L’unico luogo è il teatro | Attraversamenti multipli

La giornata di venerdì del festival romano Attraversamenti multipli vede la messa in scena di Nothing to declare (danza), e di due eventi teatrali: Al palo della morte, ispirato al libro omonimo di Giuliano Santoro, e Chi ama brucia. Discorsi al limite della frontiera di e con Alice Conti.

Solo da festival come Attraversamenti multipli, realizzato da Margine operativo, possiamo essere colpiti al petto da proiettili di idee e sensazioni che non ci liberano dalla stretta dell’oggi, ma che ci mettono davanti ad uno specchio deformante, in cui vedersi alla stessa stregua dell’Altro, di colui che è l’Estraneo. Il festival è raffigurato dall’immagine di un gommone di migranti che attraversa un mare calmo, al di sotto del quale, in trasparenza, vive una metropoli sommersa. Qual è il Luogo? Malgrado l’orgoglio di una patria cui appartenere, anche noi stiamo forse facendo nostra l’esperienza migrante, in cui al nostos omerico si sostituisce il ben più radicale viaggio mosaico nel deserto, per il quale raggiungere la terra promessa è pura illusione.

Non si ha niente da dichiarare (Nothing to declare) perché si è tagliato il laccio con la memoria, e gli oggetti portati nel viaggio, seppur esigui, non fanno che intralciare la marcia, che mai ha fine. In Chi ama brucia, Alice Conti e Chiara Zingariello mettono in scena un monologo sotto forma di intervista grottesca, in cui fa il verso ai personaggi che nei C.I.E. (Centri di Identificazione ed Espulsione per stranieri) esercitano il controllo: la Crocerossina, la Garante. Controllo su chi? Gli ospiti, naturalmente. Il C.I.E. non è un albergo, ma un luogo dove le persone sono recluse «non per qualcosa che hanno fatto, ma per qualcosa che sono». Alice Conti, attrice, performer, cantante, ha una fortissima presenza scenica, in grado da sola di tenere unito un testo intenzionalmente frammentato. Lo riempie di variazioni sonore, restituendoci con lamenti, vocette pubblicitarie, improvvise grida strozzate, il tessuto estraniante di un “non luogo”, in cui un “ospite” per essere portato dallo psicologo ha bisogno di una numerosa scorta armata, e dove le procedure burocratiche della macchina amministrativa “governano” implacabilmente i suicidi, come gli ingegnosi tentativi di comunicare con l’esterno, lì dove dovrebbe aprirsi un Luogo. Terzo atto del festival per stasera, è il racconto teatrale per due voci della morte di Shahzad (Al palo della morte), il ventottenne ucciso nel 2014 a calci e a pugni da un minore, nel quartiere romano di Torpignattara. Malgrado trattarsi di Teatro civile, gli autori Alessandra Ferraro e Pako Graziani dribblano agilmente le tentazioni al semplicismo di un’agiografia sociale. I due attori in scena (Tiziano Panici e Aleksandros Memetaj) sono spinti da un testo asciutto, con un buon ritmo, in cui a informazioni sulla genesi “meticcia” di Torpignattara del 1990 si susseguono analisi delle falsificazioni retoriche della comunicazione giornalistica, insieme a interpretazioni brevi e fulminanti di personaggi che all’improvviso assumono carne teatrale. Gli intellettuali dello stivale scoprono di non avere parole, tanto da condensarne l’assenza in una sola: emergenza. Si scopre altresì che il nostro sistema, pur tacciato di essere neoliberista (altra parola esoterica nella sua connotazione negativa), ha in orrore la libertà di spostamento delle merci come degli uomini, rivelandosi in realtà tutt’altro. Cos’altro? Con Attraversamenti multipli, una volta di più, si dimostra come il circuito teatrale romano abbia il coraggio di guardare dritto negli occhi la contraddizione, scampando il rifugio dentro il cul de sac della sola protesta. Ci dice che non possiamo pensarci impermeabili al meticciato, ma – per dirla con Claudio Magris – che siamo già dall’altra parte. Il confine attraversa noi stessi, e questo teatro coraggioso e povero, è qui a ricordarcelo.

foto di Valeria Collina

Gli spettacoli sono andati in scena all’interno di Festival Attraversamenti multipli
Centrale Preneste Teatro

venerdì 28 ottobre dalle ore 20.30 alle ore 22.30

Al Palo della morte
liberamente tratto dal libro Al Palo della morte – storia di un omicidio in una periferia meticcia di Giuliano Santoro (ed. Alegre 2016)
ideazione Alessandra Ferraro e Pako Graziani
drammaturgia e regia Pako Graziani
con Tiziano Panici e Aleksandros Memetaj
musiche Dario Salvagnini
light designer Valerio Maggi
produzione Margine Operativo
in collaborazione con Kollatino Underground, Argot Studio, Attraversamenti Multipli

Chi ama brucia. Discorsi al limite della Frontiera
ideazione e regia Alice Conti
testo Chiara Zingariello
drammaturgia Alice Conti e Chiara Zingariello
disegno luce, audio, scene e grafica Alice Colla
musiche Elia Pedrotti
costumi Eleonora Duse
assistenza scene Giuseppe Cipriano
assistenza produzione Valeria Zecchinato
assistenza video Giuseppe Glielmi
riprese video Luigi Zoner
in scena Alice Conti
uno spettacolo di Ortika, con la complicità di Spazio Off e Scenica Frammenti

Nothing to declare
di e con Yoris Petrillo
musiche originali Alessandro D’Alessio
produzione Cie Twain_Nuovi Autori 2016
con il sostegno del MiBACT e Regione Lazio

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