Il luogo dove ognuno è estraneo

teatro-i-milanoAl Teatro i, fino al 17 giugno, Lotta di negro e cani. Una regia di Renzo Martinelli – geniale e provante al tempo stesso.

“L’inferno sono gli altri”, chiosava Jean-Paul Sartre nel suo dramma A porte chiuse. In quest’opera di Bernard-Marie Koltès di chiuso c’è ben poco: l’ambientazione, la prospettiva esistenziale dei protagonisti e, soprattutto, il finale; ma le interazioni tra i personaggi sono infernali e “al massacro” tanto quanto nell’opera del celebre filosofo francese. Interazioni forse non è la parola più adatta per parlare di esseri umani che cercano di distruggersi a vicenda fingendo collaborazione e umanità, il tutto all’interno di un territorio ostile: il disagio, l’alienazione, il senso di estraneità sono instillati nel pubblico attraverso un’abile scenografia che riproduce la dimensione del cantiere, collocando gli spettatori su pedane rialzate  – con luci al neon, tubi e cavi – rispetto alla scena, che ricorda un ring da boxe e, al tempo stesso, un voyeuristico pozzo.

Siamo in una sconfinata e desolante pianura del Senegal, arida e inquietante come solo la natura più selvaggia può esserlo. Qui, i “civilizzati” francesi stanno lavorando in un cantiere edile insieme a operai indigeni – i bubu, come li chiama con disprezzo Cal, un odioso operaio bianco più selvaggio e ancestrale di tutti i neri che disprezza (interpretato da un giustamente inquietante Rosario Lisma). È questo il luogo dello scontro tra etnie, culture e dimensioni antropologiche troppo diverse per essere conciliabili; il luogo di una guerra psicologica e fisica, condotta fino all’ultima goccia di sudore e all’ultimo barlume di dignità umana. Il tutto scatenato dalla pressante presenza sul cantiere di Alboury, un nero del villaggio che pretende il corpo del fratello morto sul lavoro, per le esequie funerarie nel rispetto della propria cultura.

Koltès è noto per opere che trattano di battaglie ancora oggi cogenti: razzismo, violenza, questione omosessuale, immigrazione, lotta di classe; il suo stile non manca mai di sottolineare quanto l’uomo sia sempre solo in qualsiasi lotta decida di intraprendere, e lo fa, soprattutto, attraverso un linguaggio melangé, destabilizzante, a tratti di un lirismo quasi ermetico, talvolta di un’aggressività sconcertante e diretta. In questa occasione il discorso stilistico raggiunge una vetta altissima tra un eccellente Alfie Nze – che mescola italiano, inglese, francese e igbo, la sua lingua madre; una potentissima Valentina Apicello, che interpreta Leòne, il personaggio più poetico e destabilizzante; e un incredibile Alberto Astorri nel ruolo di Horn, l’unico personaggio veramente umano e razionale in un contesto dove la conciliazione è l’unica arma che si ritorce contro chi la pratichi. Il tutto ulteriormente intensificato da scelte musicali e rumoristiche che, di volta in volta, accentuano la dimensione straniante e lirica o sottolineano l’aspetto disturbante che il rumore può avere in un cantiere edile –  senza cedere mai al pittoresco e tribale, come è accaduto in altre regie. Quello che sconvolge della performance è la grinta e l’energia che gli interpreti riescono a mantenere invariata – e, se possibile, in crescita – per le due ore abbondanti di spettacolo: incredibile la loro abilità nel rendere questa lotta tra animali selvaggi, dove nessuno – e i bianchi colonizzatori a maggior ragione – è esente da un marchio di infamia primordiale.

Purtroppo la drammaturgia non è sempre altrettanto entusiasmante: si alternano troppo spesso momenti di grande tensione a momenti di stasi – tanto che, verso la fine, si intravvedono almeno due o tre finali plausibili e insoddisfacenti al tempo stesso.

Nel complesso, uno spettacolo che va provato, innanzi tutto, come esperienza: per chi ama le opere di Koltès, ma anche per coloro che abbiano voglia di capire il senso di disagio di chi si sente straniero in una terra di cani  – pronti a sbranare.

Lo spettacolo continua:

Teatro i
via Gaudenzio Ferrari, 11 – Milano
fino a lunedì 17 giugno
orari: lunedì e da mercoledì a sabato, ore 21.00; domenica, ore 17.00
Lotta di negro e cani
di Bernard-Marie Koltès
traduzione Valerio Magrelli
regia e scene Renzo Martinelli
con Alberto Astorri (Horn), Rosario Lisma (Col), Alfie Nze (Alboury), Valentina Picello (Léone)
drammaturgia di Francesca Garolla
scene di Renzo Martinelli

luci Luigi Biondi
produzione Teatro i
in collaborazione con Face à face – Parole di Francia per scene d’Italia e Institut Français Milano

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