Se la pazzia fosse solo un modo di vivere?

Se quello che si ritiene “di fuori” fosse più dentro la normalità di quanto non pensiamo?

Scene di ordinaria follia. Un formicaio di uomini, neri e brulicanti, si mischia, si incontra e si scontra nella frenesia di ogni giorno: gli ingorghi del traffico indisciplinato, i bombardamenti mediatici della tv-spazzatura, i toni irascibili degli sconosciuti per la strada. Quando il caos della strada si placa, cede il posto alla follia più ordinata, silenziosa e crudele che si rintana fra le mura domestiche. Fobie, manie persecutorie, allucinazioni più o meno consapevoli affliggono individui insospettabili e dall’apparenza innocua. Quando il baco si insinua nella psiche, sfibra i nervi e corrode l’ossatura solida delle vite lavorative, delle relazioni di coppia e degli affetti più consolidati. Ma chi è davvero il folle? Non è forse colui che è costretto a una finzione per tutta la vita che gli impedisce di mostrare agli altri, e a se stesso, l’essenza piena dei suoi sentimenti, sempre filtrati da una maschera di paure e fantasmi? E alla fin fine, l’uomo chi è? Non è forse colui che è costretto a fingere per tutta la vita, obbligato a indossare una maschera sempre uguale che gli impedisce di rivelare i veri sentimenti agli altri e a sé in nome di una coerenza e di una monotonia che qualcuno ha stabilito come parametri della normalità?
Manicomicando afferma la sostanziale coincidenza fra follia e quotidianità, constatando come tutti gli uomini tentino inconsciamente di ribellarsi a quel diktat di linearità che la società impone.
Brani di Ionesco, Shakespeare e originali degli attori sono aggregati lungo un filo conduttore costituito dalle quotidiane manifestazioni di follia.
Orwell sosteneva che si legge con facilità tutto ciò che si scrive con fatica, così questo spettacolo si guarda con leggerezza perché realizzato con laboriosità. La coreografia, all’apparenza così agile e snella, è complessa e gestisce ventuno personaggi sempre sulla scena. I vari pezzi, in rapida successione e con costante scambio di attori, spuntano e svaniscono nel nugolo caotico che intermezza le scene, in una serie ininterrotta di quasi due ore.
Ottima la regia che ha tirato fuori da ciascuno, anche dagli attori in erba, una grande carica di energia, convogliandola in ruoli adatti per riversare all’esterno la passione che li anima.
Uno spettacolo divertente e leggero, nonostante il tema impegnativo, che ha sfruttato la carica comica propria della pazzia senza vene di ridicolo né di facile compassione.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro delle Muse
via Forlì, 43 – Roma
giovedì 7 giugno, ore 21.00
(durata 1 ora e 50 minuti)

Kairos Teatro presenta
Manicomicando
regia e adattamento Pietro Panzieri, Fiorella Arnò
con Chiara Agostini, Deborah Armenia, Roberto Belli, Rosi Calogero, Vittoria Campanelli, Maria Caso, Livia Corazziari., Rita Covan, Natalia D’Onofrio, Pierre Derenemesnil, Laura Doronzo, Flavia Germani, Stefania Laforgia, Andrea Marcias, Martina Marotta, Alessandra Mastromatteo, Fiorella Petrucci, Francesco Ciambra, Samantha Rossi, Georg Schufft, Gianluca Zenobi

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