La mia vita accanto a me

Continua al Teatro Sala Uno la rassegna EXIT – Emergenze per Identità Teatrali: in scena L’ultima notte, un omaggio colmo di sentimento a Cesare Pavese e alla sua dedizione ostinata e vana al duro «mestiere di vivere».

Cesare Pavese. Un nome da pronunciare sottovoce, per non disturbare il sonno e la quiete che tutti si augurano abbia finalmente raggiunto. Un intellettuale indimenticato e gravemente rimpianto ancora oggi. Un’opera, la sua, intimista e viscerale, che si dilata nell’animo di chi legge fino a permearne ogni segmento di tessuto. Una vita fragile come uno stelo, troppo precocemente – sin dalla prima infanzia e poi, da lì, costantemente – segnata dall’ombra della morte e della perdita.

Amare Cesare Pavese è amarne la malinconia, il sogno, l’esilio dal mondo pur consumatosi in una intensa attività letteraria e politica: è amarne la diversità, la disperazione, è rifiutarne l’assenza, pur riconoscendo al suo gesto ultimo ed estremo la lacerante coerenza con l’uomo che era.

Pare ancora di vederla – e la si vede, in effetti, sul fondale della scena, nella proiezione video che ne simula il gesto – la sua mano che traccia le dolorose parole d’addio: «Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi». Tutto un uomo in queste righe, la dimissione e la richiesta paradossale di un consenso al suo epilogo, espresso da un interrogativo così elementare e insieme così universale, unanime.
L’ultima notte prende le mosse da qui, dalla prima pagina dei Dialoghi con Leucò su cui Pavese scrive il congedo prima di ingerire le dosi di sonnifero che gli chiudono gli occhi per sempre.

Lo spettacolo si articola in un mosaico di figurazioni mute e riferimenti testuali, lasciando emergere gradualmente la struttura narrativa che sostiene la rappresentazione: un uomo e una donna s’incontrano in biblioteca e scoprono di condividere lo stesso amore per le opere dello scrittore. Ripercorrendone i testi, rapiti dall’emozione che generano, i due decidono di indagare i pensieri che accompagnarono l’artista durante la sua ultima notte, e di metterla in scena in suo onore.

Un racconto metateatrale, dunque, che rivela le dinamiche interne della rappresentazione mentre si realizzano sulla scena, riducendo fin quasi a farlo scomparire il discrimine tra realtà e sogno.

Muovendosi tra le pieghe di un telo bianco disteso sul palco, gli attori danno vita a coreografie immaginifiche di morte e rinascita, di incontri e riconoscimenti, in cui il grande assente – Pavese, appunto – si fa onnipresente e vivo.

Da ogni gesto eseguito sulla scena emana la passione con cui l’opera è stata pensata e attuata, con il supporto di una regia complessa capace di coordinare inserti musicali, video e azione drammaturgica. L’ultima notte guadagna così il plauso entusiastico del pubblico romano, e vanta il grande merito di aver raccontato Pavese con discrezione e rispetto.

Lo spettatore se ne va dunque portando con sé l’eco familiare di un uomo grandioso nella sua mitezza, che non riuscì mai a sentire “addosso” la sua vita, ma piuttosto se la tenne accanto, come cosa molesta da osservare, raccontare e preservare fino a che ne valesse la pena.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Sala Uno
via di Porta San Giovanni, 10 – Roma
fino a venerdì 15 aprile, ore 21.00

(durata 1 ora circa senza intervallo)
Abraxa Teatro presenta:
L’ultima notte
di Emilio Genazzini
regia Emilio Genazzini
con Massimo Grippa, Ilaria Cenci
voci recitanti Chiara Candidi, Giulia Genazzini, Alessio Pala e Francesca Tranfo

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