Ritratti d’autore

Marco Ceccotti, classe ’85, è un autore, attore, comedian e burattinaio. Laureato al DAMS di Roma e al Centro Universitario Teatrale dello Stabile dell’Umbria, dal 2009 lavora al San Carino – Teatro Stabile di Burattini a Roma. Nel 2011 fonda assieme a Simona Oppedisano e Francesco Picciotti il collettivo teatrale e di ricerca Nano Egidio, con cui ha scritto e interpretato svariati spettacoli e sketch incluso Luisa, uno sguardo oltralpe, attualmente in scena fino al 1° dicembre al Teatro Studio Uno di Roma.

Da cosa nasce il nome Nano Egidio?
Marco Ceccotti: «È nato durante un laboratorio con Andrea Cosentino al Teatro Argot in cui ho incontrato anche Simona. Dovevamo scrivere un testo come lavoro finale e io avevo in mente una sorta di telefilm o serie teatrale con protagonisti personaggi famosi; mi serviva un evento scatenante come un omicidio e avevo un portapenne con un nano. Per questo motivo ho scelto come protagonista un nano. L’abbiamo poi chiamato Egidio in onore dell’Egidio citato in uno spettacolo di Antonio Rezza».

Qual è stato a grandi linee il vostro percorso dal 2011 a oggi?
MC: «È partito tutto da questo laboratorio dove c’eravamo io e Simona, poi si è aggiunto anche Francesco che è il mio collega burattinaio. Abbiamo fatto una trilogia con protagonista un nano da giardino – la Trilogia di un nano che voleva diventare grande – poi abbiamo messo in scena vari sketch in giro per Roma e per l’Italia in vari locali. Siamo finiti sull’Almanacco Lazio Creativo, abbiamo vinto un po’ di premi, abbiamo fatto gavetta nei teatri off con qualche capatina nei teatri on e nei festival, abbiamo realizzato adesso questa webnovela e andiamo avanti cercando di fare ricerca comica».

Quale rapporto avete con altri esponenti della scena underground e indipendente romana e, in particolare, con Daniele Timpano?
MC: «Con Daniele Timpano ci incrociamo spesso, abbiamo fatto varie performance per lui. Una si è svolta prima di una rappresentazione del suo Ecce Robot in occasione del quarantesimo anniversario della prima messa in onda di Mazinga, con Carrozzerie Not si voleva ricreare un’atmosfera da pomeriggio trascorso davanti alla TV in attesa di Goldrake, e allora abbiamo fatto una performance con il gioco da tavola Indovina Chi. Siamo stati poi citati anche in un articolo di Christian Raimo nella stessa frase di Daniele Timpano come esponenti della comicità romana, facciamo un teatro molto diverso ma abbiamo in comune questo amore per il pop e per il basso, questo mischione fra cultura alta e bassa. Poi in generale con gli esponenti del teatro underground – Timpano non è più underground – ci troviamo bene, abbiamo creato il collettivo Sgombro, ci esibiamo al Cinema Palazzo una volta al mese in una sorta di cabaret, non ci facciamo una guerra anzi ci uniamo e ci diamo consigli come sgombri in questo mare che è l’underground romano».

L’uso dei pupazzi da cosa deriva e cosa vuole simboleggiare, posto che voglia simboleggiare qualcosa?
MC: «L’uso dei pupazzi nasce da una mia passione per i pupazzi ed è un modo pratico per avere più attori in scena pagandoli di meno, poi ovviamente come nel teatro di figura i pupazzi danno molti input per scene comiche, possono fare cose che gli attori non possono fare e possono creare situazioni umoristiche e comiche che gli attori non possono creare, innanzitutto per le loro espressioni, li facciamo diventare attori perché tanto loro non hanno empasse».

Come vi relazionate con la satira e il politicamente scorretto? Sono ancora mezzi efficaci per esprimere una comicità adatta ai nostri giorni?
MC: «Noi non abbiamo fatto satira politica propriamente detta, perché diventa purtroppo vecchia subito, pensando noi a spettacoli che debbano girare per anni cerchiamo di usare una comicità universale sempre attuale. Mettiamo qualche riferimento politico ma più generale, cerchiamo di trovare un universale nella satira politica, più che prendercela con un politico in particolare ci prendiamo gioco della politica in generale, la rendiamo personaggio esasperandone alcune sue caratteristiche. Sul politicamente scorretto ci stiamo interrogando su come utilizzarlo e perché, c’è troppo politicamente scorretto senza un motivo, anche noi di solito facciamo battute politicamente scorrette anche abbastanza gratuite, ma adesso cerchiamo di fare una ricerca sul politicamente scorretto. Pensando alla possibilità di offendere qualcuno certe volte mi limito, ogni volta che scrivo qualcosa che possa far offendere qualcuno mi interrogo molto, se non è veramente offensivo, se è veramente divertente. Questo sarà il prossimo step della nostra ricerca, quando utilizzare il politicamente scorretto e come».

Luisa, uno sguardo oltralpe era nell’aria già nel 2016, con varie versioni messe in scena da allora fino ad oggi. Qual è stato il percorso che vi ha portati fino alla versione – definitiva? – di Luisa in scena al Teatro Studio Uno?
MC: «La versione messa in scena al Teatro Studio Uno è più o meno definitiva. Luisa era nata per le serate comiche, quelle in cui dovevamo fare solamente cinque minuti, per avere una base su cui scrivere uno sketch comico. Mi sono immaginato questa storia come se fosse una telenovela, è diventato il metodo con cui provavamo gli sketch, e da lì è nato materiale finito in parte anche in altri spettacoli; quello che non è finito in altri spettacoli ha preso forma in quella teatronovela che è diventata anche webnovela sulla nostra pagina Facebook. Siccome il Teatro Studio Uno ci ha chiesto i fare lo spettacolo insieme lo abbiamo assemblato in uno spettacolo intero che adesso è entrato nel nostro repertorio».

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