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L’uomo dal fiore in bocca – Dondolo

L’uomo dal fiore in bocca – Dondolo, articolo di "Luciano Ugge" su Persinsala Teatro
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L’uomo dal fiore in bocca – Dondolo
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Due testi sulla fine dell’esistenza, firmati da Luigi Pirandello e Samuel Beckett, inaugurano la nuova Stagione del Teatro Francesco di Bartolo di Buti. Un impettito e distinto signore si aggira tra le sedie, in una platea quasi spoglia, per condividere e interrogare su un suo particolare stato d’animo. Non un vero e proprio racconto, bensì …

Buti. Alba e crepuscolo

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Due testi sulla fine dell’esistenza, firmati da Luigi Pirandello e Samuel Beckett, inaugurano la nuova Stagione del Teatro Francesco di Bartolo di Buti.

Un impettito e distinto signore si aggira tra le sedie, in una platea quasi spoglia, per condividere e interrogare su un suo particolare stato d’animo. Non un vero e proprio racconto, bensì una serie di immagini schizzate – velocemente ma compiutamente – così da renderle visibili a coloro che ascoltano.
La situazione che, inizialmente, pone leggermente a disagio lo spettatore, interpellato in prima persona, evolve non solo per quadri ma anche con domande che l’interprete pone a se stesso ma anche a coloro che casualmente si trovano, in quel momento, di fronte a lui. Così come occasionale è questo narrare – tra il voyeuristico e il flusso di coscienza interiore – di incontri e occasioni, per analizzare gli stati d’animo delle persone che ci circondano.
L’uomo dal fiore in bocca è uno spaccato sull’infinita gamma emozionale umana, dove il protagonista tenta di dare un senso alla tragedia dal nome melodioso – epitelioma – che lo ha colpito, dando una svolta imprevista alla sua vita. Così capita di interrogarsi sulla memoria, sugli oggetti che ci circondano (una sedia, ad esempio), sulla realtà struggente di un frutto maturo (l’albicocca). E ancora, sulle persone che incontriamo e ignoriamo, immaginando i dubbi e i pensieri che potrebbero avere in quel momento e che, in condizioni normali, non ci toccherebbero nemmeno se fossero tragici. Un accenno doloroso ai rapporti affettivi, che possono portare a gesti estremi. La morte che sembra non si possa schiacciare come un insetto fastidioso e nocivo, ma che forse potrebbe diventare un fardello meno pesante se gli individui potessero decidere, se non quando, almeno come arrivarci. La sofferenza non sarebbe, comunque, un fattore ineludibile ma assumerebbe un aspetto diverso, se si potesse decidere come affrontarla. E l’uomo dal fiore in bocca non può che rimandare alla sorte questa decisione, chiedendo all’interlocutore di allontanarla il più possibile – affidandosi al caso e al sogno.
Una bella prova attorale di Dario Marconcini e una intelligente scelta registica permettono al pubblico di partecipare, quasi attivamente, allo spettacolo – sentendosi coinvolti in prima persona da una realtà ancora più autentica perché agita nella finzione iperreale del teatro, da questo sconosciuto che, al termine del racconto/incontro, ci sembra un caro amico al quale dobbiamo dire addio.

Si girano le sedie verso il palco e, dall’oscurità, lentamente si materializza il dondolo del titolo beckettiano, occupato da una dolce signora che osserva dalla finestra, con delicatezza e una certa distanza, ciò che avviene all’esterno. Senza mostrare alcuna curiosità ma, grazie alla tenda alzata, osserva, come sempre, il palazzo di fronte. Il racconto sembra cullare colei che osserva e che, per un momento, ha l’impressione di essere a sua volta osservata. E il suo cantilenare pare seguire di pari passo il movimento ritmico – e sempre più leggero – del dondolo. Piccole variazioni nella narrazione aggiungono ampi squarci sulla solitudine nella quale versa la signora, e da qui la necessità di giungere dolcemente all’inevitabile conclusione.
A tratti, sembra intravedere, metaforicamente, un certo modo di fare teatro che sta drammaticamente morendo nella quasi totale indifferenza delle istituzioni; un patrimonio culturale che, se non sostenuto, si sta dissolvendo al sole cocente del linguaggio televisivo e del teatro borghese più retrivo.
La voce narrante si spegne pian piano, così come gli occhi di Giovanna Daddi si chiudono mentre il dondolo lentamente si ferma.

Due spettacoli sulla morte, che affrontano il tema in modo differente ma sempre con intelligenza e curiosità, invitando a una ricerca più profonda su ciò che ci circonda e che, spesso, per pigrizia o mancanza di tempo, ignoriamo.

Gli spettacoli continuano:
Teatro F. di Bartolo

via Fratelli Disperati, 4 – Buti (PI)

venerdì 16 e sabato 17 dicembre, ore 21.15
L’uomo dal fiore in bocca
di Luigi Pirandello
regia Roberto Bacci
con Dario Marconcini

Dondolo
di Samuel Beckett
regia Dario Marconcini
con Giovanna Daddi

Stagione teatrale 2017
mercoledì 25 gennaio, ore 21.15
I Sacchi di Sabbia presentano:
I quattro Moschettieri in America

mercoledì 1° febbraio, ore 21.15
Oscar De Summa e Corte Ospitale presentano:
La sorella di Gesù Cristo

domenica 12 febbraio, ore 21.15
Elisabetta Salvatori in:
Piccolo come le stelle
Vita di Giacomo Puccini

mercoledì 8 marzo, ore 21.15
Fortebraccio Teatro e Roberto Latini presentano:
I giganti della montagna
(premio della critica ANCT 2015)

data da definire
Borgobonò presenta:
In ogni caso nessun rimorso

mercoledì 12 aprile, ore 21.15
Fattore K presenta:
ChiCazzoHaIniziatoTuttoQuesto
regia Alessio Pizzech

5,00

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