettacolo continua:
Teatro Arvalia
Via Quirino Majorana 139 – Roma
fino a sabato 2 aprile
orari: da martedì a sabato ore 21.00 – (chiuso il lunedì)

Produzione Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa con il sostegno del Sistema Teatro Torino presentano:
Loretta Strong
di Copí
regia di Marco Isidori
con Paolo Oricco e con Maria Luisa Abate, Stefano Re, Alessandra Deffacis e Alessandra Maggiora
scena e costumi di Daniela Dal Cin

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