Come nasce una stella

Al Teatro Manhattan il 26 marzo Massimo Stinco ha diretto Giuseppe Amato, perfetto nel ruolo, nello spettacolo Luna. La storia di un ragazzo in conflitto con se stesso e con le sue due metà interiori. Un’anteprima con poco pubblico, che vuole riscattarsi a breve in vari teatri.

Luna è uno spettacolo ideato, scritto e diretto da Massimo Stinco, attore e regista considerato il maestro dell’omoteatro, che alla nostra attenzione era giunto con uno spettacolo di grande impatto come The Houseboy, (https://teatro.persinsala.it/the-houseboy-ragazzo-tuttofare/623), suscitando grande clamore e interesse sia a Roma che a Milano.
Con molta accuratezza e sensibilità, infatti, Stinco riesce a portare sul palcoscenico alcuni frammenti di vita, che appartengono a quella sfera omosessuale troppo spesso additata e poco considerata, che racchiude invece un’interessante parte d’umanità che è necessario portare a galla.
Ispirata a una storia vera, Luna si materializza con discrezione sulla scena, grazie al suggestivo racconto affidato alla bravura di Giuseppe Amato, che nel 2011 ha vinto il premio UBU nella categoria Miglior Attore under trenta.

Andrea è un ragazzo siciliano, che da piccolo giocava con le bambole e che, crescendo, ha sentito nascere in lui un qualcosa di diverso, che andava oltre la sua virilità.
Una sera per gioco, per compiacere i suoi amici, indossa alcuni abiti femminili con i quali dormirà per una notte. Inizia così un viaggio alla scoperta di stesso che lo condurrà in un vortice di paura, prima di sentirsi finalmente libero.
Un monologo intenso, a tratti struggente. Un percorso psicologico che, in meno di un’ora, è in grado di trasportare lo spettatore in quel mondo interiore che vibra in un corpo carico di pathos.
Con pochi elementi a disposizione e con poco pubblico, Amato è riuscito a esprimere tutto il suo talento attraverso il linguaggio del suo corpo virile e ben definito, al quale ha saputo donare un’eleganza e una femminilità con disinvoltura, indossando un semplice vestito bianco ricamato e dei tacchi. Uno specchio diviso in due, come le due anime del protagonista, un leggero filo di trucco e la complicità di un borsone, di quelli che si utilizzano in palestra, hanno fatto il resto e in pochi minuti il racconto che si è sviluppato sul palco ha assunto toni cinematografici, aiutato anche dall’effetto delle luci e dalla scelta mirata delle musiche.

Luna vuole essere, infatti, anche un omaggio alla grande Giuni Russo, cantautrice dallo stile inconfondibile sempre poco ricordata, la cui voce rivive tra le gestualità di Amato. Dalle parole di Alghero, canticchiate proprio dall’attore nel cappello introduttivo del personaggio, all’ultima Morirò d’amore, presentata dall’artista a Sanremo nel 2003 e divenuto il suo testamento artistico a un anno dalla prematura scomparsa. È proprio questo meraviglioso brano a chiudere il toccante spettacolo in modo sorprendente, ma che è giusto non rivelare, perché Luna vuole illuminare altre serate e altre menti. E allora sì che sarà soddisfazione piena.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Manhattan

via del Boschetto, 56 – Roma
giovedì 26 marzo ore 21.00
(durata 55 minuti senza intervallo)

Luna
ispirato a una storia vera
di Massimo Stinco
regia Massimo Stinco
con Giuseppe Amato
assistente alla regia Gabriele Zeetti
musiche David Bowie, Pink Floyd, The Script, Max Richter, Lucio Battisti, Damien Rice, Whitney Houston

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