Aristofane tra guerra e pace

Al Teatro Arcobaleno va in scena la Lysistrata di Aristofane, dialoghi grotteschi e osceni si uniscono a serie riflessioni sulla pace.

Il Teatro Arcobaleno è protagonista la Lysistrata di Aristofane, commedia presentata per la prima volta ad Atene nel 411 a.C., anno di sospensione della democrazia con la breve parentesi oligarchica dei Quattrocento e dei Cinquemila.. Lo spettacolo narra le vicende di una donna locale di nome Lysistrata che, durante la guerra del Peloponneso tra Sparta e Atene, cerca disperatamente di far cessare le ostilità tra le due grandi poleis. In una società patriarcale dove le donne ricoprivano un ruolo marginale di semplice gestione della casa l’opinione di quest’ultime era assai poco considerata e rispettata.

Se è vero che le mogli dovevano soddisfare i loro mariti, allora cosa sarebbe successo se tutte quante avessero smesso di farlo? È questo l’interrogativo che si è posto Aristofane nel creare una commedia rappresentante un mondo dominato dalla lussuria e dal sesso. Per stigmatizzare la schiavitù degli esseri umani dei piaceri della carne, enfatizzando come questi siano spesso causa dello sconsiderato comportamento degli uomini e delle donne, la Lysistrata di Aristofane impone alle donne ateniesi e spartane la rinuncia a qualsiasi atto sessuale con i mariti per fare in modo che gli uomini smettessero di farsi guerra pur di riavere le loro mogli, tuttavia l’astinenza sarà mal sopportata da entrambe le fazioni.

Valentina Ferrante cura l’adattamento dell’opera proponendone una versione modernizzata, i costumi richiamano indumenti dei giorni nostri e le caratteristiche maschere della commedia greca vengono sostituite da ornamenti grotteschi che alcuni personaggi indossano per evidenziare l’intento parodico e giocoso della rappresentazione, mentre i dialoghi vengono riproposti semplici e colloquiali, contaminati dal dialetto romano e siciliano.

Questa soluzione riprende lo stile di Aristofane che, tipicamente, utilizzava un linguaggio popolare, un linguaggio parlato nel quale era versato, per così dire, il condimento degli altri dialetti. Se però il poeta antico sapeva alternare alle feroci punte di sarcasmo e all’oscenità dei termini una serietà degli argomenti che, seppur visti con una vena ironica, mantenevano la loro centralità, lo spettacolo riproposto dal Teatro Arcobaleno eccede nell’utilizzo di parole e gesti sconci e volgari, estremizzando quel riso sguaiato proprio della commedia greca e appesantendo la narrazione con battute fin troppo frequenti e purtoppo prevedibili.

Un altro elemento che risulta di controversa utilizzazione in questo adattamento, riguarda quel coro che nelle commedie antiche si rapportava alle vicende e ai personaggi descrivendone gli atteggiamenti, i punti di vista e le emozioni. La regia del Teatro Arcobaleno decide infatti di adottare delle parti cantate riprendendo le caratteristiche di un musical facendo una scelta che se da una parte intende scena in maniera più divertente e grottesca, dall’altra finisce per perderne profondità e serietà.

Lo spettacolo, non mirando a rappresentare l’emancipazione femminile ma a ricordare come anche le più grandi guerre, quelle combattute per alti ideali, risultano solo degli inutili massacri e spargimenti di sangue e che la pace è di gran lunga preferibile, riprende dunque il tema dell’armonia, tanto caro ad Aristofane e altrettanto sentito dai registi di questo spettacolo che scelgono, dopo una lunga canzone sulla pace, di far morire a colpi di pistola tutti gli attori in scena. Così portando a riflettere su quanto la vita possa essere delicata e precaria e su quanto essa sarà sempre messa in pericolo da ogni genere violenza e guerra.

Lo spettacolo continua
Teatro Arcobaleno

Via Francesco Redi 1/a Roma
dal 19 al 23 ottobre
da mercoledì a sabato alle ore 21.00 e la domenica alle ore 17.30

Lysistrata
di Aristofane
adattamento Valentina Ferrante
regia Valentina Ferrante e Micaela De Grandi
con Giovanna Criscuolo, Micaela De Grandi, Valentina Ferrante, Federico Fiorenza, Massimiliano Geraci, Giovanni Rizzuti
elementi di scena Michele De Grandi e Simona Ferrante
costumi Nunzia Capano Musiche Luca Mauceri
assistenti alla regia Roberta Andronico e Luigi Nicotra

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