La città si accorda

teatro-abarico-romaSotto ai rumori chiassosi di una metropoli, c’è ancora la voglia di parlare in modo autentico, di cantare, di raccontare. I monologhi di Miceli Picardi s’intrecciano alle musiche targate N.O.A. – None of Above e le emozioni battono il tempo.

L’underground artistico in una città come Roma è un mondo sommerso, nel quale scorre il fermento creativo degli outsider, l’operosità austera degli indipendenti. Un tunnel sotterraneo ai piedi della città caotica, indaffarata, roboante, nel quale scivola da qualche giorno un nuovo modello di metro inaugurato da poco, in forma di spettacolo. Il treno è partito dal Teatro Abarico e continua la sua corsa. Si muove lungo binari dell’esistenza, non sempre paralleli, spesso intrecciati, aggrumati, come le vite, quelle sempre di corsa, ferme in attesa alla banchina, o come le sensazioni. Lucidi deliri metropolitani è un intreccio, umano e artistico. Due realtà indipendenti si sono guardate, viste e ispirate: il sangue vivo di Francesca Romana Miceli Picardi e le coinvolgenti melodie del gruppo N.O.A. – None of Above. L’attrice cosentina ha scritto sei monologhi sulla suggestione di sei brani estratti dal primo album della band romana, Never Been Here, pubblicato nel 2012. I testi hanno a loro volta ispirato i musicisti a scrivere una colonna sonora d’accompagnamento all’intera rappresentazione. Dunque le musiche si annodano alle parole, le canzoni incrociano i gesti, mentre le emozioni degli artisti sul palco, insieme, si fanno teatro. Il risultato infatti non è un ibrido tra concerto e drammaturgia, ma un impasto denso, bene amalgamato di narrazione melodica. Il ritmo è sostenuto, il treno si muove rapidamente dall’una all’altra stazione, da un personaggio al prossimo e ogni volta che le “porte” si aprono una faccia nuova della città è svelata, le luci si colorano in modo diverso, ma anche le ombre. L’attrice con estrema disinvoltura gestisce la scena, cambia dialetto, cucina le emozioni. La musica, si posa delicata sulle sue parole, note e rumori urbani (lo strascicante scorrere del treno sui binari), come il tappeto di foglie che rivestono la superficie del palco. Armonie acustiche, sonorità elettroniche. Poi, quando l’interprete si defila o esce di scena, irrompe, potente, esplosiva, graffiante. Le architetture di questa “città invisibile” sono aeree e terrene allo stesso tempo, poetiche o popolari, intime o esemplari. Incontriamo una bambina ferma al semaforo che per la prima volta attraversa da sola per arrivare dall’altra parte della strada, a prendersi la vita che vuole vivere, da assaporare come un gelato e si apre Live My Life. Una donna nella folla, sul sedile di un vagone in metropolitana osserva i persecutori di telefonini e chiede infine Let Me Be Alone. In un appartamento ben tenuto una baby sitter mette a letto i ricordi chiusi nella sua “pancia piatta” e scivola nel dolore, Down. Per strada, una uagliella impepata telefona al direttore casting per entrare nella casa del Grande Fratello, allora le N.O.A. rispondono con Can’t understand. Poi la rabbia feroce di chi non vuole più abbozzare, è stanco di pretendere che lo scolo delle fogne siano acque nel fiume della maggioranza, quindi prorompe la furia di Damage. Infine la liberazione sull’altalena di un amore slegato e finalmente dichiarato, tra due donne, puro, giocoso e la struggente Never Been Here. «Le città sono un insieme di tante cose: di memoria, di desideri, di segni d’un linguaggio; le città sono luoghi di scambio, come spiegano tutti i libri di storia dell’economia, ma questi scambi non sono soltanto scambi di merci, sono scambi di parole, di desideri, di ricordi (…)Di quest’onda che rifluisce dai ricordi la città s’imbeve come una spugna e si dilata. (…) Ma la città non dice il suo passato, lo contiene come le linee d’una mano, scritto negli spigoli delle vie, nelle griglie delle finestre, negli scorrimano delle scale, nelle antenne dei parafulmini, nelle aste delle bandiere, ogni segmento rigato a sua volta da graffi, seghettature, intagli, svirgole.» (I. Calvino)

Lo spettacolo è andato in scena
Teatro Abarico

via dei Sabelli, 116 Roma (zona San Lorenzo)
22/23 maggio ore 21:00

Lucidi deliri metropolitani
scritto e diretto da Francesca Romana Miceli Picardi
con Francesca Romana Miceli Picardi, Vanessa Lentini, Silvia Ianniello, Giorgio d’Orazio
fonica e luci grazie a Moreno Pette e Christian Galizia
musiche originali composte da N.O.A. – None of Above

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