Il logorio inesorabile della mente umana a confronto con l’immutabilità dell’intelligenza artificiale

Un senso di profonda inquietudine rimane nello spettatore alla chiusura del sipario su Marjorie Prime, pièce suggestiva e delicata, scritta dal finalista al Premio Pulitzer nel 2015 Jordan Harrison, in scena al Teatro Franco Parenti per la regia di Raphael Tobia Vogel.

Sul palco, a fissare il pubblico nelle battute finali, tre ologrammi sorridenti con le fattezze di tre membri dello stesso nucleo familiare: padre, madre e figlia. Ed è proprio la vita di una famiglia normale il perno su cui è costruita l’opera, che indaga le relazioni tra i diversi componenti partendo dalle interferenze che l’intelligenza artificiale può provocare in esse.

Mirabilmente interpretata da Ivana Monti, Marjorie è una madre affetta dal morbo di Alzheimer che vive gli ultimi anni della sua vita nel passato, in grado di tenerla al sicuro dal dolore più grande che possa colpire un genitore.

Un passato lacunoso e ricordato a sprazzi, grazie al supporto artificiale di un Prime, un ologramma ideato appositamente per lei con le sembianze di suo marito da giovane. Così il Prime, da mero “elettrodomestico”, diventa una presenza di famiglia, al contempo una persona – nella doppia accezione di maschera e di essere umano – cara e un’estensione della stessa protagonista. Come un foglio bianco, l’ologramma – ben interpretato da Francesco Sferrazza Papa – viene riempito di ricordi da Marjorie stessa e da suo genero, a cui dà vita un ottimo Pietro Micci, sicuro che possa essere un valido aiuto per la donna affinché non perda completamente la sua memoria e i suoi affetti. Piuttosto scettica sulla validità di questo supporto, Tess, la figlia di Marjorie (una brava Elena Lietti), è invece a disagio a guardare l’inquietante simulacro di suo padre-ragazzo interagire con sua madre, ormai ottantenne, con la quale lei ha sempre avuto un rapporto fatto di alti e bassi. Sullo sfondo, il difficile rapporto di Tess con i suoi figli e quello con suo marito, fatto di profondo amore ma, allo stesso tempo, di grandi distanze: anche in un ipotetico futuro prossimo dagli aloni fantascientifici, non riusciamo a immaginare dinamiche genitori-figli e marito-moglie diverse da quelle attuali.

Tra ellissi temporali dai chiari rimandi cinematografici, la vita e la morte dei personaggi umani si intrecciano all’esistenza di altri Prime, creati di volta in volta per sostenere chi resta, in un cerchio che non si chiude mai, ma che può potenzialmente perdurare in eterno, basta solo che le batterie dei dispositivi che alimentano gli ologrammi siano cariche. Queste creature artificiali, poetiche e mostruose allo stesso tempo, non sono altro che lo specchio in cui un’umanità stanca rimira se stessa, colmando i vuoti, i sensi di colpa e le proprie mancanze con illusioni e ricordi inventati, capaci di rendere sopportabile l’ineluttabile declino, che segna – forse? – l’inizio di una nuova specie, costruita e non nata, sintetica e programmata per essere felice e ottimista.

Scandita dall’Inverno di Vivaldi, bellissimo e tremendo, l’opera si colloca a metà strada tra una puntata di Black Mirror e AI – Intelligenza Artificiale di Steven Spielberg e viaggia con equilibrio su due binari paralleli: il primo, “esterno”, traccia le linee-guida di un possibile futuro, con la sempre maggiore ingerenza della tecnologia nella nostra vita quotidiana; il secondo, “interiore”, delinea i rapporti intimi tra persone alle prese con i problemi e i drammi che, prima o poi, sono destinati a toccare ogni famiglia.

L’indiscusso talento di Ivana Monti, che fu allieva di Giorgio Strehler, rende in modo realistico le mille sfaccettature di una donna che alterna momenti pieni di vita a fasi di tracollo fisico e mentale, in un’altalena di emozioni che riescono a “uscire” dal personaggio e raggiungere il pubblico, che resta ad applaudire l’attrice e il resto del cast per lunghi minuti prima che cali il sipario.

Lo spettacolo continua:
Teatro Fran​co Parenti

Via Pier Lombardo, 14 – Milano
fino a domenica 17 novembre
Orari:
giovedì 14 novembre h 20:00
venerdì 15 novembre h 20:30
sabato 16 novembre h 21:00
domenica 17 novembre h 15:45

MARJORIE PRIME
di Jordan Harrison
traduzione Matteo Colombo
regia Raphael Tobia Vogel
con Ivana Monti, Elena Lietti, Pietro Micci, Francesco Sferrazza Papa
scene Marco Cristini
luci Paolo Casati
costumi Sasha Nikolaeva
video Cristina Crippa
assistente alla regia Beatrice Cazzaro
assistente scenografa Katarina Stancic
direttore di scena Mattia Fontana
elettricista Paolo Casati
fonico Davide Marletta
sarta Caterina Airoldi
scene costruite presso il laboratorio del Teatro Franco Parenti
costumi realizzati presso la sartoria del Teatro Franco Parenti diretta da Simona Dondoni
produzione Teatro Franco Parenti

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