Musica al di là di ogni definizione e categoria

100celle-apertePresso lo Spazio Sociale 100Celle Aperte, il quartetto strumentale Luz ha presentato la sua prima fatica discografica, Polemonta.

“Quando non sai cos’è, allora è jazz!” era una nota battuta pronunciata in un classico del cinema di qualche anno fa; in effetti, non perché siano parole celebri di un grande film devono necessariamente essere vere, intendiamoci. Per esempio, tale riflessione non è applicabile all’opera dei Luz, band musicale di sofisticata sperimentazione che ieri, in uno splendido concerto svoltosi allo Spazio Sociale 100Celle Aperte, ha presentato la sua prima fatica, l’album Polemonta. Andiamo con ordine però: dicevamo che la definizione di jazz che il personaggio de La Leggenda del Pianista sull’Oceano dà, non è una verità assoluta, e questo diventa evidente con la musica dei Luz, tanto che sono stati loro stessi a dichiarare “Non chiamatelo jazz”. Che musica fanno allora i Luz? Impossibile dirlo, resta una domanda senza risposta che fa eco solo per pochi secondi e poi si perde nell’indeterminato; a trionfare non sono infatti le definizioni e le etichette ma lo straordinario impatto della loro musica tentacolare e polimorfa, un flusso che coniuga le ritmiche sincopate del free-jazz, certo, ma contaminandole con aperture rock. Come vedete il rischio è sempre quello di ricadere in definizioni di compartimenti stagni, quando il fulcro della musica strumentale dei Luz è la non definibilità per generi: certo, si sentono gli echi di band come Dirty Three, Naked City e soprattutto Godspeed, You Black Emperor!, ma forse la soluzione migliore per parlare della loro musica è “classica contemporanea”, dove tecnicismo manierista e virtuosismo entrano in sinergia con atmosfere di ampia godibilità.
I lunghi brani dei Luz sono serpentoni che proiettano l’ascoltatore in un’atmosfera avvolgente, che si perde in un mare di suoni orchestrato e studiato fino al minimo dettaglio. I quattro musicisti che compongono il collettivo Luz, presentati dal progetto di interazione artistico-musicale Franco Ferguson, sono spaventosi non solo per l’esecuzione, ma anche per l’intesa palpabile tra loro, nonché per la meraviglia della costruzione degli arrangiamenti. Questi quattro sono il chitarrista Giacomo Ancillotto, che nelle sue soluzioni armoniche confessa una forte derivazione rock, e che imprime alle composizioni una dose di elettronica garantita dalla strumentazione assai sofisticata; il contrabbassista Igor Legari, che ieri ha fatto da portavoce annunciando e spiegando la gestazione dell’album d’esordio Polemonta, uscito per l’etichetta Auand, titolo che si riferisce a un termine del vocabolario di origine grika che coniuga i verbi “lavorare” e “combattere”; il batterista Federico Leo, autentica macchina eclettica, che come nella migliore tradizione dell’improvvisazione recupera con disinvoltura alcuni passi falsi; e poi la violoncellista americana Tomeka Reid, musicista tra le più apprezzate dell’avanguardia di Chicago, che ha apportato al trio iniziale un vertiginoso arricchimento, contribuendo a definire il loro attuale stile.
Qualcosa di raro nella musica italiana e nella musica in genere, qualcosa che è al di là del definibile, ma che tocca le corde giuste e trascina come non mai.

Lo spettacolo è andato in scena:
Spazio Sociale 100Celle Aperte
via delle Resede, 5 – Roma
sabato 29 marzo, ore 22.00

Franco Ferguson presenta
Luz
Giacomo Ancillotto (chitarra)
Igor Legari (contrabbasso)
Federico Leo (batteria)
Tomeka Reid (violoncello)

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