Ogni teatrante sa quanto il successo di uno spettacolo dipenda da elementi imponderabili. È per questo che la gente di teatro è superstiziosa. Se volete mettere in crisi un attore, specie sotto debutto, ditegli: «Auguri!». Ogni lingua ha consolidato formule apotropaiche alternative, a volte non proprio trasparenti, spesso mutuate dalla pratica venatoria, forse perché anche i cacciatori confidano nella fortuna, e preferiscono aggredirla in modo scaramantico, a contrario. Quindi, in Italia: «In bocca al lupo», ambiguo quanto basta, cui si risponde: «Crepi (il lupo)!».

Affine nella struttura, e di uguale derivazione venatoria, l’augurio russo, l’avicolo: «Ni pùcha ni perà» (Né una piuma né una penna), cui si risponde «K ciòrtu!» (Al diavolo!).
Anche i teatranti tedeschi hanno commercio col diavolo, Teufel, che nominano tre volte, sputando, all’atto di entrare inscena, nella forma abbreviata: «Teu, teu, teu». Per gli inglesi, la formula teatrale è «Break a leg!» (Rompiti una gamba!); qui le interpretazioni si sprecano, ma sembra evidente la parentela con un’altra, ancor più truculenta espressione scaramantica tedesca: «Hals – und Beinbruch» (Rompiti il collo e una gamba) che, a sua volta, sembrerebbe derivare dalla corruzione di un innocente, benevolo augurio yiddish: «Hatslokhe u brokhe» (Successo e benedizione).
Infine, squisitamente teatrale, la coprolalica, scatologica formula, italica: «Merda!», che non è una citazione della storica risposta del generale Cambronne, ma si fa risalire ai tempi in cui, a teatro, si andava in carrozza, e auspicava un’abbondanza di deiezioni equine, segno di un pubblico altrettanto abbondante.

Lumpatius Vagabundus

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