Andarsene

La Primavera dei teatri ormai è in pieno vigore, e sul palcoscenico cominciano a sbocciare i primi fiori. Ma perché non dici mai niente? Monologo dischiude timidamente la sua corolla e rivela un nettare troppo delicato per poter impollinare le giunchiglie in ascolto.

Nato da una collaborazione tra la presenza scenica del Nerval Teatro, compagnia ravennate incentrata sui «diversi aspetti del disagio», e la penna di Lucia Calamaro, pluripremiata drammaturga romana, il Monologo si muove all’interno dello spazio intimo per eccellenza: la mente. Dare sostanza a un luogo astratto è sempre stato, per il teatro ma anche per qualsiasi produzione artistica umana, una sfida titanica. Forgiare dal nulla il tutto, infatti, è prerogativa divina. Eppure grazie alla parola, generatrice di mondi, possiamo proiettare noi stessi all’esterno, facendo del verbo, carne.

È questo ciò che fa Mary, una donna come tante, rimasta a casa nei lunghi e rigidi anni della Grande Guerra, mentre il marito si scavava la fossa… pardon, la trincea, da solo. Con un’indefessa sequela di cadute mnemoniche e rialzate di spirito, Elisa Pol dà voce ai pensieri delle vittime spesso poco menzionate dei conflitti armati: quelle che aspettano. Aspettano il ritorno del milite, aspettano notizie dal fronte, aspettano di ricominciare a vivere, aspettano il proprio turno di andarsene.

Ricordando a tratti un altro celebre monologo letterario, dove una tale Molly/Marion Bloom (felice coincidenza primaverile) intercalava momenti di estrema lucidità a parentesi più o meno deliranti, il flusso di coscienza della moglie cristallizzata in un limbo temporale – nel quale gli attimi potenzialmente epifanici vengono prontamente seguiti da funzionali amnesie analgesiche – presenta, però, gli stessi problemi dell’esperimento joyceiano. Se da una parte la carrellata di informazioni viene fornita con generosa profusione di dettagli e impeccabile verve attoriale, dall’altra l’immersione nel subconscio richiede uno sforzo enorme da parte del pubblico, che continua a spostare lo sguardo nella spoglia scatola cranica di Mary senza trovare alcun appiglio emotivo a cui aggrapparsi.

Nuvole passano e oscurano la scena, poi si fa notte ed è tempo di dormire. La delicatezza di gesti sempre uguali che si ripetono ormai da anni chiude un cerchio narrativo forse troppo sussurrato per poter lasciare un’impronta nelle orecchie di chi l’ha ascoltato aspettandosi, chissà, più rabbia e meno rassegnazione nel toccare dei temi così drammatici.

Lo spettacolo è andato in scena all’interno del festival Primavera dei Teatri
Capannone Autostazione
via IV Novembre (angolo C.so Calabria) – Castrovillari
martedì 30 maggio, ore 19.00

Ma perché non dici mai niente? Monologo
di Lucia Calamaro
con Elisa Pol
regia Maurizio Lupinelli
costumi Sofia Vannini
produzione Nerval Teatro
coproduzione Armunia – Festival Inequilibrio
con il sostegno di Regione Toscana – Settore Spettacolo
in collaborazione con Santarcangelo Festival, Zut!

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