Paesaggio sonoro di grandine

Nel cartellone di Armunia, a Castiglioncello, L’uomo del diluvio – Premio In-box 2014. Simone Amendola e Valerio Malorni, tra credenze e necessità di rimanere a galla, inscenano la crisi economica e personale dell’uomo contemporaneo.

Un autentico temporale di abbatte su Castiglioncello, proprio mentre Valerio Malorni, one man show, cita il diluvio universale e Noè – salvatore dell’umanità. La pioggia rimbalza fragorosa sulla tensostruttura del Castello Pasquini, accompagnata da roboanti tuoni. A fatica si comprende se lo scrosciare dell’acqua faccia parte dello spettacolo o se piova davvero. Realtà e rappresentazione teatrale, in perfetta sincronia, si combinano per sostenersi a vicenda, quasi a sottolineare la precarietà e l’impotenza dell’essere umano di fronte alle leggi naturali e, sempre più spesso, a quelle leggi da lui stesso ideate – che gli si rivoltano sempre più frequentemente contro. L’uomo del diluvio tratta di crisi economica ed emigrazione, di scappatoie per una vita dignitosa di lavoro e di realizzazione dei propri sogni: «Italiani in fuga. Tutti a Berlino. Guida pratica di sopravvivenza», legge sul palco Valerio Malorni. «Tutti a Berlino»: scelta o necessità, l’espatrio? La voce di Modugno, con le parole di Amara terra mia, sottolinea i dubbi, che Noè/Malorni/l’uomo contemporaneo si pongono. Sono sempre difficili le scelte obbligate. Un circolo dell’eterno ritorno, quello dell’emigrazione, che coinvolge a periodi ciclici gli esseri senzienti fin dalla loro comparsa sulla Terra – e, oggi, terribilmente attuale. L’attore si spoglia rimanendo in canottiera e mutande – evocando l’uomo messo a nudo dalla precarietà dell’epoca contemporanea. L’arca di cartone, appesa sullo sfondo, si fa schermo che rimanda le immagini delle strade e della vita a Berlino, in un giorno plumbeo, qualunque. Ma perché dover scegliere il freddo e il rigore invece del caldo e della passione? Malorni, sul palco, rappresenta tutti noi: chiunque sia in cerca di un lavoro. «Come faccio a dire a mia moglie che pioverà per quaranta giorni e quaranta notti e sarò costretto a cercare altrove ?»

Il tentativo di realizzare le proprie aspirazioni precipita in un ristorante di migranti, forse una kebab haus di Berlino – dove il protagonista trova un impiego. Si percepisce la possibilità che lo spettacolo possa coincidere con la biografia di Valerio Malorni stesso, mentre un grande orologio – perennemente fermo alle 9 e 15 – ritorna simbolicamente più volte: senza futuro la vita si ferma. Eppure tutto ciò è contronatura: la vita, per antonomasia, è flusso e movimento. E allora si cercano altre soluzioni, anche dolorose ma dovute. Sotto la tensostruttura la temperatura è polare, forse non funziona il riscaldamento. In sala non sono molti gli spettatori coraggiosi che assistono allo spettacolo infagottati nei loro paltò. Spesso l’attore scende dal palco e si avvicina a qualcuno. Stare vicini fa sentire meno soli. Forse lo scopo è fornire un incoraggiamento – per non soccombere: ai dilemmi, alle forzature della vita – o forse è Malorni a cercare rassicurazioni.

Uno spettacolo che intesse una sorta di rapporto tra i presenti, un’ipotesi di vita proposta a esempio di come sfuggire alla crisi economica che, spesso, coincide con quella individuale. Mai arrendersi. Essere flessibili, creativi e coraggiosi: questo è il messaggio che raggiunge il pubblico al calare del sipario. Valerio Malorni ritiene indispensabile, nel suo percorso artistico, l’attività in ambito sociale e ne dà dimostrazione scendendo in platea, incontrando gli spettatori, subito dopo gli applausi finali.


Lo spettacolo è andato in scena:
Castello Pasquini

Castiglioncello (Livorno)
sabato 31 Gennaio, ore 21.15

L’uomo del diluvio
con Valerio Malorni
idea, testo e regia di Simone Amendola e Valerio Malorni
produzione Blu desk
residenza produttiva Carrozzerie N.O.T
con il patrocinio di Roma Capitale con la collaborazione di Zétema
(durata: 70 minuti)

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