Welcome Europe?

argot-romaAl Teatro Argot Studio per la rassegna Dominio Pubblico, va in scena Mad in Europe, monologo di Angela Demattè, vincitrice del Premio Scenario 2015.

Una donna impazzisce e comincia a parlare un idioma composto da diverse lingue. Perché? Di che genere è la follia che la colpisce? È forse simile alla disfasia paradossale osservata a fine ottocento da Freud e Breuer di una giovane paziente – Anna O. – che, a un certo punto della sua vita, arriva a parlare solo inglese, senza avere apparentemente più memoria della lingua madre?

La scena è nuda, composta solo di alcune sedie, e al suo interno si muove questa donna fuori di sé, funzionaria governativa al Parlamento Europeo, che gli psicologi studiano cercando di capire il perché del suo grammelot linguistico.

Che il lessico impazzito rappresenti il tentativo di accogliere un altro tipo di nuovo nato, il soggetto sovranazionale, la Speranza europea, gettato come un ponte tra entità divise, tra rischi di minacciosi scontri etnici? L’improbabile esperanto è magari la composizione di una lingua che possa arrivare a ciascuno al di là di ogni nazionalità per essere compresa dal nuovo cittadino europeo? Perché, dopotutto, un Europa che voglia dirsi tale, non dovrà porsi come scopo quello di alimentare un desiderio di unione, che è soprattutto un desiderio d’amore più oceanico, meno costretto dai rispettivi nazionalismi?

La donna è dunque preda del veder rimossa la propria identità nazionale a tal punto da voler assumere istericamente quella di ciascun stato dell’Unione?

Ma qual è il percorso umano causa dell’impazzimento? Se al padre del bambino nell’opera non si fa posto, forse assente (ma perchè lo è?), potrebbe esserlo quel rapporto con la madre, rappresentato dalla statuetta della Madonna come metafora delle sedicenti e ideologiche, dunque innaturali e coercitive, radici cristiane dell’Occidente?

Se appare chiaro la metafora di un’identità come processo più che come status, come errare alla ricercà di un approdo mai stabile e definitivo, la Demattè sembra suggerire anche che l’immersione battesimale in questa incertezza possa essere l’unica strada da assumere. Nella pièce convivono allora due livelli narrativi, quello della donna e di un privato percorso di senso, e quello simbolico che lega tale percorso a un messaggio più generale, sul significato politico delle vite di tutti.

L’interpretazione, tuttavia, si divincola a fatica dai simbolismi insiti nella scrittura, tra la metafora europea (per sua natura, prevalentemente astratta) e quella del personaggio che, incarnandola, vorrebbe farle da misterioso eco.

Assumendo ora il personaggio della poliglotta, ora quello della narratrice, e ricordando le origini cattoliche depositate in una quasi persecutoria statuetta della Madonna, la Demattè cerca di rimanere in equilibrio tra i due livelli, lasciando che il proprio personaggio esprima con maggiore trasparenza il secondo piuttosto che il primo (per cui potrà riuscire difficile stimolare l’empatia e il compatimento del pubblico), nonostante l’abilità nel sostenere l’impianto drammaturgico, per esempio, con l’efficace scelta di compensare lo scollamento dalla realtà della protagonista con un attaccamento. Quello che nasce quando si aspetta un bambino, una creatura per la quale la donna dovrà necessariamente tornare al proprio idioma d’origine, a quella lingua capace di avvolgere e abbracciare il proprio figlio con una nenia che non dice niente, se non che è il benvenuto.

Lo spettacolo è andato in scena
Teatro Argot Studio

Via Natale del Grande 27, Roma
da martedì 23 a domenica 28 febbraio alle ore 21.00, domenica alle ore 17.30

Dominio Pubblico 2016 presenta
Mad in Europe
di e con Angela Dematté
collaborazione drammaturgica Rosanna Dematté
scene e costumi Ilaria Ariemme
disegno luci e audio Marco Grisa
regia del gruppo Mad in Europe

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