La nostra seconda giornata inizia con Insecto primitivo, performance diretta da Elías Aguirre e concepita per «armonizar lo desgarrador con la sutil belleza de lo que acontece en los escenarios minúsculos e improvisados de la naturaleza».

Abstract castellano

En el segundo report de Madferia son protagonistas algunos ejemplos – más o menos exitosos – de los dos lados de las artes escénicas contemporáneas: la tradición del drama de palabra o de las coregrafías naturalistas y la experimentación multidisciplinar y polémica respecto al público.

[riduci]

Ambizioso e non avanguardistico nel cercare di innestare l’iconografia del micro-mondo naturale in una opposta struttura culturale, l’evento fa parte di un progetto più generale di contaminazione e rinnovamento del repertorio del contemporaneo attraverso gli stilemi della danza invisibile degli insetti. Nel caso di Insecto primitivo, Elías Aguirre dirige performer tecnicamente puliti e fisicamente preparati, ma, pur avendo individuato un percorso fertile di soluzioni, sembra ancora legato a un’impostazione spesso didascalica nella restituzione coreografica dei riferimenti entomologici (corpi che strisciano, braccia che si agitano compulsivamente, il finale con una maschera integrale a mo’ di crisalide che collega il tema dell’umano attraverso quello della metamorfosi).

Sul versante del teatro di parola, troviamo il debole Chicas y chicos di El sol de York e il controverso Quitamiedos di Kulunka Teatro.

Il primo è un testo di Dennis Kelly diretto da Lucía Miranda, la storia di una donna e madre che racconta le «pequeñas derrotas y victorias de la vida de cualquier mujer». Un Kelly ormai a corto di idee, una messinscena ingessata in una trama lineare e la sarcastica facilità con cui oscilla tra banali episodi di vita quotidiana e l’orrore assoluto completano la percezione negativa di un allestimento che l’interpretazione strappalacrime con inevitabili concessioni a momenti quasi cabarettistici di Antonia Paso e il frontalismo asfissiante della regia hanno reso difficile esperire nelle sue potenziali complicazioni esistenziali.

Sulla stessa falsariga, pur con altro esito, troviamo Quitamiedos di Kulunka Teatro, compagnia basca da cui, in realtà, ci saremmo aspettati ben altro che un esempio così canonico di teatro drammatico.

Quitamiedos è la vicenda di un uomo appena morto in un incidente stradale che si ritrova a dialogare ininterrottamente per quasi un’ora e mezza con il proprio angelo custode che tale, però, si rivela non essere. Infatti, dopo aver detto di essersi innamorato di lui, il pennuto (pur avendo sembianze umane, perde piume da tutte le parti) confessa di non aver fatto nulla per evitare l’incidente e per così avere l’occasione di incontrarlo di persona in quel piccolo lasso di tempo che è concesso prima di passare alla morte definitiva «hasta que su cuerpo se enfría y se funde con la temperatura ambiente».

Sconvolto dalla notizia, dopo essersi riconosciuto a stento nel passato accuratamente catalogato dall’angelo e aver rischiato di affogare nel mare di rimpianti e rimorsi per un’esistenza che non era stata come e quanta l’avrebbe voluta (la crisi con la moglie, il figlio mai arrivato), sarà però un’altra scoperta ad abbattere questo disgraziato e a rendere ancora più eccentrica la situazione, ossia che, quando effettivamente morto, egli non solo diventerà a sua volta l’angelo custode di un bambino, ma che dimenticherà ogni cosa terrena.

Il dialogo serrato in un quasi corpo a corpo (scritto e diretto da Iñaki Rikarte), la bella ma didascalica scenografia naturalistica («una curva de una carretera comarcal, con un quitamiedos roto después de un accidente de tráfico»), l’ottima prova di Jesús Barranco e Luis Moreno riescono solo in parte a rappresentare «el contexto para descubrir una visión singular de la muerte, poética y desacralizada, y los datos de una biografía (la del accidentado) cuyas piezas no acaban de encajar en la versión oficial del accidente». Quitamiedos, per quanto ben recitato e diretto, scivola diretto verso una deriva pericolosamente manieristica, se non proprio scolastica, di fare spettacolo, esito inevitabile di una narrazione che non riesce mai a essere sorprendente o provocante.

Deludente da ogni punto di vista, invece, l’atteso Un roble per la regia di Carlos Tuñón e Luis Sorolla primo attore, versione spagnola di An Oak Tree di Tim Crouch, pièce in cui un secondo personaggio viene «interpretado cada noche por un actor o actriz diferente que se subirá a escena sin conocer nada de la obra que va a interpretar y sin haber leído ni una sola palabra del texto».

Bella Batalla (Nacho Aldeguer, produttore e distributore) e Esto podría ser (Luis Sorolla) recuperano tanto l’intenzione tipica di Crouch di destabilizzare il pubblico dalla sua passività e renderlo in qualche modo sia compartecipe alla funzione sia osservato speciale in una platea costantemente illuminata, quanto la sua impostazione metateatrale, didattica e politica – la quale, pur anticonvenzionale, in realtà trae legittimità teatro epico brechtiano che riflette sui meccanismi di potere esistenti nel rapporto tra autore, attore e spettatore e, dunque, si interroga sulle responsabilità individuali e sociali.

Tutto l’impianto di Un roble regge sulla esplicita non-definizione dei ruoli. Da un lato, Luis Sorolla interpreta un ipnotizzatore pasticcione, dall’altra a recitare la parte della vittima è un ospite diverso per ogni replica (un attore professionista in grado di fare da spalla/comprimario seguendo le poche indicazioni testuali lette live e il complicato intreccio di una trama trafitta dal dolore, difficile da ricostruire per gli stessi spettatori e in parte compensata da improvvisazioni che non di rado giungono ironiche).

La storia è quella di un padre che, uccisa la figlia da un pirata della strada, andrà da un ipnotizzatore (che si scoprirà essere lo stesso pirata) sperando di trovare conforto dal proprio lutto. Presupposto della vicenda è la palese dimensione illusoria della vicenda teatrale che, dichiarata prima e durante lo spettacolo dallo stesso Sorolla, dovrebbe gettare ulteriore incertezza su un piano di realtà già di per sé confuso nello sviluppo cronologico.

Appare evidente come far reggere il gioco e realizzare l’auspicata messa in crisi del pubblico siano operazioni complicate per le quali sarebbero state necessarie tanto una restituzione attoriale credibile e non semplicemente gigioneggiante come quella di Sorolla, quanto una direzione capace di gestire con efficacia la prossimità e la distanza tra palco e platea e di finalizzare il ritmo dell’allestimento alla indefinizione di uno spazio di confine tra improvvisazione e testo (e non la banale sensazione di un anarchico pressappochismo scelta da Carlos Tuñón).

Sorvolando su Myres «un espectáculo de circo contemporáneo inspirado en las Moiras, diosas encargadas de tejer el destino de los seres humanos» che «representando estas figuras mitológicas y su cometido, en un ambiente onírico creado a través de una composición musical original y un diseño de luces específico, […] genera una reflexión sobre el libre albedrío» perché preferiamo ritenere che qualcosa sia andato storto nella sua esecuzione anziché porlo su livelli poco più che amatoriali (da cui le sole Nina Savidi e Libby Halliday hanno mostrato a tratti di elevarsi), chiudiamo il nostro report con l’ottimo Excalibur y otras historias de animales muertos di Hermanas Picohueso.

La compagnia delle Islas Baleares, che per la progettazione di questo spettacolo ha goduto di una lunga residenza alla Nau Ivanow di Barcelona, azzarda efficacemente una composizione trans-disciplinare, multimediale e manuale e affronta delle tematiche di stretta attualità da una prospettiva teatrale e laterale, occupandosi – dal punto di vista delle conseguenze ecologiche – della questione del cosiddetto (e controverso) antropocene, ossia delle responsabilità umane nei confronti del complesso meccanismo dei cambiamenti climatici.

Per potenziare ulteriormente la paradossalità dell’allestimento, la regia collettiva di Hermanas Picohueso affida il protagonismo della pièce a marionette di bestie parlanti, tutte particolarmente note perché legate a catastrofi in cui sono stati coinvolti l’essere umano o la cronaca sanitaria mondiale: da un lato, Laika (cagnetta spedita nello spazio nel 1957), Excalibur (il cane di un’infermiera spagnola affetta dall’ebola abbattuto in via precauzionale senza che venisse effettivamente accertato il contagio) e Dolly (famosa pecora clonata nel 1996), rispettivamente inviata, ospite e conduttrice di Ornitorracó, un talk show con inchieste e spot pubblicitari modellati sui bisogni animali; dall’altro la carcassa di una renna (il cui scongelamento per le alte temperature avrebbe dato origine all’epidemia di antrace in Siberia del 2014), i resti di un pollo vittima dell’influenza aviaria e quelli di una mucca macellata perché affetta da BSE (morbo della mucca pazza).

A tessere la drammaturgia del programma che «pone en el centro las víctimas de la inconsciencia y la desconfianza de los humanos» – quindi a decidere (solo apparentemente) quale catastrofe e quale protagonista sarà chiamato a testimoniarla attraverso un’inchiesta o un’intervista – è Expolio, un gioco da tavolo realmente esistente (inventato dalla stessa compagnia).

La scena è dominata dal disordine di materiali poveri riciclati in una dimensione teatrale (Tetra Pak e schede madri diventano città e palazzi in scala ridotta, delle forbici un becco e così via), mentre sullo sfondo un grande telo accoglie le proiezioni in diretta sia del programma televisivo, sia delle sequenze a fumetti con cui vengono spiegati direttamente, ma non didascalicamente, i contenuti polemici dello spettacolo.

L’effetto di dissonanza ed estraniazione determinato dalla visione tanto del risultato, quanto dell’operazione stessa del riprendere genera un felice cortocircuito di facilitazione della riflessione razionale, che le frenetiche gag inscenate da Lluki Portas e Diego Ingold accompagnano con momenti di straripante e non catartica ilarità.

Individuati i personaggi e le rispettive vicende, plasmata artigianalmente la scenografia e rigorosamente scandita nei tempi e nel ritmo la regia, Excalibur y otras historias de animales muertos affonda con pirandelliana ironia il proprio j’accuse nei confronti dei potentati economici e dell’informazione, pur a volte scadendo in alcune pericolose banalizzazioni rispetto a tematiche che andrebbero maggiormente approfondite nella preparazione e sfaccettate nell’esecuzione (come quella dei vaccini, liquidata con una quasi criminalizzazione di governi semplicemente succubi delle multinazionali).

Nonostante la continuità stilistica un po’ troppo pronunciata nei confronti della poetica di Señor Serrano e nonostante rimanga da esplorare e restituire con maggiore evidenza il fondamento che sta alla base «de este documental en tiempo real […] que habla sobre las estructuras de poder que generan estas catástrofes», ossia la responsabilità di un sistema neoliberista e capitalista che, come ricorda Mark Fisher, impedisce il solo pensare alla possibilità di un’alternativa, Excalibur y otras historias de animales muertos rimane un poetico esempio di come documentare nella trasfigurazione drammaturgica possa offrire allo spettatore le condizioni di un confronto autentico e non stereotipato con la realtà.

Gli spettacoli sono andati in scena all’interno di MADFeria 2020
Matadero

Plaza de Legazpi, 8 28045 Madrid
23 y 24 de enero 2020

Un roble
Compañía: Bella Batalla & Esto podría ser
Comunidad Autónoma: Comunidad de Madrid
Disciplina: Teatro
Duración: 90 min.
En escena: Luis Sorolla y un intérprete nuevo en cada función
Dirección: Carlos Tuñón
Dramaturgia: Tim Crouch
Distribuidor Nacho Aldeguer

Quitamiedos
Compañía: Kulunka Teatro
Comunidad Autónoma: País Vasco
Disciplina: Teatro
Duración: 80 min.
En escena: Jesús Barranco y Luis Moreno
Dirección: Iñaki Rikarte
Dramaturgia: Iñaki Rikarte
Distribuidora Isis Abellán (Proversus)

Chicas y chicos
Compañía: El Sol de York
Comunidad Autónoma: Comunidad de Madrid
Disciplina: Teatro
Duración: 80 min.
En escena: Antonia Paso
Dirección: Lucía Miranda
Dramaturgia: Dennis Kelly
Distribuidora Carlos M. Carbonell (Crémilo)

Insecto primitivo
Compañía: Elías Aguirre
Comunidad Autónoma: Madrid
Disciplina: Danza
Duración: 70 min.
En escena: Elías Aguirre, Yeinner Chicas, Dunya Narli, Richard Mascherin y Lucía Montes
Dirección: Elías Aguirre
Coreografía: Elías Aguirre
Distribuidora Lola Ortiz de Lanzagorta (New Dance Management)

Myres
Compañía: Grop Circo Actual
Comunidad Autónoma: Madrid
Disciplina: Circo Contemporaneo
Duración: 70 min.
En escena: Nina Savidi, Libby Halliday, Barbara Govan y Shakti Olaizola
Dirección: Stefano Fabris
Dramaturgia: Stefano Fabris
Distribuidor Stefano Fabris

Excalibur y otras historias de animales muertos
Compañía: Hermanas Picohueso
Comunidad Autónoma: Islas Baleares
Disciplina: Teatro
Duración: 65 min.
En escena: Lluki Portas, Diego Ingold, Gal·la Peire y Marc Homar
Dirección: Hermanas Picohueso
Dramaturgia: Hermanas Picohueso
Distribuidora Àngels Queralt

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