La drammaturga irlandese Marina Carr è in scena al Vascello di Roma con un testo meravigliosamente acuto sui meccanismi folli e imperfetti che si innescano nel rapporto con l’amato e con se stessi.

Ci si costruisce un’esistenza “discreta”, composta da riti quotidiani e personali disaffezioni. Un puzzle funzionale, in cui riconoscersi, sentirsi appartenenti a qualcosa, rivestire un ruolo. Finché non interviene un agente esterno a svelare la vacuità di tutto questo, e la vita cambia, per sempre.

In Marble accade repentinamente e in condizioni surreali. Hart e Ben sono colleghi di lavoro e amici di lunga data. Sono sposati rispettivamente con Katherine e Anne, hanno figli e si proclamano felici. Una notte Hart e Anne, moglie di Ben, sognano lo stesso sogno, che li vede uniti in un amplesso feroce e appassionato in una stanza di marmo bianco. Sembra un’incredibile coincidenza destinata alle scherzose confidenze di una sera e poi all’oblio: invece prende a ripetersi, notte dopo notte, diventando per i due un’ossessione.

Il sogno apre una voragine drammatica nella vita vera dei quattro personaggi: ogni cosa si manifesta di colpo nella sua grigia normalità se paragonata al candore lucente di quel marmo, le emozioni e i sentimenti si rivelano assenti nella asettica realtà e fanno rimpiangere la passione cocente di quegli incontri virtuali. I piani dell’essere e della possibilità si sovrappongono allora fino a confondersi, trascinando i protagonisti alle estreme conseguenze di una scelta paradossale.

Marble è un testo intelligente, che problematizza con serietà i rapporti interpersonali e le derive borghesi alle quali talvolta approdano. Un’opera imponente, ricca di spunti filosofici e sfumature intimiste, affrontata degnamente in un allestimento che non ne sottovaluta alcun aspetto.

La scenografia è realizzata attraverso spesse pareti mobili che – come totem – campeggiano sul palco, per scorrere poi a comporre nuove geometrie a ogni cambio di scena. Gli effetti luce e le musiche acuiscono la drammaticità delle solitudini e degli incontri. La recitazione resiste alle tensioni drammaturgiche e ne restituisce i connotati fondamentali, pur risultando per brevi tratti monocorde rispetto alla varietà umorale del testo.

Uno spettacolo dalla validità indiscutibile, da vedere assolutamente se si è sensibili all’argomento dell’amore vero e dell’esistenza attraversata con visceralità.

Lo spettacolo continua:
Teatro Vascello
via G. Carini, 78 – Roma (zona Monteverde)
fino al 6 marzo
orari: dal martedì al sabato ore 21.00, domenica ore 18.00
(durata 1 ora e mezza circa senza intervallo)

Marble
di Marina Carr
traduzione Valentina Rapetti
regia Paolo Zuccari
con Paolo Giovannucci, Paolo Zuccari, Teresa Saponangelo, Antonella Attili
assistente alla regia Marco Canuto
scene Francesco Ghisu
costumi Antonella Mancuso
produzione TSI La Fabbrica dell’Attore, Officine Puricelli, Tournesol

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