L’amore ai tempi di Lunanzio e Lusilla

«Benvenuti in esto bel borgo»: in compagnia di Lunanzio e Lusilla, la scena del teatro Arsenale di Milano si trasforma in una piazza rinascimentale.

Alle radici della nostra cultura il concetto di originalità in campo artistico poco aveva a che fare con la creazione ex novo di una forma che mai era stata inventata, ma piuttosto si riferiva all’attribuzione di nuovi significati a linguaggi (verbali e figurativi) già esistenti.

Lo spettacolo Lunanzio e Lusilla – La trilogia, vincitore della settima edizione della Borsa teatrale Anna Pancirolli, attinge direttamente alla tradizione più antica, quella cavalleresca: nella cornice narrativa interpretata dal “maestro dei giochi”, nei rimandi alla tradizione popolare del teatro di strada (e il progetto nasce proprio su questo terreno), negli aspetti formali e comunicativi (la relazione diretta con il pubblico e l’aperta dichiarazione della finzione scenica) leggiamo la rivivificazione di un modello di teatro comico antico. E che dei giovani attori giochino con la tradizione e la sfidino a trovare la propria collocazione nel nostro “qui e ora” investe di nuovo significato un tipo di teatro il cui recupero è, in se stesso, motivo di originalità.

A chi verrebbe in mente di scrivere un testo che parla d’amore nella lingua che era propria di Vittorio Alfieri? L’idea, che inizialmente è nata come un estemporaneo esercizio di stile, è stata sviluppata da Loris Fabiani, ventotto anni (il più “vecchio” della compagnia!) e un diploma alla Scuola d’Arte Drammatica Silvio D’Amico (che ha concesso il patrocinio al progetto).

Lunanzio e Lusilla è una trilogia che affronta la fenomenologia dell’amore. Dalla timidezza iniziale alle ombre dell’abitudine, fino alla morte (con resurrezione? Il finale è a sorpresa), il rapporto tra i due giovani innamorati è descritto con sguardo moderno (e un po’ disilluso): l’attualissima superiorità di Lusilla nei confronti di Lunanzio, la trasformazione di quest’ultimo – nell’abitudine deleteria degli anni – in padrone distratto che impartisce ordini, fino al ricongiungimento finale in un Inferno deserto; a Lunanzio si offre la possibilità di riportare alla luce la propria innamorata, a patto di non voltarsi mai a guardarla. Riuscirà il moderno Orfeo a resistere alla tentazione di non guardare la novella Euridice?

In questo periodo, in cui è vivo il dibattito sulla comicità a teatro (da non confondersi con il cabaret: qui stiamo parlando di teatro comico), ecco una proposta originale, capace di creare un’autentica relazione con il pubblico attraverso gli strumenti propri dell’attore: la voce e il corpo, senza mai cadere nel grottesco o nella trappola del compiacimento dello spettatore.

I due protagonisti sono lo stesso Fabiani (Lusilla) e Alessandro Marverti (Lunanzio) che, con la modulazione della voce e la gestualità, sanno far ridere – sebbene qualche tempo comico sia ancora da perfezionare, ma il talento farà la sua parte purché non si guasti con l’appagamento.

Insieme a loro, sul palco, due musicisti altrettanto giovani che non accompagnano semplicemente con le musiche – in parte originali e, in parte, riprese da melodie note (come il duetto Me ne vò, se ne vò, composto da Fiorenzo Carpi per l’Arlecchino servitore di due padroni di Strehler), ma interagiscono con i protagonisti diventando essi stessi personaggi comici fin dalla prima scena, con la tenzone (genere letterario medievale costruito attraverso la contrapposizione di due tesi opposte) a colpi di jingle televisivi. Si crea, così, uno spettacolo dalla fisicità esplosiva, dalla vitalità e dall’energia dirompente.

Se il gioco linguistico è più efficace nel primo episodio, mentre concede un po’ di stanchezza negli altri due, lo spettacolo rivela comunque una maturità tecnica (sia nelle scelte registiche che nella padronanza degli strumenti dell’attore) notevole per questi giovani professionisti.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Arsenale
via Correnti 11 – Milano
fino a sabato 26 marzo

Lunanzio e Lusilla
testo e regia Loris Fabiani
con Alessandro Marverti (Lunanzio) e Loris Fabiani (Lusilla)
Lorenzo Barone: Brùsio (chitarra) e Alessandro Cilona: Frìulo (flauto)
e con Linda Caridi: Lùllio (allievo)
collaboratore al progetto Fulvio Vanacore
musiche Lorenzo Barone
responsabile Produzione Hugo Vivone
responsabile Comunicazione Francesco Giannino
produzione Ars Factory Florilegio
con il patrocinio dell’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico di Roma
(durata dello spettacolo 90 minuti)

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