L’altra faccia del teatro contemporaneo

Luca Ricci. Instancabile animatore e direttore di Kilowatt, regista teatrale e ideatore del progetto dei Visionari, che mette al centro della scena gli spettatori, chiamati a scegliere alcune tra le proposte artistiche che ogni anno sono presentate durante il festival. Quest’anno, grazie a Kamion, è riuscito a far dialogare, insieme all’ideatore della performance, Michael de Cock, pubblico, assessori e associazioni che si occupano dell’assistenza ai richiedenti asilo.

1) Quali sono le problematiche che deve affrontare chi produce teatro contemporaneo fuori dagli ex Stabili?

2) Quali dovrebbero essere i parametri e i principi di una Legge quadro sul finanziamento della produzione teatrale dal vivo che risponda alle esigenze delle Compagnie off?

L.R.: «Per me una nuova legge sullo spettacolo dal vivo deve, prima di tutto, essere una legge che definisce i principi, cioè il senso in base al quale lo Stato finanzia lo spettacolo. Credo che la legge debba ribadire che lo Stato si impegna a finanziare la rivivificazione della tradizione, da un lato; e il rischio culturale, l’innovazione e la ricerca, dall’altro. Il teatro commerciale – che non è nessuna delle due cose – non ha bisogno dell’investimento dello Stato e non ha neppure troppo senso che lo Stato ci investa perché quel teatro fa profitto e, dunque, si sostiene da solo. Ha senso invece che lo Stato investa su ciò “che non fa cassetta” perché deve intervenire laddove il suo impegno rende possibile ciò che, altrimenti, non lo sarebbe. L’altro elemento che, per me, è fondamentale è che lo Stato si impegni a finanziare in egual misura la domanda e l’offerta di teatro. Non si può, da un lato, pretendere che ogni Compagnia faccia almeno 70 o 90 date l’anno, determinando un monte di recite (tra tutte le Compagnie finanziate) di circa 12.000 recite annue; finanziando, dall’altro lato, le strutture che le ospitano solo per un totale di 4.000 repliche. Dove si dovrebbero fare le altre 8.000? È fondamentale che la domanda e l’offerta di teatro, sulle quali investe lo Stato, siano equilibrate e che le economie che lo Stato destina a chi fa ospitalità siano vincolate (in una determinata percentuale) al pagamento di cachet (per evitare la pratica di soggetti finanziati dallo Stato per fare ospitalità che, nonostante questo, chiedono alle Compagnie di esibirsi a incasso)».

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