Al teatro dell’Orologio l’incontro tra due solitudini e il ricordo vola: “I’m a loser baby, so why don’t you kill me
“?

Due vite alla deriva, due esistenze tormentate e precipitate nella solitudine, nel disprezzo per le relazioni umane, addirittura nel desiderio di morire. I destini di due loser, che si incontrano casualmente in un bar e iniziano a insultarsi e a gridarsi contro, e che saranno capaci di trovare l’uno nell’altra la ragione e la speranza per ricostruire la loro vita, o per lo meno per sognare un futuro migliore. Luna elettrica, in scena al teatro dell’Orologio fino al 19 dicembre, è costruito attorno alle vicende di Danny e Roberta, 29 e 31 anni, tra disperate confessioni di incesti, omicidi, risse, rancori e fallimenti, fino ad arrivare all’insperata nascita di un amore capace di redimere colpe e sventure, che splende come la luna artificiale nel solaio di Roberta, il nido d’amore dei due per una notte.

Liberamente tratto da Danny and the Deep Blue Sea – un’opera del 1983 del drammaturgo e autore americano John Patrick Shanley (celebre per il successo de Il dubbio, pièce pluripremiata del 2005 e poi portata al cinema con un film interpretato da Meryl Streep e Philip Seymour Hoffman), trasposta con arguzia ed efficacia nell’ambiente della borgata e nel linguaggio popolare a esso caratteristico – Luna elettrica è uno spettacolo interpretato e diretto da Giulia Morgani e Federico Palmieri, rispettivamente la “bella” e la “bestia” postmoderni. Ad accompagnare le vicende dei protagonisti, i brani tratti dal repertorio dei classici del rock, eseguiti dal vivo da Edoardo Luttazzi. Nella prima, molti i limiti e le imperfezioni, soprattutto relativi a malfunzionamenti di ordine tecnico (tra microfoni e proiezioni mancate), che hanno accentuato i limiti vistosi dell’allestimento – dalla scenografia ovvia e priva di estro, ai movimenti degli attori spesso poco coordinati e senza rigore coreografico, alla stessa recitazione che, seppur coinvolgente, ironica e potente, lascia troppo al caso e all’iniziativa istintiva.

Quest’ultimo fattore è la conseguenza della spontaneità di Palmieri e Morgani nell’incarnare quei personaggi così autentici e vicini forse anche al loro mondo; ma, d’altronde, una maggiore dote di “mestiere” oltre che di pathos servirebbe proprio a contenere il rischio di lasciarsi andare alla parte piuttosto che padroneggiarla. Soprattutto quando si verifica la peggiore delle sciagure che può accadere nel corso di uno spettacolo teatrale: che il pubblico, trascinato magari dal lato goliardico e umoristico dell’opera, non veda nella scena madre tutta la tragicità, il dramma e la poesia che essa intendeva trasmettere, ma la interpreti come un’ulteriore scena divertente. E, mentre il pubblico ingenuo riempie la sala di risate, c’è solo una cosa peggiore, ovvero che l’attore ascolti quelle risate e assecondi il pubblico mutando sul momento il testo, mitigandone il tono melodrammatico e plasmandolo in ciò che gli spettatori credono di e vogliono vedere.

Questo è quanto è accaduto durante la prima, ma speriamo non si ripeta.

Lo spettacolo continua:
Teatro dell’Orologio
– Sala Orfeo
via dei Filippini 17/a – Roma
fino a domenica 19 dicembre
orari: feriali ore 21.00 – domenica ore 18.00

Luna elettrica
tratto da Danny and the Deep Blue Sea di J. Patrick Shanley
regia di Giulia Morgani e Federico Palmieri
con Giulia Morgani e Federico Palmieri
brani dal vivo eseguiti da Edoardo Luttazzi

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