L’origine del male

È senza dubbio uno dei drammi più noti, la storia di quel re che così avido di potere e bramoso di gloria giunge sino alla follia pur di ottenere ciò che vuole: Macbeth, sul palco genovese per la regia di Luca De Fusco, sguaina dunque la sua spada.

Uno spettacolo che almeno una volta nella vita abbiamo incontrato, Macbeth è uno dei drammi di Shakespeare che appaiono attuali a ogni generazione. Le previsioni delle tre streghe, Lady Macbeth «femmina indomita», la smania del marito per ottenere il trono di Scozia ma soprattutto la morte che aleggia sul capo di tutti i personaggi, sono le fondamenta su cui si erge il dramma complessivo. La nota trama del re Duncan di Scozia assassinato dai coniugi Macbeth dopo le parole delle tre streghe premonitrici, gli assassini seguenti, dunque la giustizia fatta dai nobili scozzesi uccidendo il regicida, si dilatano in una messa in scena temporalmente lunga ma ben congeniata.
È uno spettacolo che, grazie all’uso dell’elemento multimediale, trova soluzione a tutti i problemi scenici che la pièce pone: fantasmi, apparizioni, allucinazioni di immagini e suoni. Tutto questo è ben realizzato grazie alla regia attenta di De Fusco e alla coordinazione delle altre parti: le scene, le musiche, le installazioni video e le luci.
La scena iniziale ci indica fin da subito cosa sarà questo Macbeth: una sperimentazione di diversi linguaggi (più che attuali) contaminati. Un sipario sul quale viene proiettata una civetta in volo, «la fatale risvegliatrice, che dà la più sinistra buona notte», simbolo della morte che aleggia su tutto il racconto, accompagna noi spettatori per tutti gli atti, intervallandoli e scandendoli uno dopo l’altro sotto l’angusto peso della furia sanguinaria.
Ma come è noto, lo spettatore viene immerso nel mondo di Macbeth grazie alla primissima apparizione delle tre streghe che ci vengono proposte sul palco nella figura di tre danzatrici, sinuose e silenziose. Non parlano loro ma la voce fuori campo che ripete le battute storiche delle tre megere: il loro unico linguaggio è quello del corpo (che mostra una nudità provocatrice) e le forme statuarie ben evidenziate grazie al gioco di luci.
Una trovata che, sebbene si adatti alla rappresentazione complessiva, non riesce a convincerci per la sua distanza dall’idea originale e per l’assenza di tre voci diverse che esprimono le diverse profezie, nonostante la profonda voce fuoricampo di Angela Pagano. Dopo che Macbeth è venuto a conoscenza del suo futuro, il suo divenire di «signore di Glamis, signore di Cawdor e di futuro re», si avvia il percorso di premeditazione di morte e la discesa del protagonista verso il baratro oscuro dell’autodistruzione.
Il dialogo con lady Macbeth ha in sé tutto il dolore e l’oscurità, grazie alle luci e ai colori delle scenografie: il nero, il grigio, tutti colori scuri come scura è anche la veste della donna nella stanza da letto. In una stanza spoglia di ogni valore (come spoglia di valori è la morale dei consorti) si avvia il confronto tra i due sposi bramosi e i monologhi di questi, la cui persona è visibile su di uno specchio multimediale ovvero uno schermo che proietta l’immagine degli attori in maniera speculare alla recitazione di questi.
Ed ecco dunque l’omicidio, la scoperta del corpo, la fuga dei figli dei re nonché legittimi successori, la nomina di Macbeth a signore di Scozia, la pazzia omicida di questo, le morti che gravano sulla sua coscienza ed infine la sua distruzione.
Tutta la messinscena si caratterizza per il linguaggio moderno inserito in una rappresentazione tradizionale: il tempo e lo spazio non vengono definiti, i costumi indicano un’epoca quasi medievale con armature e spade. Gli ambienti sono tutti proposti come spazi vuoti e cupi.
Abbiamo dunque una regia tradizionale che azzarda, senza mancare di coerenza complessiva, una nuova modalità di espressione: la mescolanza di luci, suoni e musiche che all’unisono parlano agli spettatori. Il duello, quello tra Macbeth e Macduff, appare molto interessante in una performance in rallenty quasi fosse un slow-motion moderno, un finale che piace agli spettatori e che nel suo rendersi filmico si adatta al linguaggio 2.0 adoperato in tutta la messinscena.
Sottolineiamo l’uso del multimediale soprattutto per l’apparizione del fantasma di Banquo nel III atto, degli eredi di quest’ultimo che saliranno al trono come predetto a Macbeth dalle tre streghe nel IV atto, quindi le conclusive allucinazioni di Lady Macbeth sonnambula. I fantasmi e le apparizioni sono tutte immagini video proiettate; una trovata che forse il Bardo avrebbe gradito e che comunque a noi è piaciuta perché riesce a rispondere alle esigenze sceniche secolari del dramma inserendosi in modo del tutto coerente con la rappresentazione senza sembrare anacronistica o fuori luogo.
Concludiamo sottolineando la grandezza dell’elemento che nessun artifizio tecnologico può sostituire sul palcoscenico: gli attori. Il sangue, la violenza, la morte e la tensione drammatica della tragedia avvolge il pubblico intero dall’inizio alla fine grazie alle interpretazioni profondamente sentite. L’intera compagnia merita il plauso complessivo per la fine recitazione, ci sentiamo però in dovere di sottolineare le capacità della Lady di questo palco, Gaia Aprea, la signora Macbeth che più di tutti, oltre a sentire le forti passioni e i drammi che divorano il suo personaggio, riesce a trasmetterle a tutto il pubblico della sala.

«Nulla si è ottenuto, tutto è sprecato, quando il nostro desiderio è appagato senza gioia. Meglio essere ciò che distruggiamo, che inseguire con la distruzione una dubbiosa gioia»
Lady Macbeth, Atto III, scena II

Lo spettacolo è andato in scena
Teatro della Corte
Piazza Borgo Pila 42, Genova
dal 17 gennaio al 22 gennaio
ore 20.30, giovedì ore 19.30, domenica ore 16, lunedì riposo

Macbeth
di William Shakespeare
versione italiana a cura di Gianni Garrera
regia di Luca De Fusco
con
Luca Lazzareschi – Macbeth
Gaia Aprea – Lady Macbeth
Fabio Cocifoglia – Ross
Paolo Cresta – Lennox
Francesca De Nicolais – Fleance/Figlio di Macduff
Claudio Di Palma – Macduff
Luca Iervolino – Donalbain/Sicario/Messaggero
Gianluca Musiu – capitano ferito/giovane Seyward
Alessandra Pacifico Griffini – Ecate
Giacinto Palmarini – Malcom/Sicario
Alfonso Postiglione – Seyton/Servo/Portinaio
Federica Sandrini – Lady Macduff/Dama Lady Macbeth
Paolo Serra – Banquo/Medico
Enzo Turrin – Duncan/Seyward
le danzatrici della compagnia Körper
Chiara Barassi, Sibilla Celesia, Sara Lupoli – Le Streghe
Angela Pagano – voce fuoricampo
Lorenzo Papa – in video
scene Marta Crisolini Malatesta
costumi Zaira de Vincentiis
musiche Ran Bagno
installazioni video Alessandro Papa
coreografie Noa Wertheim
luci Gigi Saccomandi
produzione
Teatro Stabile di Napoli
Teatro Stabile di Catania
Napoli Teatro Festival Italia
durata 160 minuti

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