Macbeth, la follia e l’ambizione che pervade tutti

teatro-orologio-roma-80x80Originale trasposizione della grande tragedia shakespeariana all’Orologio. Marco Blanchi mette in scena otto attori senza parti fisse: tutti possiamo essere contemporaneamente il barone di Cawdor, la sua ambiziosa e spietata moglie, i giustizieri e le streghe, maestre di profezie e inganni.

Macbeth è l’ossessione per il potere che diventa follia. Non riguarda solo un uomo e una donna, marito e moglie in uno sperduto castello della Scozia medioevale. Riguarda tutti noi: è quel germe che può insediarsi nella vita di chiunque se le condizioni interne ed esterne in quel momento lo permettono.
Per questo risulta molto efficace la rappresentazione della grande tragedia shakespeariana allestita da Marco Blanchi al teatro dell’Orologio con alcuni allievi e insegnanti di Teatro Azione. Tre attori e cinque attrici, tutti apparentemente uguali, scalzi, con venti unghie laccate di nero, vestiti con tuniche stracciate e inseriti in uno sfondo bianco a mo’ di grande scatola, che si trasformano di continuo e assumono tutti i ruoli della storia, anche ricoprendo contemporaneamente lo stesso ai due lati del palcoscenico.
Filo conduttore sono le streghe incappucciate, che – come un coro greco – appaiono e ritornano di continuo durante la narrazione della storia, contorcendosi e dimenandosi tanto a terra quanto in piedi.
Gli eventi si succedono come di consueto, dalla doppia profezia rivolta a Macbeth e a Banquo all’omicidio del saggio re Duncan. Dall’agguato a Banquo fino al progressivo precipitare nella follia del re usurpatore e di sua moglie, istigatrice dei primi delitti e vittima essa stessa di tanto sangue, fino a vederlo e a sentirne l’odore ovunque, in una spirale senza fine verso l’autodistruzione.
Tutto ha termine, come di consueto, con la battaglia della foresta di Birnan e lo scontro finale tra Macbeth e il suo successore al trono Malcolm, figlio di Duncan, durante il quale l’ambizioso nobile scozzese capisce finalmente il doppio inganno in cui è caduto a causa delle parole astute e falsamente confortatrici delle streghe.
Memorabili le citazioni; due classiche: «Non sono un romano! E perché dovrei gettarmi sulla mia spada? Finché vedo dei vivi davanti a me le ferite stanno meglio su di loro», ma soprattutto la riflessione shakespeariana sul senso della vita: «Spegniti, corta candela! La vita non è che un ombra che cammina, un povero attore che si agita e si pavoneggia sul palcoscenico del mondo per un’ora e poi non se ne parla più… Una favola raccontata da un idiota, tutta rumore e urla e che non significa niente…». A queste se ne aggiungono due extra, “prese a prestito”, all’inizio dall’Enrico V e nel finale dal monologo di Prospero ne La Tempesta, secondo un uso non corretto dal punto di vista filologico, ma assai diffuso ed efficace nell’ambito dell’immersione dello spettatore – specie quello abituale – in un “metamondo” shakespeariano.
A conti fatti, il gioco corale di continua trasformazione e ritrasformazione orchestrato da Blanchi nel suo originale Macbeth riesce, e in assenza di ruoli fissi – a parte il cameo di Ecate – sarebbe impossibile stabilire chi tra gli attori si è calato di più o di meno nella parte. Forse un po’ splatter la scena del sangue, con otto mani inzaccherate mostrate al pubblico dalle quattro lady Macbeth contemporaneamente in scena in quel momento mentre una serie di scie rosse calano giù una dopo l’altra dallo sfondo bianco, ma (insieme a qualche inserto video non riuscitissimo) è una delle poche concessioni alla facile esteriorità di una regia invece accorta e concentrata in massima parte sui risvolti interiori di cotanto inutile massacro.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro dell’Orologio
via dei Filippini, 17/a – Roma
fino a domenica 19 gennaio 2014
orari: da martedì a sabato ore 11.00 (per le scuole) e ore 21.00, domenica ore 17.30 (lunedì riposo)

Teatro Azione presenta
Macbeth
di William Shakespeare
adattamento e regia Marco Blanchi
con Simone Bobini, Alessandro Giova, Chiara Jommi Selleri, Caterina Mannello, Marika Murri, Matteo Quinzi, Rebecca Valenti, Angelica Visigalli e la partecipazione straordinaria di Isabella Del Bianco nel ruolo di Ecate

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