Filosofia del Contemporaneo

Rassegne e mostre, spettacoli e concerti dal vivo al Castello della Rancia di Tolentino. Dal 28 al 31 agosto, #oppureridi presenta il festival della filosofia dell’umorismo.

Ridere è un argomento complesso, tanto più se si pretende di farlo criticamente e filosoficamente.

Dalla tremenda serietà che (soprendentemente) porta da Kierkegaard a Wittgenstein al tragico destino che avvicina Socrate a Nietzsche, dalla disperazione che angoscia tanto Sartre quanto Schopenhauer alla celebre sentenza hobbesiana, secondo la quale il riso sarebbe «un grave malanno della natura umana, che ogni testa pensante dovrà sforzarsi di vincere», sembrebbe scontato e doveroso attribuire al pensiero e alla pratica filosofica uno status ben poco gaio.

Tuttavia, prossima a tale idea se ne accompagna una contrapposta, legata non tanto all’immaginario, quanto alla quotidianità del nostro inefficace modello scolastico e accademico, realtà che – clamorosamente, nonché anacronisticamente – continuano ancora a patire la pesantezza di una didattica e una psicopedagogica di ascendenza gentiliana.

Infatti, se, da un lato, la ricerca contemporanea appare tesa all’affermazione della dimensione ludica, laboratoriale e relazionale su quella cognitiva e contenutistica, dunque a una direzione ostinata e contraria, dall’altro sul potere della risata, sulla profondità e sulla radicalità della sua funzione e della sua portata sono stati tra i più grandi intellettuali della storia occidentale ad assumere ben altra prospettiva.

Dall’ormai classico Il riso. Saggio sul significato del comico del 1900 di Bergson, brillante analitica esistenziale sull’autenticità di una vita intesa come slancio vitale e creativo, tra gli autori sopra citati emerge prepotente il Nietzsche teorico della natura ironicamente divina della risata (Al di là del bene e del male) e nunzio di una nuova epistemologia (Gaia scienza).

Con il passare dal paradigma di una pedante visione socratica (irritante per la saccente ipocrisia di una sapiente ignoranza) al caos di un mondo di cui si profetizza l’avvento di un dio minuscolo in grado di danzare (Così parlò Zarathustra), si compie un reale ribaltamento di visione verso nuove forme di pensiero ed esperienziali di affatto facile realizzazione.

Popsophia 2014 lancia, o raccoglie, proprio questo tipo di sfida a tante opposizioni che si muovono all’interno del purismo filosofico.
#oppureridi è una contraddizione in termini, una proposizione che afferma la possibilità logica dell’identità di A e della sua negazione, uno show rigoroso ma non piegato a mere esigenze comunicative.

Proprio per questo, per ribadire la legittimità del voler indagare – o meglio, incontrare – la realtà popular a partire dalle grandi categorie della filosofia (Antropologia Filosofica ed Etica, Ontologia e Metafisica, Filosofia Politica ed Estetica), Popsophia ha radunato nel «maestoso Castello della Rancia … ripensato e allestito» autentici specialisti della materia.

Come Monia Andreani che, intervistata da Salvatore Patriarca, ha analizzato le Famiglie italiane dai Fantozzi ai Cesaroni quale ambito privilegiato dello stretto e reciproco rapporto tra rappresentazione seriale e realtà sociale.
Oppure, la travolgente Lectio pop di Davide Grossi. Una dissertazione di rara esaustività su uno dei più grandi e rimpianti geni della cultura popolare italiana, Massimo Troisi. Filosofia di una maschera a 20 anni dalla morte, volta a sostenere la tesi secondo la quale all’artista partenopeo andrebbe stretta la maschera di una indolente, pur atipica, napoletanità.

L’intenzione pop è stata ancor più evidente nell’intervento calato nella cronaca di Andrea Panzavolta, giurista prestato con successo alla filosofia, che con agilità ha saputo contestualizzare la drammatica vicenda di Schettino in un immaginario simbolico estremamente denso con dialettici richiami agli elementi di demoniaco servilismo del personaggio di Arlecchino.

Ma il maggior plauso della serata, a parere di chi scrive, è andato a una produzione di Popsophia. Popsoirée è stato, infatti, l’esperimento in prospettiva più interessante di questa rassegna, sia da un punto di vista strategico, progettuale ed esecutivo, sia per la sua potente capacità di affrontare in maniera tanto semplice quanto diretta una delle tematiche più urgenti del dibattito pubblico, quello di genere.

Presentata la problematica nella sua versione più leggera, oggi tremendamente più complessa e complicata rispetto al classico binomio uomo-donna, Popsoirée ha deliziato la platea in sold out con esecuzioni musicali pertinenti e di livello, introdotte da Chiara Pietroni e impreziosite dall’intervista di Lucrezia Ercoli a Valeria Ottonelli.

Bella conclusione di una giornata di eventi che, come tutto il festival, va ricordato essere stata a ingresso gratuito. Dunque priva di inquinanti connotazioni commerciali e concreta testimonianza di come l’operazione culturale di Popsophia sia stata capace di parlare al pubblico senza cedere alla banalità e, nonostante i sicuri margini di miglioramento, già sulla buona strada per assolvere la propria audace impresa.

Gli spettacolo sono andati in scena all’interno di Popsophia
Castello della Rancia
Tolentino (Macerata)

17.00 PHILOFICTION
Famiglie italiane dai Fantozzi ai Cesaroni
Monia Andreani intervistata da Salvatore Patriarca
a seguire degustazione con Cose di Tè

18.00 LECTIO POP
Massimo Troisi. Filosofia di una maschera a 20 anni dalla morte
di Davide Grossi

18.00 IN BARBA AL FILOSOFO
a cura di filosofiacoibambini

19.30 FACTORY
Arlecchino fa l’inchino a Schettino
Andrea Panzavolta
a seguire degustazione con vini Lucchetti

21.00 POPCORTO
a cura di Popsophia Production

21.30 POPSOIRÉE
Sui generis
Valeria Ottonelli
Nessuno mi può giudicare! da Caterina Caselli a Madonna
una produzione di Popsophia
ensemble musicale Popsound
voce recitante Chiara Pietroni

23.00 FUORI ORARIO
Kika un corpo in prestito di Pedro Almodóvar
commentato da Antonio Romano
a seguire degustazione Varnelli

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